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Elezioni 2022

Elezioni 2022 e parità di genere

La parità di genere è uno di quegli argomenti che il giornalismo affronta poco e male, in Italia – non me ne vogliano colleghe e colleghi. Il motivo è culturale e forse da ricercarsi, prima di tutto, nelle questioni numeriche: i sette telegiornali delle principali reti televisive, i 5 giornali online più visitati e 28 dei 30 quotidiani più letti in Italia sono diretti da uomini.

La mancanza di diversità nel giornalismo italiano è un problema perché significa che non riusciamo a rappresentare punti di vista sostanzialmente differenti.

Ferme restando le considerazioni che abbiamo fatto rispetto all’analisi dei programmi elettorali (e ai programmi elettorali stessi, spesso molto vaghi, senza coperture finanziarie e soprattutto non vincolanti), proviamo a vedere che cosa si scopre utilizzando lo strumento che abbiamo messo a punto.

Il femminismo

Prima di tutto, ho provato a cercare nella collezione collaborativa che abbiamo creato per analizzare i programmi elettorali, la parola femminismo. Il motivo è semplice: mi sembra un termine significativo e indicativo di un determinato approccio, se scelto esplicitamente.

Appare solamente in due documenti: lo Statuto di Europa Verde-Verdi, che, al punto 6, recita così:

«Riconosce il valore del femminismo e dei movimenti delle donne per l’affermazione della libertà, l’avanzamento della civiltà e la fine del patriarcato. Ritiene presupposto fondante dell’azione politica la piena partecipazione delle donne, in ragione della loro differente esperienza di vita, visione della realtà e sensibilità».

Statuto di Europa Verde-Verdi, Elezioni politiche 2022

Il secondo documento in cui appare la parola femminismo è della medesima area. Si tratta del documento caricato sul sito del Ministero dell’Interno col nome Programma ed indicazione del capo del gruppo politico Alleanza Verdi e Sinistra

In una lunga sezione dal titolo Sapere è democrazia, si legge che

rimettere in discussione equilibri, assetti di potere e di governo vuol dire anche svelare il
ruolo delle “cordate” accademiche che ostacolano la stessa innovazione culturale ed epistemologica
e mettere in discussione la “naturalità” di un sistema che seleziona ed esclude per genere e che ancora
disconosce la fondatezza della critica prodotta dal femminismo ai saperi e ai modelli di relazione
sociali.

Programma ed indicazione del capo del gruppo politico Alleanza Verdi e Sinistra, Elezioni politiche 2022

Nessun altro documento contiene riferimenti espliciti al femminismo.

Parità di genere

La dicitura esatta “parità di genere” è contenuta in sei programmi

Nel programma del M5S, “parità di genere” è associata all’equiparazione dei tempi di congedo di paternità e maternità «per rendere finalmente concreta la parità di genere nella gestione familiare e nella vita lavorativa».

Il programma di Più Europa – non esattamente facile da leggere digitalmente. Fortunatamente, il lavoro che abbiamo fatto su Pinpoint ci facilita la vita – la parità di genere è centrata esclusivamente sulla questione lavorativa: «In Italia, il tasso di partecipazione femminile al mondo del lavoro è il più basso in Europa. Nel 2020, oltre 300.000 donne in Italia hanno perso il lavoro, in misura tre volte superiore rispetto agli uomini. Un’occupazione stabile e ben retribuita è la premessa perché le donne acquisiscano emancipazione economica ed autonomia decisionale. Non basta, dunque, avere un’occupazione, questa deve essere anche “dignitosa” (e cioè retribuita alla pari degli uomini), tutelata nelle forme contrattuali, di qualità e non stereotipata».

Si parla quindi di parità di genere nei consigli d’amministrazione, nelle istituzioni e nelle aziende. C’è, infine, una parte dedicata alla genitorialità.

