Venezuela, due per nessuno e niente per tutti

CARACAS – Due presidenti, due parlamenti, due versioni di una storia. Raccontare il Venezuela significa che gli altri sceglieranno da che parte stai. Non importa quello che si vede, ma quello che si crede. Il Venezuela è la linea di confine di un giornalismo ideologico dove ogni parola è una trincea. Dove quando parli di povertà, sentono CIA, quando chiedi di iperinflazione rispondono “imperialismo”. Ma la realtà cammina con le sue gambe e la verità esiste anche se frantuma certezze e questo a volte è insopportabile.

I numeri sono un buon punto di partenza perché sono freddi, inesorabili, scientifici: secondo le Nazioni Unite l’87 per cento dei venezuelani vive al di sotto della soglia di povertà. Lo stipendio medio minimo è di 18mila Bolivar, 5 Euro. La pensione minima è di 3 Euro. Una scatola di tonno costa 7 Euro e 8 rotoli di carta igienica 20. L’85 per cento delle medicine sono introvabili, e nel 2017 un venezuelano in media ha perso 11 kg in un anno.

Categorie: Slow journalism

CARACAS – Gli ospedali pubblici lavorano solo quando un paziente può pagare. Partorire costa sui 2000 Euro. Un isterectomia 7000 Euro, nella spesa sono compresi i guanti di lattice, le mascherine, i camici per l’equipe chirurgica, l’ossigeno, l’anestesia e tutto quello che serve. Visto che il Bolivar non vale niente, neanche l’assicurazione medica copre alcunché. Ci sono delle cliniche private per lo più religiose, dove invece lo stesso intervento costa 500 Dollari. Sono posti semplici, senza fronzoli, ma ancora efficienti e puliti. Le medicine arrivano da donazioni private perché anche se ora ci sono tonnellate di materiale medico in Colombia […]

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