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Slow News Lab

Caffè corretto

di Melody Sperandio, Laurene Roche e Beatrice Simion

I dati sono sempre più scoraggianti. Siamo alla fine del 2021 ed il gap imprenditoriale maschile e femminile invece di assottigliarsi, aumenta.

Perché?

Quando decidiamo di dare voce a questo argomento partiamo con la consapevolezza che non solo non se ne parla mai abbastanza ma che questa è una storia che ha un inizio molto lontano. Le donne fin dall’antichità non hanno subito una trasformazione nel loro ruolo, nei loro compiti imposti dalla società e nei loro doveri, questo ha sempre portato le generazioni successive ad essere istruite come brave mogli e brave donne di casa.

Intere generazioni portate a non porsi domande sulla propria vita ed accettare passivamente questo ruolo imposto. Importante era saper educare i figli, tenere unita la famiglia e sacrificare se stesse e le proprie ambizioni per il rispetto verso la persona che si aveva accanto – sempre un passo indietro, sempre consapevolmente o non, sottomesse.

Negli anni e con l’acquisto di diritti sempre più importanti, cominciamo a vedere un’evoluzione, un’emancipazione ottenuta grazie a donne che hanno lottato e dato la loro vita per sradicare dogmi e dictat imposti da una società patriarcale.

Questo cambiamento lo si vede nella moda, nello sport, nel mondo del cinema, nella musica, nei costumi, nei ruoli all’interno dei contesti lavorativi, nei ruoli sociali e politici e nell’influenza che molte donne hanno e nel modo in cui siano riuscite a cambiare la storia, basti pensare a Rita Levi Montalcini ed il nobel in medicina nel 1986, Coco Chanel e la sua rivoluzione del termine eleganza passando per Lady D e la sua costante lotta verso la propria libertà, Margherita Hack e gli studi astrofisici, Frida Khalo, Marilyn Monroe, Jane Austen, Aretha Franklin, fino ad arrivare a Sanna Marin primo ministro finlandese, Angela Merkel, Greta Thunberg e la lista potrebbe continuare all’infinito, storie di donne che hanno fatto e stanno facendo rivoluzione.

Oggi con l’avanzare della modernità vediamo come si cominci ad adottare fin dall’infanzia un’educazione orientata alla parità di genere. I giochi per bambini sono sempre più inclusivi, impossibile non citare la campagna di Barbie che rappresenta con le sue bambole iconiche l’empowerment femminile.

Sempre più studentesse intraprendono percorsi in discipline STEM (science, technology, engineering and mathematics) considerate facoltà maschili e sempre più donne decidono di farsi spazio con le unghie e con i denti nel mondo dell’imprenditoria riscontrando non poche difficoltà.

Quali sono i veri ostacoli?

Ed è proprio partendo da questa domanda che abbiamo deciso di dedicarci ai motivi reali che ostacolano una donna a poter intraprendere il proprio percorso da imprenditrice, le motivazioni che spesso spingono ad abbandonare il proprio progetto e quelle che portano a chiudere la propria attività.

Gli ultimi dati sulla imprenditoria femminile mostrano un incremento del 2,9% rispetto agli anni precedenti ed un totale di 1 milione e 340 mila imprese (cfr. 2020). Nonostante questi importanti valori, il rapporto tra l’imprenditoria maschile e femminile è ancora 5 a 1.

Uno degli ostacoli più alti delle imprese femminili si chiama ‘‘credito’’: solo il 20% lo richiede, spesso perché scoraggiate da un possibile rifiuto o dalle eccessive garanzie richieste da parte delle banche. Non è insolito che venga fatta una “stretta del credito’’ che rifiuta, o rende più rigorosa l’accesso ad esso, ciò anche perché il sistema bancario chiede alle imprese femminili maggiori garanzie reali, di terzi, di solidità finanziaria e di crescita economica.

Dietro alle difficoltà che ogni giorno vengono riscontrate da parte di tutte le future imprenditrici si nasconde un forte potenziale, fatto di una maggiore volontà da parte di esse, rispetto alle altre imprese, di valorizzare le competenze ed esperienze professionali, una più diffusa presenza di laureati (42% vs 38% la quota con occupati laureati) – d’altro canto però vediamo come esse spesso risultino meno innovative e meno digital-oriented.

Numeri alla mano vediamo come solo il 5,5% delle grandi città è amministrata da una donna e come i CDA nelle società quotate in borsa siano composti al 39% da “quote rosa” (ricordiamo che la presenza di esse nel CDA delle società quotate è regolata dalla legge) e come solo il 2% dei CEO sia donna. (fonte: dati CONSOB). Potremmo portare esempi di questo tipo all’infinito e per ogni settore presente nel mercato nazionale ed internazionale.

Nella sua visione d’insieme vediamo come l’imprenditoria femminile sia maggiormente sviluppata nel settore wellness e dei servizi e che la sua localizzazione sia presente al centro – nord. In seguito proponiamo i dati raccolti da UNIONCAMERA.

Proprio da questa prima analisi che nasce l’intento di dare eco a questa tematica così delicata che al suo interno vede aspetti economici ma anche aspetti umani.

Ci siamo fermate ed abbiamo analizzato quello che è il panorama generale che ci circonda dando voce a cinque donne completamente diverse tra loro – con la loro storia e la loro tortuosa strada nel mondo dell’imprenditoria. Ci hanno dato l’onore di raccontare e di raccontarsi – esprimendo non solo il loro punto di vista ma i loro sentimenti.

Qui lo schema del progetto Caffè Corretto.