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Come ti fotte la propaganda politica

A volte ti capiterà di veder circolare la foto di un politico che fa qualcosa. Che si fa un selfie, da solo o con qualcuno o in un contesto particolare. Che fa una “buona azione”, almeno stando a quel che può percepire il suo pubblico. A volte ti capiterà di veder circolare la dichiarazione di un politico. Un suo tweet, una frase roboante, uno slogan.
Proviamo a farci tre domande in merito.

La prima domanda è: perché lo fa?
La risposta, ovvia, è: per visibilità.

La seconda domanda è: perché i giornali ne parlano?
È davvero una notizia, quello che dice un politico? O piuttosto è una notizia quello che fa? La verifica di quel che dice e di quel che fa messe insieme?

Una delle scelte del giornalismo cotto e mangiato, che sta dietro ai click morbosi, è quella di coprire tutto lo scibile. Anche il tweet, anche il post su Facebook. I social sono un modo – nemmeno più tanto nuovo – per comunicare da parte dei politici. Tutte le volte che circola una foto, un video, una dichiarazione di un politico, ricordati che quello non è giornalismo e che è un contenuto propagandistico.

La terza domanda è: perché noi ne parliamo?
Semplice: perché è umano. Ma con la dinamica dei social, ricordiamoci che ogni volta che citiamo esplicitamente una frase, ripubblichiamo un video o una foto, stiamo anche amplificando quel contenuto.
Allora, se vuoi fare critica, se vuoi opporti alla diffusione di certe idee che non condividi, sarebbe meglio non condividerle. E parlare, invece, di modelli positivi, contrapposti, che funzionano.

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