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Mai come nella campagna elettorale 2022 il tema ambientale è presente nei programmi dei partiti politici in corsa. Questa è sicuramente una buona notizia, vista la crisi climatica in corso e il dibattito pubblico sempre più capillare e consapevole. Meno buona se la guardiamo invece in una prospettiva temporale breve, tipo di due decenni, perché noteremmo un ritardo mostruoso sul farsi carico di un problema che esiste da molto prima che i partiti attualmente in corsa venissero fondati, Lega compresa (è il partito più anziano in corsa, nato come coalizione nel 1989, federatesi in partito nel 1991). C’è anche un’altra buona notizia: leggendo i programmi si nota l’assenza di posizioni apertamente negazioniste.

Tra i vari documenti che abbiamo caricato qui su Pinpoint, uno strumento di archivio e consultazione della Google News Initiative, e che puoi consultare abbiamo utilizzato parole chiave come “decarbonizzazione”, “emissioni”, “suolo”, “clima” e siccome questo lavoro è in costante aggiornamento puoi segnalarci qui se ci sono cose che non tornano, che abbiamo omesso, che ci siamo dimenticati.

In materia di crisi climatica le elezioni del 25 settembre 2022 sono fondamentali: il governo che verrà, e speriamo più ancora il Parlamento che verrà, dovrà rispondere con i fatti all’emergenza climatica, ideando, realizzando e praticando politiche efficaci e attuando le misure del Pnrr su transizione ecologica, decarbonizzazione dell’economia, gestione degli impatti climatici sul territorio e sulla società. Tutto questo, fronteggiando al contempo sopraggiunte emergenze, gli effetti farfalla del cambiamento climatico come la siccità che ha messo in ginocchio le colture nella primavera-estate 2022, l’alluvione nelle Marche che ha ucciso diverse persone, la degradazione dei suoli, l’approvvigionamento idrico. Facendo un salto all’indietro e provando ad osservare il fenomeno del cambiamento climatico in una prospettiva più ampia, ci si rende conto della complessità del tutto, come anche dell’urgenza di fare qualcosa per attenuarne gli effetti.

Abbiamo deciso di concentrarci solo su alcuni aspetti legati alle politiche ambientali, climatiche e di tutela del territorio, tralasciando ad esempio il dibattito nucleare/no nucleare, un po’ perché sul tema gli italiani si sono già espressi tramite referendum per due volte e un po’ perché in carenza di visioni concrete a breve termine occuparsi dei progetti a medio termine è un quasi un vezzo.

Lo sviluppo sostenibile

La XIX legislatura cadrà interamente nella “decade critica”, come è stata definita dal Patto di Glasgow sul Clima delle COP26, ma non sempre nei programmi elettorali la questione climatica è resa in maniera esplicita: se è vero che per tutti i partiti il tema è centrale è anche vero che le soluzioni offerte e i livelli di ambizione sono molto diversi. Le vie tra cui scegliere sono essenzialmente due: la prima intende rivedere gli impegni europei e nel frattempo convergere su gas e nucleare per la produzione di energia, in cui possiamo includere la coalizione di centrodestra e il terzo polo, mentre la seconda, in cui includiamo il centrosinistra, fa di efficienza energetica e fonti rinnovabili il ticket vincente, mantenendo la barra dritta sugli obiettivi europei ma mostrando al suo interno sensibilità molto diverse sul come farlo. Entrambe le strade indicate però hanno un grande vuoto comune: l’assenza di una politica estera per il clima. Nulla. Zero.


Il tema dello sviluppo sostenibile è trattato generalmente in modo molto filosofico ed avvocatesco e molto poco scientifico e razionale: sono le parole, e non gli studi scientifici, a fare la differenza nelle proposte dei programmi elettorali.

