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Zimbabwe, le cascate Vittoria e i cambiamenti climatici

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“L’agonia delle Cascate Vittoria”, “le Cascate Vittoria sono quasi prosciugate”, “le famose Cascate Vittoria non ci sono più”, “le Cascate Vittoria senz’acqua”, “Cascate Vittorie ridotte a un filo d’acqua” e addirittura un “dove sono finite le Cascate Vittoria”?

Questi sono solo alcuni dei titoli comparsi la prima settimana di dicembre, mentre in Zimbabwe e in Zambia iniziava finalmente a piovere, sui giornali di tutto il mondo. Quando i titoli sono così “shock” c’è sempre qualcosa che non va. È una regola del giornalismo e anche in questo caso non s’è fatta eccezione. Ma andiamo con ordine.

Il 6 dicembre il quotidiano inglese The Guardian aveva pubblicato alcune fotografie e un articolo allarmanti: Cascate Vittoria, lungo il fiume Zambezi al confine tra Zambia e Zimbabwe in Africa australe, quasi prosciugate. Foto spaventose che venivano messe a confronto con altre immagini delle stesse cascate, in questo secondo caso piene d’acqua (alcune addirittura con l’effetto arcobaleno).

La siccità che nel 2019 ha colpito lo Zimbabwe, l’ennesima negli ultimi 30 anni, è stata una delle più terribili dal 1992: per mesi non si è vista una goccia di pioggia e questo, in un paese molto carente dal punto di vista delle infrastrutture idriche, ha provocato effetti disastrosi sulle coltivazioni di quello che un tempo era chiamato “il granaio d’Africa” e conseguenze altrettanto disastrose sull’approvvigionamento alimentare degli abitanti.

Si tratta di un problema talmente grave che l’UNHCR è dovuta intervenire in emergenza con derrate alimentari da distribuire gratuitamente nelle zone rurali. Altrettanto in difficoltà è la fauna animale dello Zimbabwe, che ogni anno attrae decine di migliaia di turisti, uno dei pochi settori economici del paese ancora in attivo: «Gli elefanti percorrono centinaia di chilometri senza bere e quando trovano l’acqua bevono fino a collassare: sono i più deboli. Anche i bufali cedono alle malattie, conseguenza dell’indebolimento. E non è soltanto l’acqua a mancare: anche il cibo scarseggia e quello rimasto è povero di nutrimento, così gli erbivori si debilitano rapidamente» scriveva Gianni Bauce il 15 novembre scorso sulla sua pagina Facebook.

In quella zona del mondo esistono due stagioni: quella secca da maggio a novembre, caratterizzata da precipitazioni minime o nulle, e quella delle piogge. Ciò significa che alla fine della stagione secca il livello dei fiumi è al minimo: «Le Cascate Vittoria sono formate dal fiume Zambezi che è il quarto fiume dell’Africa. Dire che sono a secco significa dire che lo Zambezi è a secco» una notizia di portata internazionale.

Gianni Bauce è fondatore e proprietario di African-Path Safaris, unico tour operator italofono in Zimbabwe che da 20 anni organizza viaggi con guide professioniste secondo i principi del turismo sostenibile. Lo abbiamo contattato per aiutarci a capire cosa sta succedendo in Zimbabwe e con le cascate Vittoria: «Le cascate non sono in secca!» ci dice prima ancora di cominciare a spiegare. «Le foto che si vedono sui giornali e nei servizi tv sono foto scattate da un’angolazione particolare in una zona delle cascate Vittoria che, sul finire della stagione secca e cioè quando il livello di portata dello Zambezi è minimo, sono sempre così, prive di acqua. E alcuni tratti delle Cascate restano comunque senza acqua anche durante la stagione delle piogge semplicemente perché lì l’acqua non cade e lo si nota dal fatto che sul margine crescono gli alberi. Significa che lì lo Zambezi non arriva: lì c’è un’isola e il fiume passa di lato».

«La Zambezi River Authority qui in Zimbabwe ha 13 stazioni idrometriche dislocate lungo tutto il corso del fiume» per il monitoraggio del livello del fiume. «Qualche settimana fa, quando sono iniziate tutte queste voci sul fiume in secca, le cascate, etc etc, in realtà le rilevazioni delle autorità registravano un livello del fiume Zambezi di 3cm più alto del minimo storico registrato nel 1995 e addirittura segnalavano che i valori erano in aumento». Con l’inizio delle piogge il fiume è ulteriormente cresciuto di livello. Delle 13 stazioni idrometriche, i cui rilievi sono quotidiani, la più strategica è collocata proprio alle Cascate Vittoria.

Andamento della portata d’acqua dello Zambezi dal 1977 al 2019.

«Notizie del genere sono un po’ stupidaggini pubblicate per attirare l’audience: si parla di argomenti che evidentemente gli autori di quegli articoli non conoscono» dice Bauce condividendo con noi la sua impressione. Un’impressione che, complice la narrativa imperante sull’Africa perennemente in difficoltà, c’è anche da questo lato del globo. Le Cascate Vittoria, per fortuna, non sono “in secca”, non sono “asciutte”“prosciugate” e non sono sparite: sono sempre lì e, molto semplicemente, alla fine della stagione secca si trovano fisiologicamente a un livello di portata minima.

Se vuoi visitarle, se vuoi visitare lo Zimbabwe e i luoghi che ti abbiamo raccontato nella serie Zimbabwe!, e fare un’esperienza di turismo sostenibile, responsabile e di altissima qualità contatta Gianni Bauce e African-Path Safaris: gli abbonati a Slow News riceveranno uno sconto.

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Note:
Le immagini utilizzate sono state scattate da Gianni Bauce a novembre 2019, pochi giorni prima della pubblicazione dei primi articoli allarmistici, e sono di proprietà di African Path-Safaris.

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