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Sei a favore della direttiva copyright? Perché?

In questo pezzo, che penso di aggiornare secondo la filosofia dei contenuti anticorpo, voglio affrontare in maniera più diretta e pratica il tema della cosiddetta “direttiva copyright” e i corollari (tipo la link tax), cercando di raccogliere le motivazioni di chi si professa d’accordo con la direttiva stessa. Naturalmente, gli articoli più controversi restano i famigerati – per gli addetti ai lavori – 3-11-13.Ma qui non voglio spiegare cosa dice la direttiva o quali sono i rischi. Voglio rispondere alle motivazioni che leggo o che mi vengono dette.

Se sei d’accordo con la direttiva copyright, con altre cose tipo la link tax, il fingerprint, scrivimi il perché nei commenti o su Facebook.

Queste sono le prime risposte alle motivazioni di chi è a favore.

Google News porta via traffico ai siti degli editori

Una delle motivazioni per cui alcune persone si dicono a favore della cosiddetta link tax è il fatto che Google News porterebbe via traffico ai siti degli editori. Vediamo come si può rispondere a questa obiezione.

Questa è la home page di Google News.

Questa, invece, è la modalità con cui in questo momento, settembre 2018, Google integra Google News nelle cosiddette SERP (pagine dei risultati di ricerca).

Come vedi, se ti interessa qualcosa ci trovi il titolo. Se vuoi approfondire clicchi. Il titolo, ovviamente, è scelto da chi ha scritto il pezzo. Se invece hai un interesse superficiale, non cliccherai. Ma a quel punto, non saresti un lettore interessato. Sarebbe come passare davanti a un’edicola e leggerti i titoli delle prime pagine. O le civette. O sfogliare il giornale al bar, la copia gratuita che ti mettono a disposizione (il bar non paga una percentuale del proprio fatturato ai giornali).

Da addetto ai lavori (mi occupo di giornalismo digitale con una vera e propria focalizzazione specifica sul cosiddetto traffico organico. In altre parole, mi occupo di posizionamento sui motori di ricerca, cioè di SEO), posso affermare senza problemi che Google News è una straordinaria fonte di traffico per le pubblicazioni online e che esserci è molto importante se il tuo modello di business prevede di avere sul sito i famigerati “banner pubblicitari”. Più click riesci a far fare dalle persone sul tuo sito, più rendono i banner(1).

Inoltre, sono gli editori a voler essere all’interno di Google News.
Infatti, per esserci devi fare richiesta (cliccando sull’apposita sezione Inviare il tuo sito al Centro editori di Google News) e rispondere a una serie di requisiti. Insomma, puoi scegliere di esserci e per esserci devi richiedere l’inclusione.

Se pensi che Google News cannibalizzi in qualche modo la tua pubblicazione, per esempio lucrando sulle spalle di chi produce i contenuti, puoi scegliere di rimuovere i contenuti del proprio sito da Google News.

In Spagna, in seguito all’approvazione di una legge restrittiva, Google News ha chiuso i battenti. Una ricerca del 2014 commissionata dagli editori (editori che, beninteso, avevano spinto per l’approvazione della legge) ha rivelato che:

  • i grandi editori hanno registrato in media un calo del 6% del traffico
  • i piccoli editori hanno registrato in media un calo del 14% del traffico

qui puoi scaricare il pdf integrale della ricerca. È in spagnolo, con un riassunto in inglese.

In Germania, dopo un test di de-indicizzazione da Google News, Axel Springer è tornato sui propri passi.

