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Elezioni 2022

Elezioni 2022 - Digitale e Tecnologia

Quanto si parla e come viene affrontata la tematica riguardante l’uso della tecnologia, degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale nei programmi elettorali delle elezioni politiche 2022?

Su Pinpoint abbiamo realizzato una collezione di documenti pensata appositamente per analizzare in maniera comoda ed efficace i programmi elettorali depositati. A questo giro abbiamo deciso di dedicarci alla ricerca di parole chiave come “tecnologia”, “biometria”, “intelligenza artificiale”, “algoritmi” e quant’altro.

Perché è importante? Beh, perché l’uso di algoritmi e dati biometrici (anche) all’interno della Pubblica Amministrazione è già in sperimentazione, e come abbiamo avuto modo di vedere il loro utilizzo è spesso poco normato e poco trasparente, così come si investe ben poco o nulla nell’alfabetizzazione e nel dibattito a riguardo.

Ora, per la sorpresa di – quasi – nessuno, queste tematiche all’interno dei programmi elettorali vengono talvolta sfiorate senza mai realmente entrare nel merito, quando non direttamente ignorate.

Vediamo.

(Ah, a proposito di algoritmi: se non lo sai, gli header di questa serie sono stati realizzati tramite Midjourney. Fico, vero?)

Digitale e tecnologia

La parola “digitale” compare in quindici documenti, mentre la parola “tecnologia” in tredici.

È necessario destreggiarsi un po’ per scartare in quali documenti si stia effettivamente parlando di queste tematiche e non, invece, citando strumenti, pratiche e quant’altro.

In particolare, il PD dedica un lungo paragrafo all’uso dei dati personali – all’interno di piattaforme private e per fini di sicurezza.

“Dobbiamo affermare, seguendo le linee delle recenti normative europee, il diritto al pieno controllo economico dei propri dati acquisiti dalle piattaforme per il loro utilizzo nell’erogazione dei relativi servizi.

Ciò vale per i cittadini ma anche per i lavoratori delle piattaforme”.

Parla poi della regolamentazione dell’uso dei big data e dell’intelligenza artificiale a fini di sicurezza:

“[…] tale impiego deve trovare un limite nel rispetto della privacy e della sicurezza delle persone che porti a vietare l’uso sistematico di software di sorveglianza nelle scuole, il riconoscimento biometrico dai luoghi pubblici, l’impiego di sistemi di scoring sociale basati sui dati personali; l’impiego di sistemi di riconoscimento emotivo, l’adozione di tecnologie digitali dai comprovati effetti discriminatori”.

Infine, si parla di alfabetizzazione per quanto riguarda non solo la digital literacy, ma anche la lotta alla disinformazione, sebbene anche qui si rimanga sul vago.

“Riteniamo essenziale promuovere un approccio critico al digitale nel ciclo dell’istruzione, a partire dall’educazione civica digitale fino alla digital literacy e all’educazione sull’uso del dato, all’impiego di elementi di informatica di base, alla difesa dalla disinformazione”.

Infine:

“Più in generale, riteniamo che occorrano politiche industriali per lo sviluppo del settore delle valute crittografiche e degli asset digitali, coerentemente con il quadro normativo europeo e allo stesso tempo cogliendo le nuove opportunità che le moderne tecnologie blockchain offrono. L’Italia come avanguardia in Europa nel settore porterebbe enormi benefici al Paese: creazione di nuovi lavori altamente qualificati, affrancamento da soluzioni extra-europee in ambiti strategici, protezione e tutela dei diritti dei cittadini”.

Il Movimento 5 Stelle dedica al digitale una slide contenente sei punti “per un paese digitale e moderno”, con delle proposte, anche qui, piuttosto vaghe.

In particolare, si parla della stesura “di una carta dei diritti digitali”: a questo proposito occorre ricordare che una Dichiarazione dei diritti in Internet comprendente 14 articoli era già stata pubblicata nell’estate 2015 e presentata dall’allora Presidente della Camera Laura Boldrini.

