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L’economia delle soluzioni parziali

economia delle soluzioni parziali

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La chiameremo economia delle soluzioni parziali.

Apparentemente potrebbe sembrare una banalità. Ma se penso alle mie esperienze nel mondo dell’editoria e dei contenuti digitali, mi ricordo raramente qualcuno che proponesse davvero soluzioni parziali.

Di solito si dice: puntiamo sui video. Puntiamo sul traffico Seo. Puntiamo sui social. Come se una sola delle strategie potesse essere sufficiente. Non lo è, e la storia del mestiere giornalistico e dell’editoria è lì a dimostrarlo.

Se penso alle obiezioni che ricevo nei miei corsi sul giornalismo imprenditoriale, molti mi chiedono cose tipo: «Ma tutti dicono che Facebook è il più importante veicolo di traffico, perché tu dici di uscirne?» Ovviamente, io non invito mai a non utilizzare Facebook, ma invito a costruirsi anche il proprio campo da gioco.

Ora. A me interessa poco limitarmi all’analisi dei modelli del FANG (Facebook, Amazon, Netflix e Google, acronimo meraviglioso): dominano. Lo sappiamo. Bisogna capirli, cavalcarli laddove possibile, fare altro laddove possibile. Mi interessa molto di più, invece, capire se possano esistere soluzioni più ad ampio raggio, che possano interessare piccoli e grandi (ma meno grandi di quei quattro).

L’economia delle soluzioni parziali si basa su un assunto: non esiste una soluzione valida per tutti, esistono tante soluzioni parziali, valide per alcuni.

Il presupposto è semplice (semplice è diverso da banale). Più difficile è farlo capire a chi si trova in posizioni decisionali.

L’economia delle soluzioni parziali richiede una serie di presupposti:

– il tempismo del “piano B”: finché le cose si reggono (i.e.: hai un lavoro, l’impresa editoriale regge, le cose vanno bene), progettare il futuro;
prevenzione: meglio operare per non dover gestire emergenze, oppure per definire esattamente quel che c’è da fare in caso di emergenza;
investimenti contenuti e mirati su ricerca e sviluppo. Qualsiasi insieme di soluzioni parziali adottate oggi può non valere domani;
correttivi in corsa. Non aggiustare ciò che è rotto, ma effettuare operazioni di correzione man mano che si procede e, possibilmente, quando ci si accorge che si sta per raggiungere un plateau (che potrebbe semplicemente essere fisiologico e preludere a cali o incrementi, ma andrebbe trattato sempre come un momento di stasi da non sottovalutare), non quando inizia il calo;
investimenti contenuti su nuove idee. Inutile buttare milioni di euro o centinaia di ore lavoro, meglio mettere dei paletti anche agli investimenti economici e di tempo;
rendersi sostenibili. Dove sostenibilità non significa per forza grandi ricavi in poco tempo. Significa ottenere ricavi commisurati all’investimento in termini economici e di lavoro;
comprendere le tempistiche: capire che per ottenere risultati ci vuole tempo;
caso peggiore: quando si fa un business plan, pensare sempre al caso peggiore (non solo in termini economici);
la sfida è locale e di nicchia. Il generalista può rimanere in mano soltanto a pochi e rischia di deperire lentamente per asfissia;
differenziarsi. Mantenere la propria identità. Confermarla, esaltarla.
usare ciò che serve. Se mi occupo di chiavi a brugola, probabilmente non avrò bisogno di un live su Twitter.

Infine, la cosa più importante:

implementazione di strategie diverse: per restare nel campo dell’editoria online, seo, social, traffico, membership, subscription, newsletter, eventi dal vivo, video, corsi, consulenze, contenuti premium, metered paywall, podcast, ebook, integrazione con il cartaceo, app, messaggistica istantanea e via dicendo sono tutte soluzioni parziali possibili e adeguate per alcuni.
Ciascuna di queste soluzioni, contiene al suo interno altre micro-soluzioni (ad esempio, nel campo social: quali usare? Tutti? Alcuni? Con che strategia?) che vanno considerate e pianificate secondo la medesima logica dei temi generali. Si prende, insomma, il calderone delle cose di cui parlano tutti. Lo si analizza secondo la propria idea o la propria realtà. Lo si rende sistematico. Poi si valutano in maniera concreta i ritorni sugli investimenti.

Di solito, la soluzione più rapida che si adotta, invece è:

– puntare tutto su una sola cosa (o un paio), di solito quella su cui puntano tutti;
– tagliare per ridurre i costi.

Capisco che ci siano situazioni in cui queste due operazioni siano imprescindibili, perché si è arrivati al punto in cui lo sono diventate. Mi sembra, però, che lo diventino se non si è applicata l’economia delle soluzioni parziali. Che è un tentativo di medio-lungo periodo.

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