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Fake news e giornali, un rapporto vecchio di oltre un secolo

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di Andrea Spinelli Barrile

Tra il 1871 e il 1918 negli Stati Uniti fu pubblicato Puck Magazine, un magazine satirico di grande successo che proponeva caricature, vignette, disegni umoristici e satira politica su una pubblicazione a colori di altissima qualità editoriale. Puck fu fondato a St. Louis dal signor Joseph Keppler, nato a Vienna ma trasferitosi negli Stati Uniti con la famiglia in fuga dai moti europei del 1848, che ancora oggi è ricordato come uno dei padri e dei principali autori del mondo satirico e vignettistico americano.

Inizialmente Puck [qui trovi una raccolta di qualche numero] veniva pubblicato in inglese e in tedesco ma la pubblicazione che sopravvisse naturalmente per oltre 40 anni fu quella in lingua inglese e dal 14 marzo 1877 la sede del giornale fu spostata a New York City.

Della squadra di vignettisti di Puck Magazine hanno fatto parte alcune delle matite più prestigiose della storia americana: Bernhard Gilliam, che creò scandalo con alcune vignette contro il mercato libero pubblicate durante la campagna presidenziale nel 1888 e nel 1892, Livingstone Hopkins, diventato il più grande vignettista australiano, James Albert Wales, specializzato nel disegnare vignette antisemite che ridicolizzassero gli ebrei, Rose O’Neill, una disegnatrice che ideò la popolarissima striscia femminista Kewpies nel 1909 e che fu molto attiva nel movimento delle suffragette, e Frederick Burr Opper, considerato ancora oggi uno dei pionieri americani delle strisce comiche sui giornali. Opper era famosissimo anche in Italia e i suoi disegni hanno anticipato l’arrivo nel Belpaese del più noto Topolino: sul Corriere dei Piccoli tra il 1910 e il 1930 i disegni di Opper (sopratutto la serie Happy Hooligan) conobbero un enorme successo. Ne scrisse, con grande apprezzamento, anche Attilio Bertolucci, poeta, scrittore e padre di Bernardo e Giuseppe.

Uno dei disegni più illuminanti di Frederick Burr Opper è, a nostro avviso, questo.

The fin de siècle newspaper proprietor, Frederick Burr Opper, Puck Magazine
© Keppler & Schwarzmann, 7 marzo 1894

Una piccola parte della vignetta [qui trovi ad una versione più grande] l’abbiamo trovata sulla bacheca Facebook dell’ex-senatore radicale Marco Perduca, utilizzata per un post – che val la pena leggere – sulle fake news.

L’originale di questa splendida vignetta, che sembra saccheggiare l’arte di Pieter Bruegel il Vecchio, si trova nella Biblioteca del Congresso a Washington: fu pubblicata su Puck Magazine il 4 marzo del 1894 (copyright Keppler & Schwarzmann) e rappresenta il mondo dell’editoria dell’epoca. Titolata non a caso The fin de siècle newspaper proprietor la vignetta di Opper ha numerosi protagonisti: c’è un certo signor Joseph Pulitzer, chiunque faccia giornalismo nel mondo conosce questo nome e ambisce al premio egli intestato, seduto in primo piano con un fumante sigaro in mano, che compiaciuto osserva i profitti delle sue attività riversarsi con opulenza sul pavimento mentre tutto attorno a lui va in scena il più classico dei caos-ordinati da redazione di giornale.

Decine di giornalisti del Daily Splurge (nome inventato: “splurge” è lo spreco di denaro ma anche l’ostentazione e l’esibizionismo) si affannano per portare in ufficio le notizie e noi osservatori possiamo vedere come sarà composto “il tribunale del popolo” – è scritto alle spalle del presunto Pulitzer – che gli strilloni venderanno domattina: “Una settimana da vagabondo: le esperienze selvagge ed emozionanti di un reporter dello Splurge” sembra un titolo uscito oggi dalla redazione di Vice News, come anche “Un reporter dello Splurge trascorre tre settimane in un manicomio”. C’è la cronaca, con “Scandalo privato”, ci sono le “Notizie confuse” le “Sensazioni”, l’interessantissima “Vita di un organista” le imperdibili “Voci che fanno danni” e le starnazzanti “Fandonie piccanti” (il termine usato per fandonia è “canard” che riprende il francese e significa anche anatra). C’è una giornalista che si firma “Fanny Fake” e, in alto a sinistra, un altro giornalista che con la bombetta in testa arriva da lontano: sull’articolo che ha in mano si titola “Fake news” e a noi fa un po’ strano perché questa vignetta è stata pubblicata nel 1894, ovvero quasi 120 anni fa.

Le fake news, andiamo dicendo da tempo, sono sempre esistite. Persino il signor Joseph Pulitzer è stato accusato, e forse non a torto, di pubblicare fake news: il meccanismo della redazione è brillantemente descritto al centro della vignetta di Opper, quando tutti gli articoli vengono fagocitati nelle rotative. Si riesce a sentire il caos dei macchinari a distanza di 120 anni. Il senso di tutto è nel motto della redazione del Daily Splurge, “Morality and high sense of duty”, la più alta e nobile missione del giornale: moralità e forte senso del dovere.

The fin de siècle newspaper proprietor, Frederick Burr Opper, Puck Magazine

Facendo Slow News abbiamo imparato che dire le cose per ciò che sono realmente non significa “puntare il ditino” contro qualcuno ma indicare, con il ditino, la luna. Che poi è il nocciolo del problema: di fake news, di rumore di fondo e di caos, di titoloni acchiappa-click – nel 1894 avremmo detto forse “acchiappa gonzi”? – il giornalismo è sempre stato dipendente. L’editore nella vignetta, fosse veramente Pulitzer o no poco importa, osserva compiaciuto i profitti del suo giornale, cosa che gli editori di oggi proprio non possono fare, ma in realtà sta osservando il gonfiarsi di una bolla che un secolo dopo esploderà.

La vignetta di Opper è, invece, esattamente l’opposto: dissacra e denuncia, mostra il problema e sottintende la soluzione che è lì, a portata di mano: basta cambiare atteggiamento, smetterla di vorticare e di inseguirsi, fare ordine. La vignetta è un pilastro dello slow-journalism: durabilità nel tempo, si fa esattamente così. Oggi il problema delle fake news è di natura economica – il modello di business – ma in realtà è l’aspetto culturale e deontologico delle fake news (e smettiamola, perdio, di chiamarle così) che preoccupa molti da più di 100 anni. Non sono i blog, i social e gli influencer il problema: il problema sono sempre stati i giornali. E Frederick Burr Opper lo ha disegnato 120 anni fa.

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