fbpx
Slow News Lab

Educazione finanziaria in Italia: un taboo

di Simone Marazza

Secondo un rapporto della commissione nazionale per le società e la borsa, il livello di educazione finanziaria degli Italiani è basso e spesso insufficiente per compiere scelte di investimento efficaci, le stime provano che circa il 39,2% della popolazione nazionale investe una parte dei propri risparmi, dove la maggioranza delle persone non ha assorbito concetti di base come diversificazione del portafoglio o rischio – rendimento e solo un quarto si avvale di figure professionali intermediarie in grado di gestire i loro fondi.

Le esperienze negative, dirette o indirette, possono essere una cattiva pubblicità per il mondo degli investimenti, allo stesso modo, il pensiero di disporre di capitali ampi per approcciare a questa realtà.

Miti da sfatare ormai, la società odierna, tramite piattaforme digitali, ci offre un’enorme quantità di conoscenza in materia da usufruire per colmare questo gap che secondo ricerche ci porta ad essere uno dei Paesi con il più basso tasso di conoscenza in termini di finanza ed economia.

I professionisti concordano nel pensare che l’educazione finanziaria non debba essere un privilegio, ma un’opportunità accessibile a tutti nella realtà odierna. Questo tipo di conoscenza non è volta solamente ad effettuare scelte di investimento, si tratta in particolare di conoscere le conseguenze derivate dai vari dati che vengono spesso trasmessi tramite i mezzi di comunicazione dando per scontato che tutti capiscano le informazioni ricevute.

Educazione finanziaria è dunque, avere delle basi di economia, è importante sapere a cosa si va in contro nel momento in cui si richiedono prestiti, finanziamenti e prodotti finanziari principalmente di matrice bancaria, ma è anche gestione delle proprie risorse, di sapere come diversificarle e non renderle una semplice somma da affidare al sistema bancario, considerare quindi le abilità in quest’ambito semplicemente come un’ulteriore entrata, può risultare riduttivo.

In Italia esistono vari esempi per cui si rende necessario approfondire, a partire dai giovani, questo tipo di cultura, uno tra tutti è il tema della ludopatia, i dati del Governo nel 2019 vedono circa 74,5 miliardi di euro gettati in pasto al gioco d’azzardo, adottare dunque, una strategia di prevenzione sociale, inserendo all’interno della quotidianità dei ragazzi, dei sistemi di apprendimento in materia, sicuramente potrebbe portare miglioramenti sia dal punto di vista della gestione dei propri risparmi, sia nella vita di persone che vedono nel gioco d’azzardo, un’opportunità di arricchimento.

Alcuni esperti convergono nel pensare che tra i problemi alla radice di un’educazione finanziaria di basso livello che mette in comune tutto il Paese ci sia l’istituzione scolastica “È imbarazzante il nulla cosmico che viene insegnato nelle scuole Italiane riguardo uno degli argomenti più importanti per la società umana moderna, si insegna musica, religione, ma non si insegna economia”. Marco Cavicchioli, divulgatore giornalistico in Economia e Finanza.

Alcuni invece pensano che l’imposizione dall’alto di una materia e quindi, l’apprendimento di capacità in età adolescenziale dettata in modo scolastico e vista dai ragazzi come qualcosa di obbligatorio, non sia efficace nel suo fine ultimo, ovvero, fornire ai cittadini degli strumenti per comprendere come funziona il proprio denaro, permettendo loro di effettuare scelte consapevoli.

Già da piccoli quando non si hanno soldi da gestire è importante lavorare sull’approccio e il metodo da avere per quando si avrà disponibilità economica, Jacopo Scarabello, consulente finanziario e creatore di contenuti digitali, concorda “È importante avere la conoscenza anche in età adolescenziale, ma è altrettanto fondamentale che quest’ultima venga appresa per merito di qualcuno che non rappresenti l’autorità per il ragazzo”.

Una delle possibili soluzioni, secondo gli esperti, sarebbe quindi quella di portare all’interno della realtà scolastica, corsi, approfondimenti o lezioni riguardo quest’ambito, che siano però gestite in modo non formale, evitando l’imposizione spesso evitata dai giovani e sfruttando i mezzi comunicativi a nostra disposizione, quali social network e contenuti digitali.

