facebook_pixel

Modelli di giornalismo – Tre direttori a confronto (*)

modelli giornalismo online(*) L’analisi che segue prescinde completamente da qualsiasi considerazione relativa a idee politiche o linea editoriale e si concentra esclusivamente sulle notizie o sulle dichiarazioni che riguardano i tre direttori di la Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa,con particolare interesse per i modelli online proposti.

[fruitful_sep]

Mario Calabresi, la Repubblica.
Calabresi si è insediato il 15 gennaio 2016, il giorno dopo le celebrazioni del quarantennale di Repubblica. Il passaggio di consegne fra Ezio Mauro e il nuovo direttore (che lascia la stampa) è ripreso in un video, nel quale Calabresi propone la propria dichiarazione di intenti.

Una delle prime differenze “fenomeniche” l’avranno notata tutti i lettori in edicola. Almeno, quelli abituati alle “piccole differenze” stile La Settimana Enigmistica. Non c’è più il nome del direttore sotto alla testata.

Ecco qui: primo numero, prima novità strutturale di Repubblica sotto la direzione di Mario Calabresi (prima in tutti i sensi, e – no – la differenza non è nella pubblicità)

Posted by Mario Tedeschini-Lalli on Sabato 16 gennaio 2016

Di cosa ha parlato Calabresi nel suo discorso di insediamento e, soprattutto, cosa possiamo desumerne in termini di modello di giornalismo? Ha parlato del tempo a disposizione del lettore e di una malattia di cui soffre il giornalismo italiano, il gigantismo. Ha ribadito che per lui non esiste differenza fra Repubblica di carta e Repubblica.it: «Esiste il giornalismo di Repubblica». Ha invitato a concentrarsi sulla “battaglia del mattino”: inutile arrivare la sera, la notte ad avere l’ultima notizia importante per la carta, meglio concentrarsi su essere reattivi al mattino.

È chiaro che Calabresi proporrà una riorganizzazione dei flussi di lavoro. Ha parlato della centralità dei lettori.

È evidente che qui, per natura, non possiamo che sposare una filosofia che veda il giornalista anche come curatore di contenuti. Ma è altrettanto evidente che pensiamo che si debba andare molto oltre.

Commentando la presentazione di Calabresi scrivevo altrove come una delle cose più interessanti da vedere fossero i piani d’ascolto degli astanti. Confermo la prima impressione, dopo aver rivisto il video, con un po’ di cattiveria e di ironia che mi perdonerete. Ci saranno senz’altro dei cambiamenti – che avremo modo di verificare nei prossimi mesi – anche dal punto di vista delle firme. Repubblica.it è il sito di informazione che fa più traffico in Italia ed è quello a cui tutti dovremmo guardare nella speranza che apra una via diversa da quella che viene battuta attualmente: una via – ci sfiniremo, a furia di dirlo – che guardi davvero al valore e non solo al volume.

Calabresi parla anche di lettore al centro. Come i suoi due colleghi. Sarà, il 2016, l’anno dei lettori? A parole lo è per tutti.

Ecco il suo primo editoriale da direttore. I commenti sono chiusi. Un peccato, no?

[fruitful_sep]

Luciano Fontana, Corriere della Sera
Il progetto del direttore e di Rcs, già anticipato dal piano 2016-2018, viene illustrato dal direttore alla redazione e proposto online da Datamediahub. Di Fontana, quindi, anche in virtù del fatto che si è insediato da tempo, possiamo già analizzare qualcosa in più di un semplice discorso programmatico o di evidenze che si possono desumere. In parte, ho già evidenziato quelli che mi sembrano punti di forza del progetto sul mio sito personale.

Nulla di particolarmente innovativo, si dirà, ma dopo tre anni e mezzo da direttore (e quasi undici in tutto) in un’importante testata online, mi sembra importante leggere, anche in Italia e anche in una testata mainstream che i pezzi vanno ottimizzati per la Seo e per il social.
Così come è importante ipotizzare staffette sul medesimo articolo su più turni di lavoro – i liveblog, che sono nati con i blog, appunto, ora vanno tanto di moda sui siti dei offrono un’ottima esperienza utente e un vero servizio al lettore: come si possono fare, se non con “staffette”?

