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Big significant things

Realtà virtuale, realtà aumentata, umanità su Marte, auto che guidano da sole, assistenti personali per domotica spinta. L’evoluzione – qualunque cosa significhi – degli uomini ha sempre avuto bisogno di visionari. Ma, allo stesso tempo, ha avuto bisogno anche di grande concretezza.

La ricerca folle, ossessiva della “next big thing” non è concreta e la proiezione garrula e positivista verso il futuro è utile esattamente quanto il rimpianto nostalgico e pessimista del passato. Cioè, lasciamelo dire con parole semplici: non serve a niente.

E allora perché Facebook ci riprova, per la terza volta nella storia recente dell’umanità, con la realtà virtuale? Perché Musk vuole andare su Marte?

Su The Information – interessante osservatorio, rigorosamente a pagamento, proprio come Wolf – Sam Lessin, ex Facebook, né luddista né tecnottimista, scrive, nella sua bella rubrica “Modest Proposals”, un pezzo dal titolo Why Today’s Tech Narrative is Way Ahead of Reality [nota: il pezzo è, ovviamente, a pagamento. Ma secondo la policy di The Information, dovrei avere la possibilità di condividerlo con i miei “followers”. Quindi, questo è il link da seguire: go.theinformation.com/RTk5Ru0CAhY. Se non dovesse funzionare, è quasi certo che si possa leggere tutto dalla mia condivisione su Facebook].

Lessin ha una visione molto interessante di quella che chiama la narrativa del mondo tecnologico. La faccio breve e semplifico (mettendoci senz’altro del mio): siamo arrivati ad una specie di plateau della crescita prima dell’internet e poi del mobile e ora, anziché concentrarsi sulle cose che si possono fare sulla base di questo contesto e di lavorare, contestualmente, alla progettualità futura, per alimentare la crescita infinita (o l’illusione della medesima) le “big company” della Silicon Valley esagerano con gli obiettivi e guardano ad un futuro fantascientifico che, molto, probabilmente, si concretizzerà per vari aspetti. Ma che, al tempo stesso, se affrontato in questo modo, ci farà perdere di vista, per forza di cose, il qui e ora.

«Se vogliamo vederla cinicamente», scrive Lessin (la traduzione è del sottoscritto), il gap fra il messaggio del marketing e la realtà dei fatti sta crescendo, non si sta riducendo.

«In più, le grandi società sono diventate così grandi, così di successo e così supervalutate che il tapis roulant sta correndo tropo in fretta. E allora l’unico modo che hanno per restare in corsa è di raccontare la nuova visione, quella definitiva, sperando di riuscire a sostenere il sogno abbastanza a lungo da riuscire a raggiungerlo con i loro team e il mercato. In un mercato competitivo sia da un punto di vista ingegneristico sia da quello dell’attenzione, in un’era in cui la tecnologia è il nuovo “cool”, c’è una vera e propria corsa alle armi per raccontare la più grossa storia possibile. Ciò lascia pensare che più le compagnie spingono in là, verso i lidi della fantascienza, la loro narrativa, più dovremmo preoccuparci che il loro business attuale non sia in grado di tenere il passo con la crescita massiccia, i guadagni e le aspettative per le quali il mondo sta dando loro credito».

Insomma, the next big thing è già fra noi. Ci sono così tante cose da fare per migliorare il presente – penso alle cose più concrete, come per esempio la messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico. O degli edifici dal rischio sismico. Ma penso anche alle cose più astratte da risolvere nella pratica, come l’educazione. Scopro che è possibile che, in una scuola per l’infanzia, il rapporto sia di un educatore per 26 bambini e mi dico che è qualcosa che non può funzionare bene. E penso alla necessità di introdurre buone pratiche e l’ottimizzazione in azienda, la SEO, come questione culturale. Il digitale come elemento del reale. Il sito come fulcro di un’attività semplificata, ottimizzata, ripulita – che guardare al futuro in quel modo ossessivo è un atto di hybris, nel migliore dei casi. Oppure, nel peggiore dei casi, è proprio una narrativa deteriore che maschera la mancanza di sostenibilità a lungo termine e che nega il fatto che esistono altre crescite possibili oltre a quella (utopistica) infinita.

Alberto Puliafito

[Questo è un pezzo gratuito di Wolf. Se vuoi leggere l’archivio e ricevere le tre uscite settimanali, abbonati]

Big Significant Things

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A margine.

[1] The Information, per inciso, è un ottimo posto dove trovare opinioni che si confrontano. A differenza della maggior parte dell’ecosistema italiano si dice quel che è evidente, senza quel tono-zerbino nei confronti dell’universo hi-tech e senza quel tono luddista da “oddio mi si è ristretta la democrazia per colpa dell’algoritmo”. È un posto come quello che, in Italia, stiamo cercando di creare qui su Wolf, anche grazie al tuo aiuto. Secondo me ce n’è tanto bisogno.
[2] Il trailer incorporato qui sopra è dal film “Big Significant Things un bel road movie – originale, delicato e angosciato al tempo stesso – visto nel 2014 al Torino Film Festival.

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