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Chiapas, camminare domandando – Prima parte

Questa settimana vogliamo fare un esperimento, forse mai tentato prima o forse già visto ma in altre forme, altri luoghi e con altri risultati: vogliamo scrivere un reportage con 15 anni di ritardo. Un reportage dal sud-est del Messico, dalle montagne del Chiapas ribelle delle comunità indigene zapatiste, che da oltre 40 anni lottano per la propria dignità, la propria cultura e i propri diritti.

Il 1 luglio 2018 in Messico si terranno le elezioni presidenziali, un appuntamento importante per il grande paese americano, che si profila “storico” per diverse ragioni. I sondaggi mostrano moderati e sinistra in vantaggio sulla destra messicana ma non mostrano, tendendo a nasconderla, la candidata outsider: Maria de Jesus Patricio Martinez detta Marichuy, curandera indigena del Chiapas portavoce del Consiglio Nazionale Indigeno dell’EZLN, Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Per la prima volta un movimento di sinistra popolare che ha fatto la lotta armata, l’ha trasformata in lotta nonviolenta e che per primo al mondo ha utilizzato internet per dare voce agli ultimi degli ultimi si candida alle elezioni presidenziali del Messico: nessuno ne parla ma è proprio Marichuy l’avversario politico da temere. Il 21 gennaio scorso la carovana elettorale che sostiene la sua candidatura è stata attaccata nello stato di Michoacan da un gruppo di uomini armati che hanno minacciato i sostenitori della candidata e derubato giornalisti e blogger al seguito della carovana. Nessun ferito ma tanta paura.

L’EZLN, per poter garantire la presenza di Marichuy sulla scheda elettorale, ha lanciato una campagna di raccolta firme (quelle necessarie sono oltre 1 milione) che nonostante le intimidazioni prosegue imperterrita e, a quando pare, con successo. La scorta mediatica che vogliamo farle qui su Flow. ha come scopo quello di dare voce a chi, fino ad oggi, non l’ha mai avuta. La rivoluzione zapatista si è palesata nel 1994 con le mitragliette a tracolla ma senza sparare un colpo ma erano almeno 10 anni che la guerriglia marxista di Marcos e compagni affollava le montagne del sud-est messicano. La scelta di pubblicare un reportage dal Chiapas con 15 anni di ritardo parte proprio da qui: dare voce ai senza voce, mostrare l’evoluzione della cultura indigena che cambiando lentamente è rimasta fedele ai propri valori più profondi.

Per necessità di adattamento del testo, scritto nell’estate del 2003, la narrazione sarà in prima persona.

Il contesto

Sono partito per il Messico …

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