In merito alla GENITORIALITÀ

di riservare un congedo parentale obbligatorio iniziale per entrambi i genitori
di retribuire il congedo parentale iniziale al 100% del reddito preparto
di riservare un congedo parentale facoltativo e complementare fruibile fino ai 12 anni di vita
del figlio
di retribuire Il congedo parentale complementare al 60% per entrambi i genitori

In merito agli INTERVENTI A SOSTEGNO DELLA GENITORIALITÀ

di rimodulare il Bonus Asilo Nido azzerando o riducendo i costi in base all’ISEE
di eliminare l’anticipazione della retta per le famiglic
di dedurre i costi sostenuti dalle famiglie per le rette degli asili privati e parificati, fino ad un
massimo di risparmio fiscale per famiglia di 3.000 euro.

Nel programma di Di Maio c’è “parità di genere” collegata alla natalità e alle famiglie, così

Più sviluppo più famiglie

Senza sviluppo mancano le prospettive per la persona. Nel 2021 il tasso di natalità è stato
il più basso di sempre con 1,17 figli per donna. Occorre investire sulla qualità della vita. Un
rinnovato ottimismo nel futuro contribuirà indubbiamente alla nascita di nuove famiglie che
si adopereranno nella costruzione di un Paese più solido, più giusto e più prospero. La
partecipazione al lavoro delle donne, l’aumento dei lavori ad alto valore aggiunto e
l’offerta dei servizi, come gli asili nido, che rendono la natalità compatibile con l’impegno
lavorativo sono la base su cui iniziare a costruire. Per favorire questo obbiettivo occorre
sostenere nelle imprese l’adozione di modelli organizzativi che valorizzino l’autonomia
personale nella scelta dei tempi, dei luoghi e delle modalità di lavoro. Occorre inoltre
rafforzare la normativa per raggiungere in un tempo ragionevole la parità di genere nelle
nomine pubbliche

Dal programma di IMPEGNO CIVICO LUIGI DI MAIO-CENTRO DEMOCRATICO

Italia Viva e Azione partono dall’indice sull’uguaglianza di genere per introdurre la sezione del loro programma “Pari opportunità”. Anche qui, il grosso degli interventi proposti è centrato sul mondo del lavoro e sulla natalità.

La Strategia prevede di raggiungere, entro il 2026, un incremento del 5% nella classifica dell’Indice
sull’uguaglianza di genere. Seguendo l’impianto della Strategia, le nostre proposte, insieme a quelle relative a
famiglie e giovani (inclusi gli asili nido), mirano a promuovere la partecipazione delle donne nel mondo del
lavoro e ad aumentare concretamente la parità di genere.

I punti proposti sono:
1. Promuovere un Bilancio di Genere per combattere il divario salariale di genere
2. Sostenere l’imprenditoria femminile, soprattutto in ambito innovativo
3. Attuazione del Family Act per investire sul lavoro femminile e il sostegno alla natalità
4. Contrasto alla violenza sulle donne

Anche Unione popolare contiene l’espressione esplicita “parità di genere”, in questo punto della sezione “12. FAR CRESCERE I DIRITTI E LE LIBERTÀ: Eliminazione di tutti gli ostacoli occupazionali, professionali e salariali alla piena parità di genere”.

Il Partito Comunista Italiano ha una sezione del suo programma che si intitola “Liberazione delle donne” e che inizia così: «

«La subordinazione femminile e la condizione di sfruttamento delle donne, sono il prodotto storico della loro esclusione dai rapporti produttivi con la conseguente relegazione nell’ambito familiare che il sistema capitalistico ha accentuato. La liberazione delle donne come affermazione di un’identità di genere non subordinata alla logica, alla cultura e al linguaggio maschili assunti come “naturali” e “universali. Il primo passo in tale direzione consiste nella riappropriazione del proprio corpo, della propria sessualità e affettività, della propria maternità, frutto di una libera scelta compatibile nei fatti, con l’essere insieme madri, lavoratrici e attrici sulla scena pubblica e politica».


