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Che cos’è lo slow journalism?

Categorie: Slow journalism

Che cos’è lo slow journalism? 

Secondo la definizione offerta da Wikipedia nella versione inglese, lo slow journalism, il giornalismo lento, è una sottocultura delle news nata dalla frustrazione per la scarsa qualità del giornalismo cosiddetto mainstream. In realtà è qualcosa di più: è un recupero del giornalismo come servizio alle persone. È un riconoscimento del prodotto giornalistico come contenuto relazionale: vendiamo relazioni, non contenuti.
Questo significa che fare slow journalism è un modo per recuperare le buone pratiche del giornalismo.

Quali sono le caratteristiche dello slow journalism?

In un certo senso, il giornalismo lento è una sorta di reazione (esattamente come il movimento dello slow food reagisce come reazione al fast food e al junk food). Ma questo non basta: non si può definire un movimento o un modo di lavorare solamente per negazione. Bisogna definirlo anche in positivo

Cerchiamo allora di trovare caratteristiche generali che possano definire progetti di slow journalism (in alcuni casi sarà necessario, per forza di cose, operare anche per esclusione):

  • verifica delle fonti
  • racconto accurato dei fatti
  • scelta accurata e ragionata del materiale da pubblicare
  • approfondimento
  • indipendenza dall’agenda delle breaking news
  • approccio laico agli argomenti trattati (senza pregiudizi)
  • se si parte da una tesi, questa va confermata o confutata a seconda di quello che la realtà offre allo slow journalist
  • approccio analitico agli argomenti trattati
  • applicazione delle tecniche narrative non inquinate dall’emotività tipica dell’infotainment
  • modello di business basato su leve alternative al mercato dell’advertising legato alla quantità delle impression e ricerca di nuove leve per monetizzare (eventi dal vivo, donazioni, sottoscrizioni da parte dei lettori, forme di membership (che è diverso dal fare campagne abbonamenti e poi trattare gli abbonati come persone che poi ricevono il “giornale”)

Non è, invece, necessario che un pezzo, per essere di slow journalism, sia anche longform: il formato, insomma, non è affatto indicativo di un approccio lento.

Che cosa sono i contenuti per lo slow journalism?

I contenuti sono un vero e proprio asset di una testata che si occupa di slow journalism. Questo significa che, nei limiti del possibile, si lavora a piani editoriali che “non scadono”. Ci saranno contenuti più prettamente immediati, legati a un preciso momento storico, e altri, invece, che potranno essere fruiti anche dopo molto tempo. In generale, anche i contenuti immediati sono pensati per costituire un elemento di valore aggiunto e per essere riutilizzati.

Chi fa slow journalism nel mondo?

Il punto di partenza del nostro progetto è il libro scritto da Peter Laufer, nostro partner nel progetto documentario omonimo, intitolato Slow News, edito nel 2014.

In Italia, Slow News è il primo progetto di slow journalism strutturato. Per il momento produce la newsletter omonima, Slow News. Una newsletter dedicata ai professionisti della comunicazione e dell’informazione che si chiama Wolf.

Fra le pubblicazioni che fanno (o hanno fatto) slow journalism a livello internazionale  vi segnaliamo:

Delayed Gratification (Regno unito, la prima pubblicazione al mondo di slow journalism). È un magazine trimestrale cartaceo, diretto da Rob Orchard e Marcus Webb e disegnato da Christian Tate.
Slow News (Italia, cioè quello che stai leggendo: per quel che ne sappiamo, la seconda)
Disegno (Regno Unito)
De Correspondent (Paesi Bassi)
Il Salto (Italia)
L’Ora del Pellice (Italia)
Pro Publica (USA)
XXI (Francia)
Zetland (Danimarca)
America (Francia)

Fra i precursori dello slow journalism possiamo sicuramente individuare

Courier International (Francia)
Internazionale (Italia)

Uno dei libri più interessanti usciti finora sull’argomento è Slow Media, pubblicato nel 2018 da Jennifer Rauch.

[Questo articolo è da considerarsi in evoluzione e aggiornamento. Se vuoi segnalarci altre realtà di slow journalism, scrivici.]

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Ci sono 5 commenti

  1. Mi sembra una ottima iniziativa se effettivamente libera e sdradicata dallo stucchevole e ormai inutile Main stream che, ormai produce soltanto effetti contrari ai loro messaggi uniformizzati propagandistici. Quindi, se così e’, vi faccio i miei complimenti.

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