Sulle emissioni mancano indicazioni su un obiettivo specifico nazionale al 2030 e solo l’Alleanza Verdi-Sinistra Italiana si è posta obiettivi più ambiziosi di quelli europei (una riduzione del 70% al 2030 e la neutralità climatica nel 2045). La coalizione di centrodestra parla di revisione degli impegni europei, utilizzo dei giacimenti di gas, possibile ricorso all’energia nucleare. Azione e Italia Viva nel loro programma richiedono invece una riduzione del 55% delle emissioni di CO2 “possibilmente” entro il 2030 mentre il Partito Democratico propone di ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. +Europa propone di eliminare gradualmente tutti i sussidi dannosi all’ambiente, ridurre drasticamente i passaggi burocratici che frenano lo sviluppo delle fonti rinnovabili, raggiungere la protezione di un terzo delle aree marine per garantire ripresa e conservazione delle popolazioni ittiche planetarie, prevenire il dissesto idrogeologico contrastando il consumo di suolo, favorire l’economia circolare integrando pienamente la considerazione del capitale naturale nella contabilità non solo nazionale, ma anche regionale e locale.

Rimboschimento e piantumazione di alberi è invece un cavallo di battaglia di tutto il centrodestra, tema presente sia nei singoli programmi che in quello della coalizione: il progetto si declina essenzialmente nelle aree urbane (Fratelli d’Italia allarga il campo agli orti urbani e ai parchi cittadini) nell’ottica di creare “cinture verdi”.

Il PD propone poi di elaborare una Legge quadro sul clima e rendere operativo il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC); dotare il Paese di un pacchetto di misure che valorizzi le sinergie territoriali in un quadro di coordinamento nazionale per la tutela dell’ecosistema e della salute; un Piano nazionale per l’acqua, la siccità e il dissesto idrogeologico; elaborare una norma per la consapevolezza della rilevanza della biodiversità e per il contrasto alla desertificazione. In questo contesto Europa Verde – Sinistra italiana sono più specifici: aggiornare e rendere pienamente operativo entro i primi sei mesi il Pnacc, integrare le politiche di adattamento a tutte le politiche pubbliche, lottare contro la desertificazione, rafforzare l’attuazione, il ruolo e la cultura della Rete Natura 2000, attuare piani di gestione di specie minacciate, promuovere una strategia “rifiuti zero”.

Il consumo di suolo

L’ultimo rapporto Ispra sul consumo di suolo, pubblicato a luglio 2022 poco prima della crisi di governo, certifica che nel 2021 sono stati impermeabilizzati 19 ettari di suolo al giorno e a causa del consumo di suolo avvenuto tra il 2012 e il 2021 l’Italia dovrà affrontare costi annuali pari a 3 miliardi di euro per quei servizi ecosistemici che quei suoli, impermeabilizzati, non sono più in grado di assicurare.