Si parla poi di una “banca digitale nazionale” e di “pubblica amministrazione in cloud” senza però entrare nel merito del modo in cui tali tecnologie verranno implementate, né come i cittadini potranno avervi accesso.

Infine, si dedicano gli ultimi tre punti ad investimenti sia dal punto di vista scolastico, sia dal punto di vista industriale, riguardo materie STEM e “tecnologie strategiche per il futuro”.

Anche Italia Viva si mantiene soprattutto sul rapporto tra aziende e digitale, senza toccare altri punti a riguardo; in particolare dedica un punto al sostegno per “la transizione digitale delle imprese esistenti”.

“Si intende supportare la transizione digitale e 4.0 delle imprese rafforzando il framework normativo originale di Industria 4.0, potenziando e razionalizzando i soggetti a cui questo supporto alle imprese compete (Centri di Competenza e Digital Innovation Hub)”.

La Coalizione di Centrodestra cita il “potenziamento e sviluppo delle infrastrutture digitali ed estensione della banda ultralarga in tutta Italia”, quest’ultima citata anche dal M5S. A questo proposito è necessario ricordare che la copertura tramite banda ultralarga sta venendo già messa in atto da un piano attivo dal 2016 a cura di Infratel Italia.

Italia del Meridione sembra limitarsi alla digitalizzazione di alcuni aspetti della pubblica amministrazione, prendendo in esame la cosa in due punti:

“Vogliamo introdurre, per alcuni tipologie di operazioni, la possibilità di equiparare la forma dell’atto pubblico o scrittura autenticata con l’impiego di tecnologie che garantiscono l’autenticità della firma come Spid e/o firma digitale.

Promuovere e coordinare il processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione garantendo l’accesso a tutti i servizi da parte dei cittadini con l’autenticazione tramite Spid”.

Cybersicurezza/cybersecurity

Questo tema compare in sei programmi, sebbene, anche qui, in forma decisamente vaga.

A questo proposito, la coalizione di destra (qui riportiamo il documento di Fratelli d’Italia, ma è identico anche per Lega, Forza Italia e Noi Moderati) si limita ad un trafiletto nel paragrafo dedicato a Sicurezza e contrasto all’immigrazione illegale, parlando di “potenziamento delle misure e dei sistemi di cyber-sicurezza”, senza entrare nello specifico.

Italia Viva cita brevemente l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, sostenendo non debba solamente “controllare” ma essere anche partner delle aziende.

Parla poi della necessità, per le Forze Armate, di

“incrementare gli investimenti nella formazione continua dei corpi specializzati nella cybersecurity, in pieno raccordo con le iniziative Europee, con percorsi di certificazione delle competenze che abbiano valenza anche in ambito civile”.

Simile la posizione di Più Europa, secondo cui

“[è necessario] che le competenze sulla sicurezza digitale diventino diffuse e trasversali a tutti i livelli del personale pubblico e degli utenti dei servizi, potenziando programmi e strutture in materia di cybersecurity per le amministrazioni pubbliche”.

Algoritmi e trasparenza

La parola “algoritmo” ricorre solamente una volta nel programma del Partito Democratico in merito ai “lavoratori delle piattaforme online”. In particolare, vuole ottenere:

“Trasparenza sul funzionamento degli algoritmi, che devono essere oggetto di contrattazione collettiva e non possono sostituire l’essere umano nell’assunzione delle decisioni sulle condizioni di lavoro. Porre in capo alle piattaforme l’onere della prova circa l’identificazione del tipo di rapporto di lavoro, che si presume subordinato”.

Insomma, nel complesso sul tema tecnologia e digitale sembra ci siano poche idee, piuttosto vaghe e senza reali progetti programmatici.

Se desideri approfondire ulteriormente, Wired ha scritto un lungo pezzo soffermandosi sui programmi dei singoli partiti in merito.