Violenza sulle donne

Pagella Politica ha già confrontato i programmi in termini di proposte per il contrasto alla violenza sulle donne, evidenziando le proposte del PD e quelle di Verdi e Sinistra Italiana, le proposte del Centrodestra e quelle della Lega, che ha pubblicato anche un programma suo, le proposte del MS5 e quelle di Azione/Italia Viva.
Essendoci già una buona comparazione, ti rimando a questa lettura.


Tutto qui?

Assolutamente no. Come avrai intuito, c’è un problema nell’analisi per parole dei programmi – ed è per questo che da queste parti non ricorriamo alle cosiddette word cloud, le nuvole di parole che offrono rappresentazioni grafiche per “quantità”, ma che nulla dicono rispetto alla qualità del contenuto, rispetto alle parole non usate e rispetto al contesto.

Per analizzare, insomma, bisogna armarsi di pazienza e ingegno: la tecnologia aiuta, ma serve anche il cervello. Ecco perché, se ti vengono in mente altre ricerche e altre cose da analizzare il tuo contributo è utilissimo e puoi scriverci in ogni momento in redazione.

Dopo questo primo giro di analisi ho pensato di cercare più genericamente la parola “donna”. Lo strumento che utilizzo non fa distinzione fra plurale e singolare: li trova entrambi.

I risultati aumentano: ci sono 17 programmi che contengono almeno una volta questa parola.

Il Movimento Cinque Stelle, per esempio, ha la sua slide dedicata al tema “donna”.


Oltre alla sezione sulla parità, il programma di Azione e Italia viva usa il termine “donna” un’altra volta, quando parla di istruzione, così:

Per sostenere l’alfabetizzazione economica delle future generazioni, proponiamo di promuovere un piano
strutturato per promuovere lo studio a livello universitario delle materie scientifiche (STEM), specie tra le
giovani donne, del multilinguismo e impartire nozioni base a tutti gli studenti del ciclo superiore e universitario
nelle discipline economico-finanziarie.

dal programma di Azione e Italia Viva

Dalla ricerca scopriamo che nel programma di Verdi e Sinistra c’è un’intera sezione che si chiama Cittadinanza femminile. Per chi ama questo tipo di statistiche, il termine “donna” ricorre 25 volte, più di qualsiasi altro programma. È, salvo errori, l’unico programma che mette affronta, almeno in un certo senso e pur senza usare l’espressione specifica, il tema della parità domestica.

La sezione, infatti, inizia così

«La ricchezza e il benessere, la tenuta del tessuto sociale ed economico del Paese dipende in parte
decisiva dal lavoro femminile, sia in forma gratuita (lavoro di cura), sia retribuita.
Tutto il lavoro necessario per vivere deve essere riconosciuto e contabilizzato».

Si parla poi dell’inviolabilità del corpo femminile e seguono poi elenchi di misure per «rendere l’Italia un paese a misura di donna», fra cui «interventi contro la disparità economica e nell’accesso alle risorse ed alle opportunità; strutturare la sicurezza sul lavoro in considerazione delle specifiche differenze tra occupazione femminile e maschile; dare concreta applicazione alla Convenzione ILO 190 “contrasto alle molestie, molestie sessuali e violenze sul posto di lavoro” ratificata dall’Italia ed ancora non calata nell’apparato normativo nazionale. Ciò rende la convenzione e la raccomandazione senza effetti concreti; garantire piena partecipazione delle donne nei luoghi delle decisioni e al governo delle istituzioni a partire da quelle pubbliche ed elettive; riconoscere l’indennità di caregiver e molto altro.

