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Natale a Rozzano: abbiamo un problema

Categorie: Giornalismo

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Non sono ancora sicuro che il titolo di questo post sia corretto. Forse, sempre parafrasando un claim di tanti anni fa, detto da qualcun altro (in questo caso a rubare non si sbaglia), sarebbe stato meglio qualcosa tipo “Una telefonata allunga la vita”.

È stato un pessimo weekend per il giornalismo nostrano. La vicenda di Rozzano, la presunta (fasulla) “cancellazione del Natale imposta dal preside” dell’Istituto comprensivo Garofani, ha tenuto banco e tiene ancora banco su giornali e social network. Valigia Blu, con questo post, riassume e fa chiarezza in questo magma di pessima informazione e reazioni sconclusionate. Addirittura lunedì 30 novembre un ex ministro dell’Istruzione si è presentata davanti l’istituto cantando “Tu scendi dalle stelle” assieme ad un leader politico con un presepe in mano (e la Madonna era bionda, tra l’altro).

preside rozzano

Il caso ha fatto il giro dei quotidiani ed ha persino sconfinato: la BBC (in lingua spagnola), The Independent, The Telegraph, tutti pronti a scriverne riportando il claim mediatico attorno alla notizia. Che però non c’è.

Persino The Guardian ci è cascato. Cosa che personalmente mi ha fatto drizzare quei pochi peli che mi sono rimasti in testa. Però, c’è un però. Il pezzo del Guardian a ben vedere non è un pezzo del Guardian: è un pezzo dell’Agence France Presse (AFP), agenzia stampa internazionale con la quale il quotidiano inglese ha un accordo per fornitura di servizi editoriali.

Ieri pomeriggio noi di Slow News abbiamo mandato due email: una al Guardian e una all’AFP. Ai primi (che non ci hanno ancora risposto) abbiamo segnalato che la notizia era in realtà una non-notizia perché il preside rozzanese non aveva cancellato concerti o recite di Natale e abbiamo posto sei domande:
1. Chi pubblica le notizie che arrivano dalle agenzie stampa (un editor? Un curatore di contenuti? Un redattore?)
2. Come funziona la loro “catena” delle external news?
3. C’è un processo per verificare questo tipo di news?
4. Se non c’è alcun processo di verifica, ci si basa unicamente sulla fiducia per AFP?
5. In questo caso specifico, cosa è andato storto?
6. Pubblicherete una rettifica?

Tuttavia era d’obbligo anche chiedere agli autori dell’articolo, risalendo la “catena editoriale” fino alla fonte. Per questo abbiamo inviato una mail anche all’Agence France Presse. Anzi, due. La prima l’abbiamo inviata alla redazione centrale di Parigi. La seconda a quella romana di piazza Santi Apostoli, ponendo anche a loro sei domande:
1. Al Guardian, chi pubblica le notizie che arrivano dalle agenzie stampa (un editor? Un curatore di contenuti? Un redattore?)
2. L’AFP dove ha appreso questa notizia?
3. L’avete verificata?
4. Se non lo avete fatto, perché?
5. In questo caso specifico, cosa è andato storto?
6. Pubblicherete una rettifica?

Dopo circa un’ora ci ha risposto Fanny Carrier della redazione romana spiegandoci che “non c’è niente di sbagliato nella notizia”:

Risposta_AFP

Insomma, non potevano verificare perché la notizia è montata in pieno weekend: loro stessi l’hanno appresa il 28 novembre (sabato) quando la scuola era chiusa e ne hanno scritto solo il giorno successivo (domenica). In realtà la parte più interessante di questo processo editoriale si trova proprio nelle ultime righe, quando Fanny Carrier spiega che l’AFP ne ha scritto in seguito alla reazione di Matteo Renzi sul tema. Una reazione che suonava così:

“Il Natale è molto più importante di un preside in cerca di provocazioni. Se pensava di favorire integrazione e convivenza in questo modo, mi pare abbia sbagliato di grosso […] confronto e dialogo non vuol dire affogare le identità in un politicamente corretto indistinto e scipito. L’Italia intera, laici e cristiani, non rinuncerà mai al Natale. Con buona pace del preside di Rozzano”.

Se l’AFP non ha “potuto” verificare, questo non sta a noi giudicarlo ma a voi lettori, c’è da dire che il Presidente del Consiglio ci ha messo (molto) del suo: se non fosse intervenuto o se avesse verificato lui stesso la notizia (e prima di una dichiarazione così netta sarebbe stato il caso chiedere delucidazioni) di certo il clamore sarebbe stato minore.

Il clamore. Non è roba da poco “il clamore”. Il clamore è la rossiniana calunnia: quando il maestro di musica Don Basilio suggerisce a Don Bartolo di calunniare il Conte di Almaviva in Siviglia perchè innamorato della sua protetta Rosina, l’opera da una lezione di vera civiltà:

“E il meschino calunniato,
avvilito, calpestato,
sotto il pubblico flagello
per gran sorte ha crepar.”

Come un leone da tastiera qualunque Renzi è scivolato su quella telefonata che, ad esser fatta, avrebbe allungato certamente (e giustamente) la vita professionale del preside rozzanese. Gli effetti positivi sarebbero stati tanti, su tutti quello di evitare uno sciacallaggio (mediatico e politico) che non fa bene sopratutto a due attori sulla scena: i lettori e il giornalismo.

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Ci sono 6 commenti

  1. Guarda che quello che ha sbagliato sei tu. Il preside non ha fatto niente a scuola (vero) ma ha rilasciato una intervista al Corriere. Dove diceva le cose incriminate. Le sue smentite non hanno mai riguardato l’intervista. Impara a verificare TU le fonti.

  2. Ma che razza di articolo è?! tutto centrato sul botta e risposta con le agenzie di stampa (che non hanno smentito nulla!):e allora? Come sarebbero andate le cose secondo te? Mi sembra che sia piuttosto la tua presunta smentita ad essere una non-smentita!!

  3. Ma alla fine, la cosa è vera o falsa? O siete voi che la volete buttare in…bufala, proprio per calunniare chi non vi è simpatico?

  4. “penna bianca penna nera”- intanto ci si paga lo stipendio con una notizia in nome di una libertá di informazione destinata alla sola raccolta pubblicitaria ed indirizzata a qualche restante gruppo di “porci con le ali”; al confine fra pubblicitá e propaganda!!! Dal punto di vista culturale qui sulla scena c’ė solo una ipocrisia VERGOGNOSA…. Non c’è giornalismo né lettori ma solo M S

  5. Bravi intelligentoni, voi che avete commentato prima di me, prima di verificare e, soprattutto, prima di pensare.
    Adesso lo sapete: due mamme avevano proposto di insegnare canti di Natale ai bimbi, a mensa. È stato detto loro di no. E questo è normalissimo, perché non si può entrare a mensa se il regolamento di istituto non lo prevede.
    Fate ridere.

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