Andrea Castellano, studente al terzo anno di Economia “Ho imparato a gestire le mie risorse e cominciato ad investire quando ho iniziato l’università, ma ho comunque approfondito da solo trovando materiali sulle piattaforme digitali ed usufruendo di libri a riguardo”.

A conferma delle parole degli esperti, l’istituzione scolastica non è stata in grado di trasmettere questo tipo di abilità ai ragazzi fino ad oggi, ma il materiale a disposizione che si può trovare online è di qualità, basta saper distinguere e selezionare.

Nasce qui un problema individuato da alcuni creatori di contenuti “Il cittadino medio temo non sia in grado di selezionare nell’oceano di informazioni disponibili su internet quelle buone da quelle cattive”.
Ed è proprio per questo che avere a disposizione, sin dall’età adolescenziale, figure professionali che creino un primo approccio verso questo mondo è fondamentale, anche per non cadere nel baratro dei finti esperti in giro sul web e soprattutto per arrivare ad una distinzione concreta tra i vari contenuti disponibili.

Inoltre gli esperti ritengono fondamentale che chi cerchi di trasmettere queste conoscenze debba essere un buon comunicatore, un messaggio chiaro e trasparente risulterà essere essenziale per un apprendimento da zero e si pensa infatti che un altro dei motivi alla base di uno scarso livello di educazione finanziaria comune nel nostro Paese sia una comunicazione inefficace, che tramite i social potrebbe essere esposta in modo coinvolgente.

Le fonti credono che questo sia ancora un argomento taboo in Italia, che in un certo senso incute timore, ma la commissione nazionale per le società e la borsa, Banca d’Italia e Stato dovrebbero essere i primi a prendersi la responsabilità di promuovere la crescita di educazione finanziaria, accompagnati da figure vicine a noi.

Piccoli passi in merito sono stati fatti, tra i più significativi vi è l’introduzione del mese dell’educazione finanziaria in ottobre, annunciato nel 2017 dal ministero dell’Economia e delle Finanze, con obbiettivo la divulgazione e l’assimilazione della cultura finanziaria tramite incontri e lezioni di esperti, fruibile gratuitamente con l’aiuto di università italiane, il problema riscontrato comunemente tra gli intervistati si è rivelato essere il fatto che questo sistema non è abbastanza conosciuto, pur essendo un grande passo concreto verso l’educazione in materia a livello nazionale, non è stato pubblicizzato e trasmesso, iniziativa quindi, che manca di un’efficace comunicazione in grado di ampliare il pubblico di ascolto e trasmettere conoscenze essenziali nella società contemporanea.

Tiziano Cesaro, studente al terzo anno di Economia “Ero affascinato da questo mondo sin dall’età adolescenziale, argomento che in famiglia è sempre stato respinto per assenza di fiducia nel sistema finanziario ”.

Tramite un’indagine di Pictet Asset Management, le parole dell’intervistato si sono dimostrate vere per una buona parte dei casi, le persone, principalmente i più adulti, risultano avere poca fiducia in questo sistema ed è proprio questo uno dei motivi essenziali per cui questo risulta essere ancora oggi un argomento taboo, dove si è intimoriti e spesso scettici a riguardo.

Circa il 47% degli intervistati ha scarsa fiducia nel sistema finanziario, molti pensano sia una truffa e non vedono minimamente l’opportunità di apprendimento di abilità e conoscenze che permetterebbe loro di gestire la propria vita in modo più equilibrato.

L’educazione finanziaria è uno strumento di protezione per i cittadini e non un sistema volto a truffare, motivo per cui la creazione di nuove iniziative guidate da valori e trasparenza possono avvicinare le persone, come quella promossa dal MEF nel 2017, che però tenda ad arrivare a più cittadini possibili per inviare un messaggio trasparente ed onesto.

La condivisione in questo senso può essere fondamentale, aprendo le proprie esperienze e conoscenze agli altri, espandendo il pubblico di riferimento e trasmettendo le capacità necessarie per affrontare i problemi quotidiani in modo differente.