La parola “donna” compare quattro volte nel programma di Italexit. La prima è accompagnata dal mantra novax del partito di Paragone: «Un dogmatismo alimentato da un conflitto di interessi sistematico e incardinato che si è spinto addirittura a invitare in maniera pressante bambini e donne in gravidanza a sottoporsi ad una terapia genica sperimentale, senza alcuna preliminare
sperimentazione su tali popolazioni». È un’affermazione che andrebbe quantomeno sottoposta a rigoroso controllo e che riportiamo qui non per far da megafono ma con il medesimo spirito con cui abbiamo evidenziato altri passaggi di altri programmi.

Il programma sintetico della Lega e quello di Forza Italia (depositati e pubblicati sul sito del Ministero dell’Intrno), quello di Fratelli d’Italia e quello di Noi Moderati, contengono tutti e quattro la medesima frase: «Azioni incisive e urgenti per il contrasto al crescente fenomeno della violenza nei confronti delle donne».

Unione Popolare cita la legge 194/78, così: «Misure a sostegno della piena applicazione della legge 194/78 sull’interruzione volontaria di gravidanza in tutto il territorio nazionale. L’obiezione di coscienza nel servizio sanitario nazionale lede il diritto all’autodeterminazione delle donne».

Il Partito Democratico (alla fine di questa disamina per puro caso dettato dai risultati delle mie ricerche) parla di donna e femminile più volte nel suo programma, in particolare nella sezione “Lavoro, conoscenza e giustizia sociale”. C’è il tema dell’inclusione e della parità dei diritti, descritto così: «Noi crediamo che non esistano, che non debbano esistere storie o destini già scritti. Non vogliamo che una donna debba rinunciare al proprio sviluppo professionale e personale alla nascita di una figlia o un figlio». C’è il tema del sostegno all’occupazione e all’imprenditorialità femminile. C’è un riferimento al contrasto alla mafia con la proposta di «una norma quadro che consenta a donne e minori che intendano rompere con le famiglie mafiose di provenienza, di farlo e, più in generale, nei confronti dei collaboratori di giustizia, riteniamo che siano necessarie ulteriori iniziative per il sostegno economico e l’accesso reale al lavoro nella pubblica amministrazione». Infine, c’è il riferimento alla destra che viene definita «ostile ai bisogni dei più giovani e ai diritti delle donne».

Manca un documento all’appello. Il programma di Possibile, che non si trova sul sito del Ministero perché non depositato singolarmente (Possibile è nella coalizione del Pd). E sarebbe un errore escluderlo, perché il tema femminile è estremamente ricorrente, nel documento. Possibile è l’unica forza politica a citare esplicitamente la tampon tax e la necessità di combattere la povertà mestruale; chiede la difesa della legge 194/78 e l’estensione del diritto all’aborto (una curiosità: la parola “aborto” compare due volte – al singolare e al plurale – solo in un programma. Quello di Possibile, appunto, dove si citano le stime degli aborti clandestini e si propone, per ridurli, l’«estensione del diritto di aborto chirurgico da 12 settimane e 6 giorni a 14
settimane».

Conclusioni che sono solo un inizio

Non mi sono fermato qui. Dopo aver cercato “donna”, ho cercato anche “femminile”, ampliando un po’ o confermando i risultarti che ho trovato.

Ho escluso da questa rassegna, per ragioni di brevità, partiti minori come il Partito della follia creativa (forse ti farà piacere sapere che propone l’«Istituzione di Lezioni di Corteggiamento per salvare la coppia in una società in cui prevale l’arroganza, la violenza. Regaleremo libri ai giovani per una sana educazione ai sentimenti e per il rispetto della donna».

E ora è arrivato il momento di provare a trarre qualche conclusione.

Prima di tutto, spero di averti reso un servizio a vari livelli: questo è un pezzo giornalistico un po’ particolare, perché è anche meta-testuale. Mescola quel che trovo (e che puoi trovare anche tu semplicemente seguendo le mie tracce) con il metodo che ho seguito.

