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Slow News Lab

Case occupate e istituzioni assenti

di Francesca Spaziani e Camilla Valentino

L’occupazione abusiva di case è un tema molto attuale nella nostra società e ci è sembrato giusto analizzare questo fenomeno per capirne bene le varie dinamiche. Con il recente periodo di pandemia, che richiedeva la permanenza nella propria casa, molte persone che non hanno un tetto fisso sotto cui stare, spinte dalla necessità di averne uno, sono arrivate a compiere un reato.

Parte uno – Dentro la storia

“Se le istituzioni si fossero mosse subito, ora casa non sarebbe devastata” queste le parole dell’86enne Ennio, che nella giornata del 13 ottobre scorso, dopo essersi allontanato da casa per recarsi all’ospedale per una visita, rientrando si è ritrovato di fronte una situazione non troppo piacevole: la sua casa era stata occupata da una ragazza rom. Il dolore dell’anziano, durante i 23 giorni di incertezza prima di riavere la propria casa, è stato accompagnato dalla mancanza dei suoi medicinali e dalla paura che i suoi effetti personali fossero stati distrutti. Al rientro, egli stesso rimane impressionato dalle condizioni devastanti in cui si ritrova e prova sentimenti contrastanti: da un lato la soddisfazione di aver recuperato la propria abitazione, dall’altro l’amarezza e la rabbia nel non sentirla più propria.

Al contrario, la famiglia rom coinvolta nell’occupazione sostiene di non aver commesso alcun reato e afferma che non avrebbe alcun problema a farlo nuovamente in quanto le loro azioni sono state indotte dalle pessime condizioni in cui sono costretti a vivere da oltre dieci anni. Inoltre, sono in attesa di risposte da parte del comune per ricevere una casa popolare e raggiungere finalmente l’obiettivo di cambiare il loro stile di vita.

Come questa, tante sono ancora le storie rimaste irrisolte a causa della poca attenzione che le istituzioni gli riservano, facendo sentire abbandonate tutte le persone, vittime e occupanti, coinvolte nella situazione.

Parte due – L’emergenza abitativa

L’emergenza abitativa è gravissima e le richieste di un alloggio nelle case popolari aumentano di giorno in giorno, alimentando i conflitti tra chi ne ha bisogno. Nonostante ci siano abitazioni disponibili, molte persone sono ancora in coda, dopo anni, per ricevere il posto che tanto hanno atteso. La maggior parte dei richiedenti risulta avere un reddito molto basso, o addirittura nullo, tale da non potersi permettere di pagare un affitto o, più in generale, di condurre una vita confortevole. Tra coloro che si ritrovano in questa situazione ci sono anche gli stranieri, nello specifico i rom, i quali spesso, condannati a non poter uscire da una situazione marginale, finiscono a vivere in accampamenti in condizioni disumane.

Tutto questo, molte volte, porta le persone a compiere atti estremi, come per esempio occupare abusivamente. Tuttavia, vi sono anche episodi dal finale diverso. È il caso di una famiglia rom, che dopo sette anni di attesa è riuscita ad ottenere un alloggio da parte del Comune di Roma. Hanno vissuto per molti anni in un campo senza le risorse fondamentali e quando hanno ricevuto la notizia sono stati travolti dalla felicità e dall’incredulità.

Tutte le storie meriterebbero un finale così affinché non si verifichino più situazioni di incertezza e per garantire una vita più tranquilla e serena a chi non ce l’ha.

Parte tre – Diritto all’abitazione

Il diritto sociale all’abitazione va collocato fra i diritti inviolabili della persona ed è tanto necessario quanto difficile da tutelare. In Italia, anche a causa della limitatezza del patrimonio immobiliare pubblico, l’assegnazione delle case di edilizia popolare genera conflitti tra poveri. Non si possono fare soldi sul bisogno delle persone di avere un tetto sopra la testa, e costringerle a farsi sfruttare e a una vita che è pura sopravvivenza. È anche una questione di dignità. Molte persone sono costrette a svolgere lavori forzati o in nero, sfociando poi in atti di delinquenza, solo per riuscire a guadagnare l’indispensabile per vivere.

Secondo le dichiarazioni di chi occupa “una casa è tale quando è vissuta. Soprattutto se l’alternativa è una casa vuota e una famiglia per strada”. Con questa frase intendono giustificare le loro azioni che, seppur illegali, sono una forma di protesta contro le istituzioni che restano a guardare mentre ci sono famiglie bisognose di una casa e abitazioni disabitate che potrebbero essere usate diversamente.

Succede, inoltre, che quando si interpellano le istituzioni, esse rispondano in modo vago dicendo che non ci sono abbastanza fondi e rimandando continuamente la questione.

Dunque, è necessario avere un canale aperto con le istituzioni affinché si arrivi a formulare proposte concrete per risolvere il problema.