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Diaspore, la parte attiva della cooperazione internazionale

Il sistema delle diaspore, ovvero le comunità di stranieri che vivono in Italia e inviano parte dei propri guadagni nei paesi d’origine tramite rimesse, è destinato a cambiare in maniera radicale la narrativa sulle migrazioni e a superare l’approccio meramente assistenziale con cui è stato finora gestito il fenomeno migratorio.

La crescita esponenziale delle diaspore negli ultimi anni, sia quantitativa che qualitativa, non lascia spazio a dubbi: sono destinate a diventare un elemento fondamentale ai fini della cooperazione internazionale. Nonostante la diaspora sia un soggetto presente da lungo tempo ci sono volute decadi perché venisse riconosciuta come elemento sociale e se ne intuisse il valore (economico ma non solo) potenziale. Queste lungaggini e reticenze sono attribuibili da una parte alle difficoltà di comunicazione e alla diffidenza di tutte le parti in causa e dall’altra, forse, all’insufficiente determinazione della politica nell’occuparsi in maniera costruttiva del fenomeno. Con la legge n. 125/2014 le diaspore hanno trovato finalmente un inquadramento giuridico: all’art. 26 la normativa riconosce un ruolo di primo piano alle organizzazioni ed associazioni di migranti nei processi di cooperazione e, cosa ancora più importante, promuove la partecipazione delle diaspore sul piano politico-istituzionale, consentendo l’accesso diretto ai bandi di finanziamento. Questa norma ha spianato la strada a un processo già in corso da tempo: dopo 7 incontri territoriali nelle principali città italiane, con 150 buone pratiche di migrazione e sviluppo registrate ed il coinvolgimento di 100 imprenditori immigrati, il 18 novembre 2017 si è tenuto a Roma il primo Summit Nazionale delle Diaspore.

Per la prima volta le varie comunità straniere e di stranieri in Italia hanno avuto l’occasione di conoscersi e confrontarsi. Su 7000 associazioni contattate hanno preso parte al Summit 400 di esse, in rappresentanza di 50 Paesi: organizzato e finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) con il contributo delle Fondazioni For Africa Burkina Faso, la Fondazione Charlemagne ed altre organizzazioni, il primo Summit Nazionale è stata l’occasione per promuovere la partecipazione diretta delle diaspore al dialogo con le istituzioni e guidarle verso il ruolo di ambasciatori economici nei confronti dei rispettivi paesi d’origine: una missione ambiziosa, impensabile fino a qualche anno fa, non esente da difficoltà apparentemente insormontabili. Al momento del Summit le diaspore si trovavano ad affrontare delle criticità fisiologiche costituite perlopiù dall’assenza di adeguate procedure per un concreto riconoscimento, oltre che carenze organizzative e logistiche.

In risposta a tali criticità è stato presentato un documento, editato e terminato con il Summit 2019, frutto di mesi di lavoro, contenente proposte ragionate e ben definite: la promozione di bandi specifici dedicati a iniziative di Migrazione e Sviluppo gestiti dalle diaspore, un maggiore accesso ad informazioni relative ai bandi e una sostanziale semplificazione del linguaggio, la promozione di partenariati con altri attori della cooperazione su un piano più paritario.

Come si diventa attori nella Cooperazione

La prima proposta è forse la più interessante. Finora alle diaspore è stata preclusa la partecipazione ai bandi relativi alla Cooperazione in quanto prive di caratteristiche indispensabili all’ammissione, come ad esempio un bilancio certificato, personale dedicato e una sede operativa in possesso esclusivo, caratteristiche che di fatto sono una prerogativa delle grandi organizzazioni italiane operanti nel campo da svariati anni. Alla luce di ciò, sono state formulate delle proposte di “criteri di ammissibilità” relativi alle sole associazioni di stranieri, da rispettare per poter partecipare ai bandi, senza comunque far venire meno i principi di solidità e affidabilità, indispensabili per operare in campo internazionale. D’altronde, visto il percorso di crescita e consolidamento delle diaspore negli ultimi anni, è solo questione di tempo prima che esse arrivino a possedere tutti i requisiti attualmente richiesti anche alle grandi ONG italiane.

Che la crescita del sistema delle diaspore sia nell’interesse di tutti – migranti, istituzioni, cittadini italiani – è stato evidenziato con grande efficacia da Mario Giro, ex-vice ministro degli Affari Esteri con delega alla Cooperazione internazionale durante il governo Gentiloni, uno dei promotori del progetto. Durante il suo intervento al Summit Giro non ha usato mezzi termini. «Il protagonismo sociale delle diaspore riguarda l’Italia intera e il suo futuro» ha dichiarato, evidenziando come le diaspore siano di fondamentale importanza per portare avanti una nuova idea di convivenza, al di là delle mere questioni etiche. «Questo progetto va usato come leva per creare un sistema di migrazione circolare, uno scambio win – win in cui tutti sono vincitori». Rivolgendosi direttamente ai migranti, molti dei quali provenienti da paesi in cui non è garantita la libertà di parola o di organizzazione, ha detto: «Qui siete in una democrazia; approfittatene. Avete la possibilità di parlare, associarvi, dire la vostra. Qui potete essere presenti ed intervenire sui problemi collettivi».
Quest’ultima affermazione è forse la più rivoluzionaria.

Il cambio di paradigma è evidente: non è più l’Italia a prendersi cura dei migranti, sono questi, tramite iniziative che arricchiscono la collettività, a prendersi cura dell’Italia. In quest’ottica, il fine ultimo non è più l’integrazione, ovvero una minoranza che si adegua e conforma ad una maggioranza, bensì la convivenza, uno spazio in cui individui fra loro diversi offrono un contributo per migliorare il paese lavorando fianco a fianco.

