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Che cosa è una notizia (e che cosa non lo è)

Categorie: Filosofia Slow News

Domenica pomeriggio, nel corso della lunga, interminabile diretta di SkyTG24 sugli attentati di Parigi, uno degli inviati di Sky ha intervistato un testimone italiano degli avvenimenti che raccontava di aver visto un ragazzino di circa dieci anni che veniva portato via agonizzante su un’ambulanza.

Non sapeva se era ancora vivo, ma con gli occhi lucidi dalla commozione raccontava di essere un reporter e che il suo istinto di giornalista gli aveva detto di filmarlo mentre lo portavano via. Negli stessi istanti, sullo schermo apparivano le sue riprese, pixellate per via della poca luce della notte e mosse, per via della concitazione del momento.

Questo è solo un esempio — forse il più squallido — di ciò a cui abbiamo assistito nelle ultime 48 ore, durante le quali i telegiornali italiani hanno trasmesso qualunque cosa c’entrasse con i drammatici attentati di Parigi.

Video e foto della gente in fuga dal Bataclan, della gente appesa alle finestre, del momento in cui il concerto è stato interrotto dagli spari dei terroristi, dei cadaveri, dei lamenti dei feriti nel buio del locale. Le hanno trasmesse di fretta, senza filtro, alcune volte senza averle neppure visionate e controllate prima, contenuti rimandati in continuazione, a volte addirittura in loop.

Dopo un bombardamento mediatico così imponente, da giornalista, mi viene naturale pormi delle domande. Quel video del bambino agonizzante era una notizia? E quelle foto? E i video dal Bataclan? Erano notizie? Era giornalismo? Io credo di no.

La domanda su cosa sia e cosa non sia una notizia è una delle più complicate del giornalismo. L’unico modo di rispondere è partire dalla domanda che la precede, ovvero: che cos’è il giornalismo? A cosa serve?

Io credo che il giornalismo serva a fare aumentare il nostro livello di realtà. Ovvero, a darci degli strumenti e delle informazioni per comprendere meglio le cose che ci circondano.

Sulla base di una definizione del genere, le notizie — che sono le unità minime di cui si compone il giornalismo — sono gli elementi singoli su cui si basa il tentativo di comprendere la realtà che ci circonda e, quindi, per proprietà transitiva — in questo caso la proprietà del tutto è anche una proprietà delle sue parti — le notizie sono notizie se aggiungono qualche cosa nel nostro percorso di informazione, ovvero di comprensione del mondo.

Se una foto, un video, una dichiarazione non aggiunge nulla al nostro processo informativo, quell’elemento non è una notizia e l’utilizzarlo non è fare informazione, è fare sensazione, il che è però non è per niente la stessa cosa del fare giornalismo.

P.S.: dove non arriva la deontologia, forse può arrivarci la polizia francese:

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