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Perché sto facendo Slow News – Gabriele Ferraresi

Slow news Il dramma giocoso è un genere operistico del XVIII secolo. Vi si cimentarono i più grandi autori e compositori dell’epoca e non, per dirne due: Goldoni e Rossini. È un genere che pare quasi una contraddizione: come fa un dramma a essere giocoso? Come può un dramma farci giocare, sorridere, ridere, o addirittura sbellicare dalle risate? Può eccome, lo fa da secoli. E abbiate la fiducia di credermi, vi giuro che per me l’informazione, offline, online, cartacea, digitale o quella che volete, ma oggi come oggi, nel 2015, è esattamente in questa posizione: è un dramma giocoso. È un dramma: quel che si è fatto per decenni è in crisi, quel che si fa ora chissà se funziona, magari non sarà più nel futuro, cambierà. Ma se l’intreccio è a volte sentimentale – “Ah! La fine della carta!” – o patetico – “Salviamo questo! O quello!” – io credo proprio che il lieto fine, pur se vi par di no, sia assicurato. Ne sono convinto. Il lieto fine è la trasformazione per chi sa intuire il lieto fine. Se ci pensate questo pensiero è valso in ogni epoca della storia dell’uomo. Per chi non ha più la testa per intuire, cari miei, ci vorrebbe proprio un’altra testa! Ma non ne vedo molte in giro. O forse basterebbe la voglia: ma quella, come la nota erba, non cresce neanche nel giardino del re. Slow News è un posto dove di sicuro c’è la voglia, e dove non so, per carità! se ci siano delle teste. Forse sì.

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