Cleophas Adrien Dioma è nato in Burkina Faso nel 1972, ma da anni vive tra Parma a Roma occupandosi di mediazione culturale. Più che un lavoro, l’integrazione dei migranti in Italia è diventata la sua missione: oltre ad aver creato il festival Ottobre Africano è co-fondatore del RomAfrica Film Festival e collabora all’organizzazione dell’Africa Day, fornendo la sua consulenza per la parte culturale della manifestazione. Da anni affianca alla mediazione culturale quella economica e commerciale, aiutando gli imprenditori africani nella ricerca di mercati e prodotti italiani e accompagnando le imprese italiane e africane nella messa in opera di progetti strategici sia in Italia che in Africa.

Dal 2015 è coordinatore del gruppo di lavoro “Migrazione e Sviluppo” del Consiglio Nazionale per la Cooperazione allo Sviluppo: il fine ultimo, non serve dirlo, è portare le diaspore a partecipare attivamente alla Cooperazione internazionale. Senza il suo impegno e la sua energia, è probabile che il Summit delle Diaspore non avrebbe mai visto la luce. Dioma ha sempre avuto le idee molto chiare riguardo la direzione da seguire per portare le associazioni a crescere abbastanza da diventare un valido interlocutore: la sua teoria è che il migrante, grazie alla sua esperienza bidirezionale, possa «non solo capire ma anche cogliere le opportunità di investimento commerciali ed economiche nei paesi di provenienza, segnalare quelle di interesse per le aziende italiane ed accompagnare le stesse nei processi di analisi, progettazione e negoziazione». Un sistema circolare in cui le conoscenze di ogni parte in causa sono indispensabili al buon esito della trattativa e in cui, fondamentalmente, vincono tutti. Un’idea tanto semplice quanto geniale, che apre nuovi scenari alla piccola e media imprenditoria italiana che vorrà investire all’estero.

Nel corso del suo intervento al Primo Summit Nazionale Dioma ha dichiarato: «L’Italia è il paese in cui viviamo, in cui creiamo delle relazioni affettive. Io a volte mi sento più parmigiano che africano, mi sento più a casa mia qui che in Burkina Faso. Non vogliamo che l’Italia diventi un paese cadavere». In quest’ottica, grazie alle diaspore i migranti vincono doppiamente, avendo l’opportunità di aiutare sia il loro paese di provenienza sia quello in cui hanno deciso di ricostruirsi una vita.

Il secondo Summit Nazionale

Il summit del 2017 è stato un successo. L’ampia ed entusiastica partecipazione ha reso quell’evento una giornata da ricordare e da replicare: 15 dicembre 2018 si è svolto a Milano il secondo Summit Nazionale delle Diaspore 2018-2019. La conferenza stampa di presentazione dell’evento, svoltasi il 25 settembre nella sala stampa dell’Agenzia Dire, ha avuto come tema principale la necessità di un cambio di narrazione nei confronti dei migranti, quasi sempre negativa e passiva, ed il ruolo che le diaspore possono svolgere in questo senso.

In rappresentanza delle istituzioni è intervenuta Emanuela Del Re, vice ministra per gli Affari Esteri, che ha espresso tutto il suo entusiasmo per il progetto. È stato però Emilio Ciarlo, responsabile delle relazioni esterne e della comunicazione dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), a spiegare perché è così importante credere nel progetto e sostenerlo: «Il blues è nato in Africa Occidentale, in Mali, in Burkina Faso. È stato esportato negli Stati Uniti e lì è cresciuto, si è modificato; è diventato un genere così apprezzato da essere suonato ovunque nel mondo. Questo è vero arricchimento». Dopo questa premessa, Ciarlo ha proseguito:: «Se l’AICS continua a finanziare questo progetto, è perché crede fermamente nella sua validità. L’obiettivo è far sì che le diaspore crescano come realtà economica e sociale, fino a poter ottenere finanziamenti pubblici». Ciarlo però è ben cosciente che le diaspore, ad oggi, non sono ancora pronte a fare il grande salto ma si mantengono coerenti con gli obiettivi prefissati per questa seconda edizione del Summit, ovvero rafforzare le loro conoscenze e competenze per la Cooperazione allo Sviluppo e realizzare un percorso per favorire una loro rappresentanza inclusiva nella cooperazione italiana.

Per raggiungere questi obiettivi, il Summit si pone un orizzonte temporale di ampio respiro: il programma prevede infatti 19 mesi di attività, differenziate a seconda del livello di conoscenze e capacità delle stesse associazioni. Tra le iniziative più interessanti si annoverano quelle dedicate alle organizzazioni di lungo corso: 20 di queste beneficeranno di assistenza tecnica per la certificazione dei propri bilanci e il conseguimento di tutti i requisiti necessari per presentare domanda di inserimento nella lista di Organizzazioni della Società Civile (OSC) finanziabili da AICS e tutto lascia supporre che il progetto raggiungerà gli obiettivi prefissati in tempi relativamente brevi. Si tratta di un ottimo segnale di svolta reale nella narrazione dei migranti. Narrazione che, però, ai fini di un vero cambiamento necessita soprattutto di un cambio di prospettiva. È questo il compito più importante delle diaspore in questo momento storico: far sì che anche i migranti trovino la propria voce ed abbiano finalmente l’occasione di farsi ascoltare.

Per approfondire

[1] Summit Nazionale delle Diaspore

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