È molto interesssante anche che si dichiari apertamente che il valore pubblicitario delle pagine viste — si può leggere, in merito, quel che scrivevo in «Che te ne fai di tutto quel traffico» — sia in costante declino e che si debba perseguire, cito testualmente, «un rapporto intenso con i nostri lettori».

Il discorso, però, serve a fare da apripista al nuovo sistema che il Corriere utilizzerà online, ovvero il metered paywall.

Cos’è il metered paywall? Un sistema che consente al lettore di leggere fino a un massimo predefinito di contenuti. Oltre quel massimo, per continuare a usufruire degli articoli online, bisogna pagare (in Italia lo usa il sito del Manifesto).

Può funzionare su un generalista? Chissà. Nel piano diffuso qualche tempo fa si leggeva anche di aperture di nuove verticalità sulle quali siamo ancora nel mondo dei punti interrogativi (è lecito immaginare che il Corriere possa fare, online, qualcosa di simile a quel che ha fatto, per esempio, il Boston Globe? O a quello che fa, da quando è stato fondato, Blogo?). Se penso alla mia esperienza di “abbonato” che paga per leggere online, difficilmente pago per leggere generalisti. Sono abbonato, per esempio, a Stratechery, o a The Best Of Journalism. Nicchie, che mi dà quel che cerco.

Soprattutto, sarà sostenibile, per il Corriere? Tutto da vedere. Dovessi scommetterci, direi di no: non penso che possa funzionare per un generalista (quindi, mi riservo di raffinare la mia scommessa una volta che avrò visto le eventuali verticalità, anche se il metered paywall dovrebbe partire ben prima). Ma, per il bene dell’editoria online, spero di sì.

Interessante anche il discorso sullo sviluppo locale: bisognerà vedere come si potrà tradurre dalla carta ai fatti.

[fruitful_sep]

Maurizio Molinari, la Stampa. Per questioni contingenti (i giornali non erano in edicola causa festività, l’1 gennaio 2016), Molinari si è trovato a insediarsi e a proporre il suo primo editoriale prima sul web che sul cartaceo. Cose che capitano nel 2016. Anche qui, mi ha colpito in positivo la questione del rendere i lettori protagonisti. Qualunque cosa significhi nelle intenzioni di chi dirige macchine così grandi, è comunque importante che venga almeno dichiarato.
Molinari si trova ad avere a che fare con un prodotto giornalistico che negli anni passati è stato indicato da molti come uno dei più propensi a sperimentare in Italia: gli instant articles di Facebook, la Digital Initiative di Google, passano da qui. Però poi, per dire, le Creative Commons adottate come novità sono un piccolo viaggio indietro nel tempo, visto che di fatto sono la licenza più restrittiva possibile e non aggiungono alcunché allo stato dell’arte: è quasi come se si fosse preso atto di uno status quo.
Nel frattempo, Anna Masera è diventata Public editor, cioè garante dei lettori. Bella apertura e parziale chiarimento di come si possa provare a dialogare coi propri lettori, appunto. Anche se, sono sincero, mi sarebbe piaciuto vederla alle prese con un confronto con i lettori sulla base di questo pezzo pubblicato su WuMing, fortemente critico proprio nei confronti di Molinari. Capisco, però, che sia una questione difficile da gestire (ne è scaturita una cosa relativa ai fatti di Colonia, quindi molto tangenziale rispetto alla questione posta sul blog Giap).

Questo pezzo è da intendersi in progressivo aggiornamento rispetto a questioni che possano essere inerenti a sviluppi relativi a questi tre quotidiani online.

2 Trackback & Pingback

  1. Google AMP, Pronti gli Instant Articles di Big G
  2. Il giornalismo nell’era di Internet – L'informazione ai tempi di internet

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*