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Non è colpa di internet

Un anno fa c’era chi proponeva di chiudere i siti dei giornali, così gli scrocconi del web non potevano più leggere gratis. Poi è stata colpa di Facebook se ha vinto Trump. È successo di nuovo, e questa volta internet è addirittura colpevole di mettere a rischio la democrazia.

Non è colpa di internet se la democrazia rappresentativa rantola.

Non è colpa di internet se alcuni pezzi di internet si sono rotti (sul tema, suggerisco di leggere Ev WilliamsHossein Derakhshan e Peter Sunde per unire i puntini di cosa è andato storto davvero) e le cose non sono andate come avrebbero potuto

Internet è ciò che ne fai, ciò che ne facciamo, ciò che ne viene fatto in senso politico.

Umberto Eco viene spesso citato per quella famigerata frase sulle legioni di imbecilli (che andrebbe ascoltata nella sua interezza anziché estrapolata dal contesto). Io voglio citarlo per queste due, di frasi:

«Il grande problema della scuola oggi è insegnare ai giovani a filtrare le informazioni di Internet, cosa di cui non sono però capaci neppure i professori, perché sono neofiti in questo campo»

«da gran tempo io avevo consigliato, anche a gruppi di giovani, di costituire un centro di monitoraggio di Internet con un comitato formato da esperti sicuri, materia per materia, in modo che i vari siti fossero recensiti (o in linea, o con una pubblicazione a stampa) e giudicati quanto ad attendibilità e completezza».

È vero, senz’altro, che esiste un enorme problema di tassazione delle Over The Top. È vero che sono diventati dei para-stati, talmente grandi da sfuggire alle leggi nazionali. Ma questo non è colpa di internet. E non è nemmeno colpa delle Over The Top in senso stretto.
Senza contare che le Over The Top sono anche i volani di traffico per quei siti di informazione che si lamentano di loro senza però proporre soluzioni reali ma anzi, lavorando a braccetto con esse invece di preoccuparsi dei loro lettori.

I pezzi di internet rotti non riguardano solo la democrazia, l’informazione, i giornali, no, li trovi anche nell’uso sballato dei social o dei siti aziendali, per dire. E fa tutto parte del medesimo problema. Proviamo a fare un elenco dei colpevoli, visto che va tanto di moda? Il rischio di farlo è un gioco al massacro, è ovvio.

Tant’è, ecco di chi potrebbe essere la colpa, se proprio dobbiamo puntare il dito.

È colpa di chi non ha capito che cos’è internet, o meglio, che cosa sono le reti.
È colpa di chi ha detto che la homepage (la tv, la radio, il teatro, ***) è morta/o.
È colpa di chi pensa che il metodo non sia pratica.
È colpa di chi non ha un approccio multidisciplinare alle questioni.
È colpa di chi pensa che una tecnica sia un trucco.
È colpa di chi pensa che esista un orario e un giorno migliori per pubblicare su Facebook.
È colpa di chi pensa che fare seo significhi estrarre keyword.
È colpa di chi ha detto che le newsletter non sono una killer application.
È colpa di chi usa gli anglismi a caso.
È colpa di chi non si ricorda che i picchi di traffico sono persone.
È colpa di chi pensa che solo per il fatto di avere una app, questa verrà scaricata.
È colpa di chi ha affidato il proprio sito a una web agency senza preoccuparsi di sapere cosa stava facendo.
È colpa di chi non ha letto la guida seo di Google.
È colpa di chi pensa che Facebook sia la sua edicola personale.
È colpa di chi ha permesso a Google e Facebook di farsi dire da loro cosa sia la qualità.
È colpa delle fake news sui veri giornali, che aprono la strada ai siti di fake news.
È colpa di chi non sa ancora che il mondo cambia, ogni giorno.
È colpa di chi non ha sperimentato cercando nuovi modelli di business.
È colpa di chi non si è curato dei propri lettori.
È colpa di chi ha pensato prima agli inserzionisti, poi alle persone.
È colpa di chi ha dato tutto il potere alla tecnica.
È colpa di chi ha avvelenato il pozzo del marketing.
È colpa di chi non ha pensato ai risultati ma solo agli applausi per sé.
È colpa di chi dice che si deve fare in un modo e poi fa l’opposto.
È colpa di chi non ha studiato i manuali.
È colpa di chi non si forma.
È colpa di chi non si aggiorna.
È colpa di chi ha pensato che gli Instant Articles fossero la soluzione.
È colpa di chi fa pubblicare i pezzi di clickbait. Ed è colpa di chi li pubblica.
È colpa di chi fa arbitraggio.
È colpa del modello di business legato al click.
È colpa di chi ha creduto a modelli descrittivi della realtà senza guardare la realtà.
È colpa di chi ricopre ruoli da decisore in ogni settore e la realtà non la guarda più o non l’ha mai guardata.
È colpa di chi pensava che l’assenza di regole andasse bene perché tanto il mercato regola tutto da sé, solo che poi sono arrivate le OTT a mangiarselo e ora si lamenta.
È colpa di chi ha deriso chi parlava della necessità di ridistribuire il reddito e ora si lamenta perché le OTT fatturano troppo e i loro proprietari sono troppo ricchi.
È colpa di chi dà la colpa agli altri.
Quindi è anche un po’ colpa mia e tua e nostra, ciascuno nella sua buona dose di percentuale.

Che non è come dire che i poveri sono poveri per colpa loro e se lo meritano, sia ben chiaro. Anzi, è proprio il contrario.
Chi ha le possibilità di studiare deve farlo per trovare le soluzioni ai problemi, per arginarli e per immaginare e costruire un internet diverso.

Non è troppo tardi per (ri)cominciare. Ma nel frattempo ci sono altre sfide da affrontare.

Bisogna capire l’internet, sul serio, perché mi sembra che siamo molto lontani dalla sua comprensione.
E capire i bot e i robot e l’automazione che verrà. Bisogna capire gli algoritmi e imparare a scriverli. Bisogna iniziare a immaginare il futuro senza lavoro e intanto capire il presente.
Bisogna tornare a fare qualità sul serio, senza dar la colpa agli altri se non si fa più, e trovare le soluzioni senza far finta che esista solo il problema.

Qui ci stiamo provando. Con Wolf, per esempio.

L’elenco continua, grazie al gruppo di conversazione di Wolf.

È colpa di chi si è fatto tentare dall’improvvisa possibilità di vendere facilmente pessime idee. (Antonio Pavolini)
È colpa di chi crede che il crowdsourcing non esista. (Antonio Pavolini)
È colpa di chi crede che inserire un link al sito di qualcun altro ti faccia perdere traffico. (Virginia Fiume)

3 Commenti su Non è colpa di internet

  1. È colpa di chi, dal proprio sito, ti invita a seguirlo sui social.

  2. A me il seo piace e google funziona.
    Terribilmente bene.

    Qualcosa di meglio? Non c’è per il momento.

    Internet funziona. Bene.
    Zitti e muti, tornatene nel dark web a farti crakkare il sistema operativo.

    • AlbertoPuliafito // 7 agosto 2017 a 23:30 // Rispondi

      Non sono sicuro di aver capito :)
      Chi ha detto che Google non funziona? O che non ci piace il SEO? :)

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