Articolo

Altre previsioni sul futuro dei media

Categorie: Giornalismo, Wolf

Che per noi il 2016 (così come quelli a venire) sarà l’anno dei lettori l’abbiamo già detto. Ci crediamo sul serio, se no non saremmo qui a parlarne e a fare progetti.

Ma è chiaro che non si possa fermarsi a questo, perché bisogna anche capire lo scenario: cosa sta succedendo realmente, dove andranno i grandi gruppi, che cosa ci aspetta nel mainstream.

Purtroppo, raramente trovo analisi in Italia che mi convincono: non è esterofilia, è una drammatica constatazione (anzi: se capitate da queste parti e avete letto pezzi in italiano che possono modificare questa mia idea, passate pure il link nei commenti, ve ne sarò grato!).

Anche perché in Italia non si investe in ricerca e sviluppo (e se si hanno 10 milioni di euro, si fa Gazzetta Tv). Altrove, invece, fanno ricerca. Per esempio, mi sono imbattuto – grazie a una condivisione di Pier Luca – in un lavoro del BI Intelligence, Business Insider con alcune previsioni per il 2016, basate su dati relativi al mercato statunitense.

Chiaramente per approfondire potete scaricarvi tutto il pdf, come ho fatto io. Qui di seguito un po’ di considerazioni sulle sette previsioni del reparto di ricerca di Business Insider (che si basano su dati concreti relativi al mercato americano), comodamente offerto in 108 schede in pdf, facilmente fruibili e comprensibili.

– I digitali erediteranno la terra
– Abbonamenti per vincere
– Gli annunci pubblicitari (nativi) digitali continueranno a prosperare
– La crisi esistenziale per gli AdBlocker si risolverà da sola – ma attenzione a quel che si desidera
– La nuova grande piattaforma sarà…
– I canali televisivi soffriranno presto del medesimo male dei giornali
– Potere e ricchezza saranno più concentrati che mai

Scorrendo velocemente i sette titoli si può già facilmente immaginare la maggior parte del contenuto delle schede.

Millennials e Generazione Z sono le due generazioni che nei prossimi anni determineranno l’evoluzione della fruizione dei contenuti online. Conoscere le loro abitudini sarà sempre più importante per capire cosa fare.

Abbonamenti über alles: far pagare per contenuti alti, rivolti a una nicchia di pubblico più o meno ampia non è una chimera. Anzi. Il fatto è che non esiste un solo modello sul digitale: si possono proporre sia i contenuti gratuiti con pubblicità sia quelli a pagamento senza annunci pubblicitari. Fatalmente, chi riuscirà a contare su un pubblico affezionato di lettori disposti a pagare perché riconoscono valore in quel che leggono, potrà porre le basi per un progetto di medio termine e guardare al futuro senza timore (laddove non ci siano rendite di posizione da difendere, sarà proprio necessaro farlo). Aggiunto: questo sarà anche uno dei volani principali dei progetti piccoli ma ambiziosi. Proprio come Wolf.

Ops

La pubblicità “nativa” online, comunque, continuerà a prosperare ancora. Il che significa fare pubblicità contestuali e integrate nel contenuto, non fare marchette inguardabili e indecenti o ingannare il lettore fingendo di fare informazione mentre si fa pubblicità.

Il numero degli utenti di servizi come AdBlock sta aumentando vertiginosamente. Se, per assurdo, tutti gli annunci fossero bloccati, la maggior parte dei contenuti gratuiti non sarebbe più disponibile. Quindi ci sarà una selezione naturale: gli utenti tenderanno – consapevolmente o meno – a riattivare gli annunci laddove troveranno qualità. Quindi, bisognerà tornare a puntare sulla qualità. Ma sul serio, non come se anche qualità fosse una buzzword.

Le applicazioni di messaggistica istantanea sono la “nuova” grande piattaforma. Infatti, Facebook ne possiede due. Gli smartglasses non hanno esattamente sfondato, e nemmeno gli smartwatch (e comunque, chi si mette a leggere o vedere un video su uno schermo piccolo come quello di un orologio?). La realtà virtuale, dopo essere stata una buzzword negli anni ’90 (ve la ricordate la rivista Virtual?), lo è ri-diventata. Ma siamo ancora lontani dal suo uso di massa (ammesso che succeda mai). Ma anche le mail non scherzano. All’interno di questa analisi è contenuto anche un concetto ancora difficile da far morire: il mobile first non ha a che fare con lo strumento, ma con la possibilità di essere in connessione in mobilità, anche se è verissimo che gli smartphone hanno conosciuto una diffusione straordinaria. Per esempio: io sto scrivendo questo post in treno, con il mac connesso in tethering con il mio iphone. Sono in mobilità.

Mail e app

Per capirci, il numero di utenti attivi di app di messaggistica è già superiore al numero di utenti attivi dei social. Per carità: questo non significa che il giornalismo si debba spostare sulle app di messaggistica. Lo scrivo perché in Italia, ogni volta che arriva un dato, si sentono amenità del genere. Questo significa semplicemente che, se un modello di business lo consente, si deve tener presente che queste applicazioni offrono notevoli possibilità se non altro per numero di utenti raggiunti.

Quanto alla televisione, che resta ancora uno straordinario collettore di pubblico, è fin troppo facile immaginare che i servizi generalisti cominceranno (continueranno?) a soffrire. Ma siccome i soldi in tv girano ancora, la tv soffrirà con stile. I servizi a pagamento, be’, quelli vanno bene, se offrono qualità. Ci sono troppi canali, troppi programmi televisivi mediocri. Ma il discorso è sempre lo stesso: la tv non morirà e tutti coloro che pensano che i vecchi media moriranno, semplicemente, vendono fuffa.

I vecchi media non moriranno, troveranno le loro nicchie di riferimento (sì, vale anche per la carta).

Forse è l’osservazione più importante di tutto lo studio.

Infine, c’è la questione della concentrazione: è una previsione di molti il fatto che, online, si andrà verso una progressiva e sempre più ristretta concentrazione del potere e della ricchezza nelle mani di poche big company. Probabilmente andrà proprio così, ma allo stesso tempo fioriranno molti proegetti piccoli, per nicchie specifiche. Le grandi concentrazioni si rivolgono, per forza di cose, alle masse. La nicchia ha bisogno d’altro.

Ci sono, chiaramente, le mie considerazioni, in questo sunto. Ragion per cui vi invito a leggervi integralmente il rapporto e poi, se volete, a parlarne insieme.

Continua a leggere

C'è un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi seguiti da un asterisco sono obbligatori.

Puoi usare questi tag e attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>