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Senza piano B

Tutto inizia il 20 agosto 2018, ben prima che i media mainstream se ne accorgessero e ben prima che il nome e il volto di Greta Thunberg finissero su tutti i giornali, i social, le televisioni, a volte accompagnati da allucinanti teorie del complotto. Greta Thunberg, dal 20 agosto 2018 protesta tutti i venerdì per chiedere ai politici svedesi prima, di tutto il mondo poi, di fare qualcosa per arrestare il cambiamento climatico.

Fra le teorie del complotto a cui abbiamo assistito c’è anche quella che sostiene che “dietro a Greta Thunberg” ci sarebbe Ingmar Rentzhog: in Italia, per esempio, il Giornale ha scritto un pezzo citando il giornalista d’inchiesta svedese Andreas Henriksson secondo il quale «dietro a Greta c’è un esperto di pubbliche relazioni, Ingmar Rentzhog, fondatore della start up We Don’t Have Time». Stessa tesi diffusa da Der Spiegel. In effetti, Greta ha ammesso di essere stata per un po’ «advisor», consulente di We Don’t Have Time.

Questo è il post su Facebook di Andreas Henriksson in cui il giornalista afferma che, siccome Rentzhog ha scritto un post su Greta Thunberg su Facebook proprio il 20 agosto 2018, allora era tutto pilotato. Henriksson, in sostanza, dice: «Valuta tu qual è la probabilità Rentzhog per caso abbia scoperto Greta e ne abbia scritto […] riconosco una campagna pr quando ne vedo una».

Quindi, tutta la bagarre che si è scatenata su Greta si basa su un giornalista che ha cercato a ritroso nel profilo Facebook del fondatore di We Don’t Have Time, ha trovato un post emozionale e sostiene di aver le competenze tecniche per dire che questa è una campagna di pubbliche relazioni. A noi, che pure amiamo il giornalismo d’inchiesta, che si basa naturalmente anche su intuizioni, sembra un po’ poco per trarre conclusioni giornalistiche. Esiste la casualità. Esiste anche la possibilità che i due si conoscessero anche prima. Ma che benefici avrebbe tratto, Rentzhog, da questa presunta campagna? E cosa dice di questa storia? Seguire pensieri e soldi può aiutare a chiarirci un po’ le idee.

Per questo abbiamo pensato di scrivere proprio a Rentzhog e di sentire la sua versione dei fatti. Lo abbiamo intervistato: ecco la sua storia.

Categorie: Slow journalism

Da dove è nata l’idea di We don’t have time? Tutto è nato nel novembre del 2016, quando Donald Trump vinse le elezioni americane. Fu in quel momento che capii in modo molto chiaro che non ci sarebbero stati mai dei leader che avrebbero affrontato la crisi ambientale al nostro posto. In quel momento, analizzando la situazione, mi resi conto quindi che avevamo bisogno di di una organizzazione di cittadini che potesse rendere possibili i cambiamenti dal basso, dalle radici, in modo da mettere sotto pressione il potere. Nessun leader prenderà mai una decisione efficace se non lo incalziamo e, […]

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