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EP2 – 6 aprile 2019, 3:32

Quando c’è l’anniversario del terremoto, il mondo sembra dividersi tra chi viene a L’Aquila per il 6 aprile e chi ci vive anche i restanti giorni dell’anno.

I reportage che i giornalisti delle principali testate nazionali e internazionali arrivati nel capoluogo Abruzzese stanno facendo, i titoli che i redattori stanno scegliendo, le parole che stanno usando, sono però molto importanti per tutti, perché contribuiscono a creare un primo importante giudizio storico sulla situazione dopo dieci anni da quel distruttivo terremoto del 2009 e di conseguenza sugli interventi e le politiche da allora messe in atto.

Dieci anni sono tanti. Sono un intervallo di tempo e di vita, personale e collettiva importante, un pezzo di storia di tutto il Paese con cui fare i conti. Purtroppo, però, generalmente questi titoli non sono positivi o quantomeno sono caratterizzati da chiaro scuri che delineano un profilo complesso e problematico di questa città nel 2019.

Non si trova, a L’Aquila, nessuna “rinascita” o, detto più laicamente, ripresa socio economica, come ben sa chi vive il suo quotidiano in città.

In dieci anni si è pensato quasi esclusivamente alla ricostruzione materiale, secondo il principio adottato e perseguito del com’era-dov’era, senza un’adeguata progettualità e senza un’idea di città. Ma L’Aquila non è una lavatrice, per cui si prende ciò che si è rotto, lo si raggiusta o sostituisce con un pezzo nuovo et voilà, funziona.

Ecco perché dopo dieci anni la sua anima, il Centro Storico, con il suo 30% circa di edifici tornati agibili, con meno di cento attività riaperte sulle circa mille esistenti al momento del terremoto, non dà segno di riavvio. La ricostruzione a macchia di leopardo fa sì che i tanti cantieri in corso e le attività economiche rientrate anche con bandi appositi, convivano molto male tra loro, senza che esista un’amministrazione reale di questa transizione complessa che durerà per chissà ancora quanti altri anni. Tra i vicoli pieni di polvere e lavori, tra i litigi degli operai con i commercianti, gli abitanti non tornano, gli uffici nemmeno e i servizi sono fatiscenti, per usare un eufemismo. La sola cosa che funziona è la ristorazione diurna per i tanti operai e tecnici della ricostruzione e i locali notturni dove prendere da bere per gli aquilani che arrivano a popolare il centro dall’ora dell’aperitivo.

Oltre a ricostruire allora, si sarebbe dovuto pensare a Governare intanto la città reale che si è fo…

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