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Arbitraggio

Arbitraggio che cos'èA volte, sul web, si parla di arbitraggio. Di cosa si tratta? Come spesso accade, non è stato inventato sull’internet. Anzi. Secondo la Treccani è un

«comportamento che consente di trarre profitto da situazioni di incoerenza nel sistema dei prezzi o di differenziazioni regolamentari o fiscali fra entità istituzionali o territoriali».

Secondo Wikipedia, che propone una definizione molto simile,

«è un’operazione che consiste nell’acquistare un bene o un’attività finanziaria su un mercato rivendendolo su un altro mercato, sfruttando le differenze di prezzo al fine di ottenere un profitto. L’operazione è possibile se il ricavo che si ottiene supera i costi per il trasferimento del bene trattato da un mercato all’altro. L’intera operazione deve essere senza alcun rischio per l’operatore».

Più o meno è chiaro. Ma che cos’è, allora, l’arbitraggio online?

Molto semplice. Consiste nell’acquistare traffico per portare persone su pagine web farcite di banner pubblicitari: spesso sono pagine addirittura completamente prive di contenuto reale o contenenti le famigerate fake news o comunque storie mai verificate. L’obiettivo, ovviamente, è quello di spendere meno possibile per portare le persone su quelle pagine e fare in modo che i banner rendano più di quanto si spende. L’operazione, che può avvenire, per esempio, attraverso acquisto di parole chiave su AdWords o di sponsorizzazioni su Facebook, funziona se si riesce a ottenere un delta positivo economico.

Per la stessa natura dell’operazione, è necessario che il contenuto sia ridotto all’osso e che afferisca agli istinti più “pavloviani” in termini di click da parte di esseri umani.

Il margine potrebbe essere di pochi centesimi di euro a click. Ma se metti insieme masse di pochi centesimi di euro, ecco che generi grossi profitti senza generare alcun valore.

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