Riassumendo:

  • Google News è un aggregatore
  • puoi scegliere di esserci oppure di non esserci
  • è una fonte di traffico per i siti di informazione
  • l’assenza di Google News fa segnare un calo di traffico verso i siti di informazione
  • l’assenza di Google News danneggia i grandi editori e danneggia più di due volte tanto i piccoli editori

[…]

La direttiva è un modo per mettere un freno allo strapotere di Google, Facebook e simili

Questa motivazione, che è il sunto di molte motivazioni analoghe, afferisce a una visione politica, chiaramente, e meriterebbe una discussione a monte a proposito di come si sia creato questo strapotere, ma anche a proposito del mondo che cambia. Tuttavia, cercherò di mantenermi nel solco tracciato fin qui, anche se si rende necessaria una premessa.
Google, Facebook e simili sono compagnie ad altissima capitalizzazione. Limitiamoci a questi due colossi citati. Insieme (fra l’altro, visto che Facebook possiede anche Instagram e WhatsApp e Google possiede YouTube e Gmail, giusto per fare qualche esempio), hanno sostanzialmente il controllo di una grossa fetta delle abitudini di navigazione e di esperienza con i contenuti digitali e le conversazioni delle persone che utilizzano il web. Vuol dire che la maggior parte di chi ha accesso regolare a internet nel mondo occidentale utilizza Google come motore di ricerca e utilizza Facebook come social.
Non si può negare, insomma, che Google e Facebook abbiano un potere enorme.

Questo è un fatto che si è imposto con l’uso da parte delle persone, non ha nulla a che vedere con il copyright e andrebbe, se mai, analizzato da un punto di vista di antitrust. Ammesso e non concesso che ci si possa fare davvero qualcosa.

Andiamo oltre questa premessa prima di divagare troppo.

La direttiva impone alle piattaforme di mettere in atto attività

«volte ad impedire che talune opere o altro materiale identificati dai titolari dei diritti mediante la collaborazione con gli stessi prestatori siano messi a disposizione sui loro servizi».

L’unico modo per farlo è un controllo preventivo. L’unico modo per fare un controllo preventivo su piattaforme su cui chiunque può caricare contenuti è attraverso un meccanismo di riconoscimento automatico.

La direttiva, di fatto, impone alle piattaforme di mettere in atto attività di censura preventiva.
Cioè, anziché arginare lo strapotere di Google, Facebook e simili, lo incrementa dotandolo di un superpotere imposto: la censura preventiva.

Così più nessuno potrà caricare materiale coperto da copyright sulle piattaforme

Questa motivazione per essere a favore di richiede due livelli di commento.

Il primo: di quali piattaforme stiamo parlando, esattamente?
Perché se stiamo parlando di piattaforme dove circolano file pirata, be’, esistono da tempo, esisteranno sempre, ne nasceranno altre. E non sono Facebook o Youtube, per dire. Non starò certo qui a elencare quelle ancora in attività, perché questo pezzo non vuole essere un elogio alla pirateria. Ma sappi che la direttiva non impedirà in alcun modo l’esistenza di piattaforme per piratare i contenuti, i film, la musica, i libri, i giornali.

Chi lo faceva proverà a farlo ancora, sapendo di essere già oggi fuorilegge.

Il secondo: sappiamo davvero come funzionano già oggi le piattaforme quando carichi contenuti?
Perché già oggi, per esempio, se provi a caricare contenuti su Youtube c’è un algoritmo che controlla quel che carichi.  Inoltre, sempre per esempio, puoi già

i contenuti coperti da copyright vengono già rimossi nel limite del possibile (un limite del possibile che non verrà di certo aumentato dalla direttiva!), gli account di chi li ha caricati vengono già segnalati, sospesi, in alcuni casi cancellati.

Non solo: Youtube ha anche adottato un’altra strategia, a mio modo di vedere molto intelligente.

Se tu carichi un contenuto coperto da copyright e io, che detengo i diritti, lo desidero, posso monetizzare il mio video sul tuo canale.

Non vorrai mica dare ragione ai populisti

Questa è l’obiezione che trasforma ogni cosa in tifo. Se un “populista” – qualunque cosa sia – è d’accordo con me, non posso costringermi a cambiare idea, nel momento in cui la mia idea si fonda su ragionamenti ed elementi che ho soppesato per molto tempo.

[Continua]

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(1) La realtà è più complicata di così e la rendita dei banner è in calo, consentimi la semplificazione.

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