La storia dei dispositivi anti abbandono e di un’emergenza inventata

Questa è una storia italiana. È la storia di come media e politica costruiscono, cavalcano e poi si illudono di risolvere un’emergenza, trattando un fatto complesso in maniera riduzionista.

È una storia dove le responsabilità individuali vengono demandate alla tecnologia e dove lo stato pensa di poter risolvere con un dispositivo elettronico un fenomeno psicologico che ha profonde radici nella struttura della società contemporanea.

È una storia che ci serve capire per farci gli anticorpi.

In italiano, così come in molte altre lingue, non esiste una parola che indichi la condizione di un genitore che sopravvive ai propri figli. Probabilmente, scrive Paolo D’Achille sul sito dell’Accademia della Crusca, per capire il motivo di questa assenza «non si può escludere del tutto che proprio il carattere doloroso e “innaturale” dell’evento abbia determinato già in passato una sorta di tabuizzazione della parola che dovrebbe designare chi lo ha vissuto». C’è forse una parola per indicare un genitore che diventa causa della morte di un figlio? No. A maggior ragione, non c’è. Ma ci sono genitori che, purtroppo per loro, […]

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