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Slow News e quella strana “policy” per gli eventi

Categorie: Filosofia Slow News

Slow News policy eventi

Ieri Slow News ha ricevuto un bel benvenuti da 1news2cents, laboratorio online di Marco Dal Pozzo, che ci ha scoperti su DataMediaHub.

Marco cita il saggio di Peter Laufer, dal titolo Slow news. Manifesto per un consumo critico dell’informazione e poi scrive:

Accolgo, quindi, con grosso favore e tanto interesse l’iniziativa (via) di Slow News, “un posto in cui – dice Alberto Puliafito, uno dei promotori dell’iniziativa – si rallenta. Magari ci si ferma pure.”

In calce al suo post, aggiunge una postilla:

P.S. confesso di trovare troppo restrittiva, nel senso che non ne comprendo l’impostazione, la policy degli eventi per i quali i giornalisti Slow si mettono a disposizione.

La policy sarebbe questa, per capirci:

Le regole degli “eventi” Slow News

– gli “eventi” Slow News durano il giusto (non si sbrodola, nemmeno nelle domande e risposte finali, ma ci si prende il tempo che serve)
– non c’è la wifi
– sono vietati smartphone, pc, tablet (patto di fiducia o in alternativa consegna all’ingresso).
– nessuna connessione in mobilità
– non si usano i social network durante l’evento (anche i “relatori” si impegnano rigorosamente a non twittare durante l’evento. Se non si resiste alla necessità di appuntarsi le proprie irresistibili osservazioni in 140 caratteri, verranno consegnate carta e penna)
– no live streaming, si registra l’evento e poi lo si mette online
– tutto sarà aperto per commenti, considerazioni, osservazioni, socializzazioni, ma dopo l’evento. Durante, garantiamo la nostra totale attenzione e chiediamo la medesima accortezza

Ne abbiamo parlato brevemente su Twitter

e poi abbiamo convenuto che Twitter non fosse esattamente un mezzo “Slow”.

Da cosa nasce, una policy tanto restrittiva? Da due considerazioni.

Primo: una delle naturali evoluzioni del consumo slow di informazione, secondo noi, è anche l’incontro dal vivo e l’offline L’esperienza diretta di giornalisti, la testimonianza, l’approfondimento. Ecco perché ci diciamo disponibili a “eventi” (in biblioteca, a scuola, in casa, dove vi pare), con una formula che andremo brevemente e velocemente a definire.

Secondo: quando si partecipa a convegni, workshop, panel – chiamateli come vi pare – da un po’ di tempo a questa parte il flusso infinito dell’informazione prevale. E così il liveblogging diventa livetwitting, twittano anche i relatori, si sbrodola, si perde il senso dell’incontro (succede un po’ come nelle riunioni aziendali che durano ore, in cui ad un certo punto ognuno comincia a farsi i fatti suoi su smartphone, pc e social network) e si concretizza una formula di incontro dal vivo che è l’esatto opposto di quel che propone la nostra filosofia. Ecco perché offriamo e chiediamo un approccio radicalmente diverso. Gli eventi Slow News dureranno il giusto e richiederanno massima attenzione da parte dei relatori e da parte del “pubblico”, un rapporto umano che prescinde dalla necessità di commentare tutto e subito “mentre” sta succedendo e che invece richiede vicinanza, condivisione dal vivo, concentrazione, ascolto reciproco. La filosofia è più o meno la stessa dei Wu Ming, per dire, quando scrivono un nuovo pezzo sul Giap e poi in calce precisano

N.d.R. I commenti a questo post saranno attivati dopo il ** data ** per consentire una lettura ragionata e – nel caso – interventi meditati (ma soprattutto, pertinenti).

Non si tratta, ovviamente, di essere “contro” l’online. Anzi. Si tratta di immaginare un modo “altro” di concepire sia il lavoro del giornalista come “canale” fra una storia e il pubblico, sia il ruolo del pubblico. Attivo non perché commenta su un social network mentre sta partecipando a un incontro, ma perché partecipa all’incontro stesso. E se mai lo commenta dopo, arricchendo il dibattito.

Il “live” rischia di far perdere la bussola e di disperdere il contenuto in un flusso senza fine.

È chiaro che le nostre “regole” siano anche una provocazione. Ma una provocazione mirata, non fine a se stessa. Una provocazione, credo, crediamo, perfettamente coerente con il nostro modo di provare a stare online.

[La foto è di Giulia Dini]

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