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Elezioni 2022

Elezioni 2022: i programmi, la finanziarizzazione e l'economia di mercato

La finanziarizzazione, cioè il processo di trasformazione del sistema economico dalla produzione ad aspetti legati alla finanza, è completamente assente dal dibattito elettorale.

Il che è veramente sorprendente in un momento storico in cui si parla addirittura di finanziarizzazione della politica e dopo crisi puramente finanziarie come quella dei mutui subprime e come quella del debito sovrano europeo.

La parola finanziarizzazione è presente solamente in un programma.

Quello di Italexit, dove si trova davvero un po’ di tutto, e dove si legge semplicemente che è un problema la «Finanziarizzazione estrema del sistema economico». Perché lo sia e come contrastare il fenomeno, non è dato saperlo. La visione che propone Italexit nella sua sezione Economia, comunque, si traduce in un generico attacco al sistema, che comunque appare guidato da una visione di produzione e proprietà conservatrice e sovranista, come tutto il programma, del resto.

Possibile che il tema non interessi altri?


L’ideologia dei mercati e le possibili alternative


In un contesto come quello internazionale occidentale, dove il mercato è presentato come un fatto sociale da dare per scontato e immutabile (cosa che, ovviamente, non è e non sarà mai vera, visto che le società sono in costante mutazione), si fa fatica a rendere centrale la conversazione alla ricerca di alternative.

I mercati, ovviamente, trovano il loro posto nei programmi. Personalizzati, indicati come degli esseri viventi con volontà proprie, in passaggi tipo: «colmare la differenza tra le competenze richieste dal mercato e le competenze a disposizione della forza lavoro» (Italia Viva / Azione). Contrapposta a questa visione, ci sono i Verdi e Sinistra Italiana: «In aperto contrasto con la scuola aziendalista, occorre aspirare a una scuola plurale, aperta, partecipata, in cui ogni individuo possa riconoscere le proprie aspirazioni e le proprie potenzialità, indipendentemente dalle domande del mercato […] superare la precarizzazione della
ricerca e la sua subalternità al mercato e alla logica produttivistica».
«Il mercato non funziona, non protegge, separa persone e comunità», si legge ancora nel programma Verdi/SI in riferimento a tutti i problemi della sanità italiana che la pandemia ha evidenziato.

Oppure i mercati vengono visti come luoghi in cui far valere l’italianità: «Tutela delle specificità e delle eccellenze agricole italiane e loro promozione sui mercati esteri» (Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia).

Nel programma di Verdi e Sinistra Italiana si intravede, se non altro, una consapevolezza globale sul tema in questo passaggio: «All’interno del G7 e del G20, inclusa la Presidenza italiana del G7 del 2024, ci adopereremo per una profonda riforma dell’architettura globale della finanza per mobilitare i trilioni necessari alla transizione globale giusta e per riforme dei debiti che diano accesso a tutti ai capitali necessari alla transizione e ripristino più equità tra il Nord e il Sud del mondo».

Il M5S parla di contrasto al caro bollette citando esplicitamente il mercato olandese TTF: «Revisione del sistema di formazione del prezzo del gas favorendone lo sganciamento dal mercato olandese TTF, caratterizzato da fenomeni speculativi».

Il PD crede che si debba «sviluppare una relazione virtuosa tra Stato, mercato e comunità». Per farlo dice che si deve «garantire una frontiera efficiente tra concorrenza e universalità dei servizi, attribuendo un ruolo crescente al Terzo settore e rilanciando la responsabilità strategica dell’intervento pubblico nei tanti ambiti di fallimento di mercato esposti all’esercizio di monopoli […]»

Il programma di Destre unite parla di «ridurre la presenza della finanza nell’economia reale». Come? Per esempio con «nessun limite ai contanti».

Il programma di Di Maio cita le crisi finanziarie sostenendo che «L’alleanza dei paesi occidentali ci ha protetto dalle conseguenze più gravi delle crisi finanziarie ed economiche che altrimenti avrebbero rischiato di distruggere la tenuta sociale e politica dell’Italia».

Il Pci parla di un’Italia che «versava già in una grave crisi finanziaria, economica e sociale».

Il concetto di economia rigenerativa fa capolino nel programma del M5S: «Economia rigenerativa, per un sistema non più fondato solo sulla crescita ma anche sulla rigenerazione sociale, del territorio, dei consumi».

Dove sono le idee trasformative?


Siamo ben lontani da idee trasformative come quelle ricercate ed espresse da Marjorie Kelly in Padroni del futuro.

Di fatto, l’unica proposta strutturata che propone un’alternativa allo status quo rimane, ancora una volta, quella di Verdi/Sinistra Italiana, accompagnata dalla consapevolezza della necessità di un progetto che non può riguardare solamente l’Italia.

Negli altri programmi, sebbene alcune idee si affaccino qua e là, c’è una sostanziale rappresentazione della cosiddetta economia di mercato come di un monolite immutabile a cui bisogna rassegnarsi, se non come di un idolo a cui rivolgersi con fede.

È vero: questa non è un’analisi neutrale. Ma in un mondo che, nel 2022, ti propone ancora l’idea del mercato con un approccio fideistico e religioso, non potevo fare altrimenti.