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Boicottare per non dimenticare

La strage di Hillsborough è stata la più grande tragedia nella storia dello sport inglese e ancora oggi i cittadini di Liverpool e di tutta la Contea del Merseyside ne portano le cicatrici addosso. Quei tragici eventi hanno cambiato l’immaginario collettivo inglese sul calcio, sulla politica e su tutto ciò che viene scritto sui media, hanno dato il via ad una sostanziale rivoluzione nel mondo del football e hanno fatto stringere nel calore di un abbraccio un’intera comunità, che è incapace di dimenticare. E tantomeno vuole farlo.

Molti tifosi italiani, soprattutto molti tifosi juventini, potrebbero pensare – chissà poi se a torto o a ragione – che la strage di Hillsborough sia la vendetta divina per la tragedia dell’Heysel di Bruxelles, avvenuta poco meno di quattro anni prima. A Bruxelles, a causa della follia collettiva di un gruppo di hooligans inglesi del Liverpool (i Reds) e della grave impreparazione delle forze dell’ordine belghe, morirono 39 persone in una serata che doveva essere di festa e che si trasformò in tragica e drammatica farsa. Quella partita fu giocata ugualmente, la Juventus vinse la Coppa dei Campioni (Michel Platini fu costretto a scusarsi e, come lui, tutti i giocatori in campo lo hanno fatto negli anni a venire) e il Liverpool, con altri 15 club inglesi, fu escluso per sei edizioni da tutte le competizioni UEFA. Quel che si dice «pena esemplare».

Erano anni difficili per il calcio inglese: erano gli anni della guerra tra Margareth Tatcher e le tifoserie organizzate, anni che hanno cambiato bruscamente l’approccio britannico al calcio forgiando ciò che è oggi il football nel Regno di Elisabetta: uno sport per famiglie negli stadi, per gli allibratori nelle sale scommesse, per bevitori incalliti nei pub e per consumatori incalliti di patatine sul divano. Lo spazio per le tifoserie organizzate è stato ridotto all’osso, fin quasi a consumarlo, e una grossa responsabilità in tutto questo ce l’ha avuta proprio la strage di Hillsborough, avvenuta il 15 aprile 1989 allo stadio di Sheffield.

Sono inciampato in questa storia quasi per sbaglio, passeggiando tra i pub di Liverpool e sentendo l’acre odore di malto che sale dai marciapiedi ed esce rumoroso dalle porte dei locali. A Liverpool diverse panchine recano sullo schienale una placca di ottone, che recita: «This bench is a designated Sun free zone». Ho pensato che certo, siamo in Inghilterra, ma che forse era un po’ esagerato riservare un posto a qualcuno refrattario alla luce del sole. Maybe I’m Wrong, cantavano i Blues Traveller: poco più in basso, sulla stessa targa di ottone, qualche parola in più mi ha aperto un mondo: «Anybody found reading The Sun will have it confiscated and will be escorted from the city». Un po’ forte come messaggio: chiunque sarà visto leggere il tabloid The Sun su quella panchina sarà accompagnato fuori dalla città e il suo giornale confiscato.

Non ci ho badato molto ma quella stessa sera, mentre tracannavo l’ennesima birra ascoltando l’ennesima canzone dei Beatles…

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