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La parola dell’anno del 2019 sarà “detox”

La parola del 2018 secondo l’Oxford Dictionary è “toxic” e ci riguarda da molto vicino perché parla anche del mondo dell’informazione: parla di sovrabbondanza e dipendenza. Noi rilanciamo con una promessa: la parola del 2019 sarà “detox”.

Categorie: Filosofia Slow News

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Mentre un terremoto scuote Catania e diverse centinaia di persone sono costrette a lasciare le proprie case, a Pesaro, il familiare di un pentito della ‘ndrangheta viene ucciso con diversi colpi di pistola in pieno centro e, ad Ancona, un migrante viene ritrovato morto tra le ruote di un Tir. Nelle stesse ore, qualche centinaio di chilometri più a nord, a Varese, i dipendenti di un’azienda ricevono dall’azienda, nell’ordine, il cesto natalizio e l’annuncio del loro licenziamento.

Nel frattempo, sulla maggior parte dei quotidiani nazionali, sulle loro edizioni web e sulle nostre bacheche social non si parla né di sicurezza del territorio, né di mafie, né di diritto alla migrazione, né di diritto al lavoro. No. Si parla quasi esclusivamente di una cosa: la foto di una fetta biscottata spalmata di Nutella postata da Matteo Salvini.

La stessa dinamica succede ogni giorno dell’anno. Fatti e dinamiche che influiscono pesantemente sulle nostre vite e su quelle di chi ci vive intorno vengono ignorate e oscurate a favore di fatti che non sono dinamiche, che non sono notizie, che non sono nulla, se non marketing dell’attenzione.

Perché mettiamo all’angolo i temi che hanno a che fare profondamente con le nostre vite e che perciò più ci dovrebbero interessare? Perché invece ci lasciamo trasportare dal flusso di cazzate che nasce dai fatti più infimi e inutili?

La nostra risposta è abbastanza semplice e c’entra anche con la scelta della parola dell’anno dell’Oxford Dictionary, Toxic. È perché siamo intossicati, drogati, avvelenati.

Siamo intossicati dall’informazione, che è divenuta tossica sia dal punto di vista della quantità, ovvero è troppa, sia dal punto di vista della qualità, ovvero fa schifo. Ci siamo lasciati drogare dal nostro stesso ego, quello che titilliamo e gonfiamo ogni secondo a colpi di selfie, di opinioni personali e di rant. Ci siamo fatti avvelenare dalla nostra stessa indignazione: ci siamo fatti prendere per la rabbia, quella ogni giorno scagliata su un obiettivo che il giorno dopo svanisce, sostituito da un altro.

Ego, rabbia, indignazione. Leve su cui l’informazione generalista di questi anni ha costruito un’economia senza senso basata sui click che, sempre più schiava di qualità e quantità. Un’economia che è ormai lo scenario abituale in cui nascono e vivono quasi tutte le informazioni che formano la nostra alimentazione informativa. Informazioni che durano un istante e che poi si perdono nel flusso vorticoso di tutte le altre.

Cosa c’entra tutto questo con Slow News? C’entra, perché la parola scelta dall’Oxford Dictionary per il 2018 racchiude tutto quello che ci ha spinto a iniziare questo progetto, tra il 2014 e il 2015. Quando mandammo il primo numero della nostra prima newsletter ai nostri primi 30 abbonati paganti, stavamo mettendo in pratica la nostra reazione alla tossicità del nostro lavoro, alla droga dell’ego e al veleno dell’indignazione a intermittenza.

Per molto tempo il progetto Slow News si è costruito, e quindi comunicato al di fuori, come un progetto in negativo. Un progetto contro qualcosa, contro un modo di fare, di vivere e di pensare. Contro un modello di business. Ma nel 2018 ci siamo allenati e preparati per cambiare direzione. Per volgere i nostri sforzi in positivo.

Il 2018 è stato l’anno della tossicità? Benissimo, allora che il 2019 sia l’anno del detox, della disintossicazione dalla sovrabbondanza, dall’egocentrismo e dall’indignazione. Per rallentare, per costruire relazioni invece che riempire spazi, per recuperare la tua fiducia e per costruire insieme una comunità.

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