Spero anche di averti mostrato al di là di ogni possibile dubbio quanto sia impossibile analizzare un programma politico basandosi semplicemente su una classificazione quantitativa delle parole utilizzate.

Poi, come suggerivo nell’introduzione di questo lavoro di Slow News sulle Elezioni politiche 2022, c’è un altro problema bello grosso: analizzare in maniera oggettiva i programmi elettorali è praticamente impossibile. Il tono di voce che uso tradisce le mie idee e inclinazioni.

Persino i temi che si scelgono tradiscono idee e linee editoriali. Perché partire proprio dalla parità di genere?

L’ho scelta per vari motivi.

Il primo è facile e interattivo: perché mi è stato richiesto da alcune persone che fanno parte della comunità di Slow News.
In secondo luogo perché ritengo sia un tema importante, persino cruciale e per giunta poco battuto nelle sue implicazioni più ampie.

Come avrai visto, al di là delle scelte terminologiche e di approccio di vari partiti, il tema della parità di genere riguarda varie parti della vita delle persone: dall’istruzione all’occupazione, dalla salute alla vita domestica, dall’imprenditoria all’innovazione, dal benessere psicofisico alla sicurezza alla vita comunitaria alla povertà. Chi sceglie di focalizzare le proprie promesse elettorali su campi ristretti sta facendo una dichiarazione di intenti che va al di là di quel che dice. Ecco perché dovremmo analizzare anche le parole che mancano.

Quel che si nota dai programmi è una scoperta dell’acqua calda che cerchiamo troppo spesso di nascondere sotto il tappeto con esiti disastrosi, come suggerisce l’accoppiata di metafore. La scoperta è che esiste una sostanziale differenza ideologica fra i vari partiti e schieramenti.

Sì, anche se ci hanno insegnato che le ideologie sono morte più o meno dal 1989 in avanti.

C’è chi vede quasi tutte le questioni e le scelte politiche legate a temi economici o lavorativi. C’è chi propone perlopiù slogan su temi legati alla “sicurezza” (nel programma esteso della Lega, per esempio, si parla di dare la «scorta alle donne vittime di stalking», senza specificare con quali costi e senza occuparsi delle conseguenze). C’è chi cerca di contrapporsi agli altri per differenza, c’è chi fa discorsi di contesto dentro ai quali incasellare proposte di vario genere, secondo le proprie idee e ideologie, appunto.

Non basta: per analizzare e parlare di qualcosa entra in gioco anche la conoscenza di un determinato argomento. Mi sono avvicinato al femminismo in vari modi, per esempio grazie alla serie di Slow News Feminism(s) – La rivoluzione è plurale. Ho scoperto l’importanza di rivedere il modo in cui ci è stata insegnata la storia e di occuparsi del potere gestito dalle donne grazie a L’alba di tutto – Una nuova storia dell’umanità di Graeber e Wingrow, grazie ai quali per esempio, ho scoperto l’influenza femminile nell’Illuminismo che ci è stato raccontato esclusivamente come un mondo di uomini salottieri colti. Mi sono avvicinato al concetto della parità domestica grazie a mia moglie. Ho studiato Unpacking the F-Word di Gloria Steinem.
Non ti sto facendo quest’elenco per vantarmene (anzi! Avrei dovuto lavorarci molto prima), ma per suggerirti possibili letture che amplino il tuo punto di vista.

La politica è qualcosa di più di una contrapposizione tra chi ha ragione e chi ha torto.
E quindi, ora, come potrei proporre conclusioni oggettive?

Quel che posso fare è dirti chi, secondo me, ha fatto un lavoro migliore in termini di complessità e rappresentazione della questione di genere senza escludere elementi e chiarendo molto bene anche le modalità di lavoro suggerite e le proposte politiche ad ampio raggio: Possibile e Europa Verde e Sinistra Italiana.

Questo è solo l’inizio.

[L’immagine di copertina è stata generata con Midjourney. Se vuoi saperne di più