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Le polemiche shock e i titoli

I titoli e le polemiche sono uno dei problemi più grossi di tutto il mondo dell’informazione. Dai giornali ai social. Ecco perché è utile leggere questi estratti che spiegano perfettamente un caso molto attuale.

Ovvero: quali sono gli interessi di un politico che voglia sfruttare a suo vantaggio il meccanismo della polemica, dei titoli, delle ricondivisioni? E che strategia potrà adottare?

Intanto, partiamo da qui. Dal ricordarci che, per il suo “mercato di riferimento” il politico in questione

«deve vendere consenso, ma non parla a tu per tu coi propri clienti. Deve fare i conti con l’opposizione, con l’opinione pubblica anche straniera e con i media […] e ha scoperto il modo di volgere le critiche di questi soggetti a proprio favore.

Pertanto deve fare promesse che, buone cattive o neutre che appaiano ai suoi sostenitori, si presentino agli occhi dei critici come una provocazione. E deve produrre una provocazione al giorno, tanto meglio se inconcepibile e inaccettabile. Questo gli consente di occupare le prime pagine e le notizie di apertura dei media e di essere sempre al centro dell’attenzione.

In secondo luogo la provocazione dev’essere tale che l’opposizione non possa non raccoglierla, e sia obbligata a reagire con energia. Riuscire a produrre ogni giorno una reazione sdegnata delle opposizioni (e persino di media che non appartengono all’opposizione ma non possono lasciar passare sotto silenzio proposte che configurano stravolgimenti costituzionali) permette […] di mostrare al proprio elettorato che egli è vittima di una persecuzione (“vedete, qualsiasi cosa dica, mi attaccano).

Che poi è la tattica del lupo nei confronti dell’agnello. Ogni prevaricazione deve essere giustificata dalla denuncia di una ingiustizia nei tuoi confronti. […]

Non solo, il poter lamentare quotidianamente il complotto altrui permette di apparire sui media ogni giorno a denunciare l’avversario. Anche questa è tecnica antichissima, nota anche ai bambini: tu dai uno spintone al tuo compagno del banco davanti, lui ti tira una pallina di carta e tu ti lamenti col maestro.
Un altro elemento di questa strategia è che, per creare provocazioni a catena, non devi parlare solo tu, bensì lasciare mano libera ai più dissennati tra i tuoi collaboratori. Non serve passargli ordini, se li hai scelti bene partiranno per conto proprio, se non altro per emulare il capo, e più dissennate strano le provocazioni meglio sarà.

Non importa se la provocazione va al di là del credibile[…]

La tecnica consiste nel lanciare la provocazione, smentirla il giorno dopo e lanciarne immediatamente un’altra, in modo che su quella si appunti e la nuova reazione dell’opposizione e il rinnovato interesse dell’opinione pubblica e tutti dimentichino che la provocazione precedente era stata semplicemente “flatus voci”.

L’inaccettabilità della provocazione consente inoltre di raggiungere altri due fini essenziali. Il primo è che, in fin dei conti, per forte che la provocazione sia stata, costituisce pur sempre un ballon d’essai. Se l’opinione pubblica non ha reagito con sufficiente energia, questo significa che persino la più oltraggiosa delle strade potrebbe essere, con la calma dovuta, percorribile. […]

Il secondo fine che si realizza è quello che definirei l’effetto bomba. Ho sempre sostenuto che se fossi uomo di potere impegolato in molti e oscuri traffici, e venissi a sapere che entro due giorni scoppierà sui giornali una rivelazione che porterebbe alla luce le mie malefatte, io avrei una soluzione: metterei o farei mettere una bomba alla stazione, in una banca, o in piazza all’uscita dalla messa. Con ciò sarei sicuro che per almeno quindici giorni le prime pagine dei giornali e l’apertura dei telegiornali sarebbero occupate dall’attentato, e la notizia che mi preoccupa, seppure apparisse, verrebbe confinata nelle pagine interne e passerebbe inosservata – o comunque toccherebbe solo di striscio un’opinione pubblica preoccupata da ben altri problemi.[…]

Per finire, la strategie delle mosse eccessive produce sconcerto negli stessi media che dovrebbero criticarle».

ll meccanismo viene chiarito in maniera eccellente e conoscerlo è un ottimo anticorpo. Non solo, viene avanzata anche una soluzione: utilizzare la stessa strategia, ma in maniera virtuosa.
Cioè, bombardare l’ecosistema informativo di idee contrapposte che funzionano e mostrano la possibilità di un mondo diverso, migliore.
«L’idea potrebbe colpire l’immaginazione e gli interessi di molti».
È una soluzione che possono adottare sia i media ufficiali sia le singole persone.

Gli estratti fanno riferimento a “Sul populismo mediatico”, L’Espresso 2003 e Bompiani 2006.
L’autore è Umberto Eco.

Insomma, la soluzione ce l’abbiamo sotto il naso da almeno 16 anni.

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