Il tema del consumo di suolo, nei programmi elettorali che abbiamo raccolto su Pinpoint, si lega a tante altre cose: la tutela del territorio, la sicurezza delle aree rurali, ma anche di quelle più urbanizzate, la rigenerazione, il dissesto idrogeologico, l’edilizia. È presente in quasi tutti i programmi elettorali, declinato in modo molto diverso e non sempre soddisfacente: il programma del M5s affronta direttamente il tema del consumo di suolo. Cercando la keyword “suolo” scopriamo che il programma pentastellato ripropone un suo vecchio cavallo di battaglia sul tema: “definire una nuova disciplina sull’arresto del consumo di suolo, nell’ottica di una concreta rigenerazione del territorio, che includa misure per il riuso del suolo edificato e per la tutela del paesaggio partendo dall’analisi e dall’approvazione della legge sul consumo di suolo che da molti anni è ferma in Parlamento”. Dello stesso avviso anche il programma del Partito Democratico, che promette una “legge sul consumo di suolo” in relazione ai suoi agricoli, con interventi “per l’acqua, la siccità e il dissesto idrogeologico” e di “rigenerazione urbana”. Il tema, tuttavia, si esaurisce in una riga. Che è più o meno quanto propone anche il ticket centrista Italia-Viva/Azione. La visione del Partito Democratico andrà poi coniugata con quella dell’Alleanza Verdi-Sinistra Italiana, a loro volta nella coalizione di centrosinistra, che parlando di consumo si suolo richiamano l’articolo 9 della Costituzione circa la tutela del territorio, affrontano la questione della rigenerazione urbana proponendo l’acquisizione di immobili posti a garanzia di crediti deteriorati e dedicano un paragrafo intero all’Italia del mangiar sano: “A causa dell’agricoltura intensiva, urbanizzazione e la cementificazione, il suolo in Italia è costantemente minacciato e il consumo di questa risorsa preziosa viaggia alla velocità di circa 2 metri quadrati al secondo. Intendiamo arrestare il consumo di suolo e attuare un grande programma di difesa, contro frane e dissesti, mettendo il territorio in sicurezza, destinandovi una maggiore quota delle risorse del Pnrr”. Restando nel centrosinistra, il programma di +Europa amplia di poco la questione inserendo il tema degli abusi ediilzi, mentre Unione Popolare propone una “legge nazionale” per ridurre il consumo di suolo e che blocchi nuove espansioni entro il 2025, opere di riconversione tramite recupero, riuso e manutenzione, realizzazione di impianti fotovoltaici in aree “già artificializzate” ed eolico “preferibilmente offshore”.

Impegno civico Di Maio, Centristi per l’Europa Casini-Lorenzin, l’Accordo di governo del centrodestra, Noi Moderati e Fratelli d’Italia non menzionano da nessuna parte nei loro programmi il tema del consumo di suolo. Per capire un po’ la visione del centrodestra sulla questione bisogna andare nel programma della Lega, che dedica un intero paragrafo al consumo di suolo: “L’ambiente si difende risparmiando territorio o meglio evitando il consumo di suolo che, come risulta dal recente studio presentato da Ispra, è in costante aumento”. La Lega è l’unico partito a richiamare allo studio Ispra: “È necessario puntare alla semplificazione del procedimento delle bonifiche, rafforzare le strutture tecniche pubbliche in modo che siano in grado di stare al passo con l’aumento delle istanze di bonifica valorizzando cosi le aree dismesse e i territori recuperati. Per fare questo dobbiamo snellire le procedure ridurre i termini delle risposte dai vari enti per il rilascio delle autorizzazioni, incentivare gli investitori in misura percentuale agli investimenti in attività di risanamento”. Forza Italia parla invece di “incentivi” per “l’ammodernamento, l’efficientamento e la messa in sicurezza” degli edifici pubblici con l’obiettivo “zero consumo di suolo”. Tuttavia nel programma di centrodestra c’è un’ampissima parte relativa alle grandi opere e alle infrastrutture, di cui tutto si può dire e pensare ma non che possano entrare in una strategia “zero consumo di suolo”.

Riciclo, smaltimento e materiali

I rifiuti sono, in tutta Italia ma in generale in tutto il mondo, l’elefante nella stanza di tutte le politiche ambientali. Nei programmi elettorali “riciclo” e “riuso” sono le due soluzioni menzionate al problema, declinato in forme diverse e con soluzioni diverse, e si è completamente persa per strada ogni soluzione improntata ai materiali ed al contrasto all’overpackaging. Il modello di produzione attuale non è in alcun modo messo in discussione, questo nonostante la questione dei materiali e del packaging fosse uno dei cavalli di battaglia più antichi del Movimento 5 stelle.

L’unico ticket a rilanciare la strategia “rifiuti zero” è quello composto da Verdi-Sinistra italiana, che inserisce una parte sui termovalorizzatori definendoli “l’ultima spiaggia”. Spiaggia che per tutti gli altri invece è quasi la prima, in un Paese che in termini di riciclo e riuso è agli ultimi posti in Europa.