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Elezioni 2022

Elezioni 2022 - Il reddito di base universale e il contrasto alla povertà

Si parla di reddito di base universale, nei programmi delle elezioni politiche 2022? Più o meno. Vediamo perché. 

Il Reddito di base come obiettivo strategico

Su Slow News abbiamo già affrontato il tema delle obiezioni al reddito di base e relative risposte (e se vuoi puoi madarci anche le tue, di obiezioni: scrivendoci via mail, commentando questo pezzo oppure partecipando alla conversazione sul documento condiviso.

Se cerchiamo “reddito di base” scopriamo che ci sono solamente due documenti che lo nominano esplicitamente. 

L’unico programma che inserisce il reddito universale di base al suo interno, come obiettivo strategico, è quello depositato da Sinistra Italiana e Verdi, dove si legge

«Rompere il circolo della povertà:

La ripresa economica non potrà prescindere dalla lotta alla povertà, alle disuguaglianze e alla comune
presa di coscienza che è insopportabile che queste condizioni creino disparità nelle opportunità di vita
delle persone. In questo contesto intendiamo difendere e rafforzare il reddito di cittadinanza, secondo le previsioni
del rapporto elaborato dalla Commissione presieduta da Chiara Saraceno, con l’obiettivo strategico
di arrivare ad un vero Reddito Universale di Base».

Il concetto appare poi in altri due documenti

Possibile cita il reddito di base nel suo programma. La frase esatta è: «uno dei principali problemi del reddito di cittadinanza è proprio il requisito della cittadinanza. La formula che è stata impartita strizzava l’occhio ai sostenitori del reddito di base ma in fin dei conti ha posto condizioni stringenti per l’accesso». Nonostante questa premessa, Possibile non abbraccia il reddito di base come obiettivo, ma propone una serie di modifiche al reddito di cittadinanza

In particolare:

  1. ridurre il periodo di residenza in Italia a cinque anni, di cui solo l’ultimo di residenza continuativa
  2. Potenziare i servizi sociali comunali
  3. inserire un criterio di progressività in base alla composizione numerica del nucleo familiare per il sostegno all’abitare
  4. ridurre quello che viene definito “disincentivo al lavoro” (si propone di ridurre progressivamente il reddito di cittadinanza fino al raggiungimento della quota minima imponibile, 8000 euro l’anno)
  5. rivedere i criteri di congruità

L’unico altro posto in cui il tema è citato esplicitamente è il programma di Italexit, dove si parla di: «trovare una copertura finanziaria anche a eventuali ipotesi di reddito di base universale, secondo il modello dell’Alaska, che versa in un fondo destinato ai cittadini i proventi del petrolio» (la proposta di copertura prevede di «Contabilizzare il demanio a valore economico».

Nella versione inglese basic income, il reddito di base trova posto in Italia del Meridione

Potrei fermarmi qui, perché di fatto non c’è altro.

Ma ho provato a cercare anche povertà.

Povertà

Nel programma di Forza Italia e in quello di Fratelli d’Italia la parola “povertà” non compare.

Nel programma di Italia Viva e Azione, “povertà” e “poveri” sono termini presenti associati al lavoro («innalzamento del reddito
disponibile per i lavoratori poveri») e alla critica al reddito di cittadinanza che, secondo il programma, «si è dimostrato non sufficientemente incisivo nella lotta contro la povertà: 56% delle famiglie in condizione di povertà assoluta non riceve il RdC, mentre 36% dei percettori risulterebbe sopra la soglia di povertà assoluta» [i dati sono da verificare, e anche nell’originale contengono il condizionale].

Noi di centro – Mastella parlano di povertà una sola volta nel programma, legando il concetto al tema della crisi energetica e a crescita e produttività: «Anche se tutti noi siamo danneggiati da questa situazione, sono le classi più povere e meno agiate a soffrirne maggiormente. Dato che i due grandi problemi sono importati e al di fuori dai nostri poteri, l’unica soluzione a nostra disposizione è cercare di migliorare crescita e produttività».

Anche per Di Maio il concetto di povertà ha un senso solo se legato a lavoro e sviluppo: «Senza sviluppo aumenta la povertà, in particolare fra le giovani generazioni e le famiglie monoreddito».

Il programma di Verdi e Sinistra Italiana parla di povertà collegandola prima di tutto al concetto di povertà educativa e proponendo di

  • «intervenire con una legge ad hoc per contrastare la piaga della povertà educativa nelle periferie e nelle realtà più sofferenti»
  • riaprire l’accesso di massa all’università, evitando di costruire due diverse università, una «per i poveri, dequalificata e a distanza» e una «per i ricchi, d’eccellenza e in presenza»

Il programma, poi, si occupa delle «situazioni che espongono le donne a rischio di povertà per tutta la durata della vita, ma soprattutto in età anziana, e alla violenza domestica», legando il concetto di povertà nella sua complessità anche alle questioni di genere; e affronta la povertà anche in relazione al sistema pensionistico («con l’esaurimento del sistema misto e il dilagare della precarietà, prepara un futuro di povertà certa per milioni di lavoratrici e lavoratori», proponendo come soluzione «uscire dal lavoro a 62 anni o con 41 anni di contributi, riconoscendo inoltre i periodi di disoccupazione involontaria, il lavoro di cura non retribuito, la maternità. La pensione minima non dovrebbe essere inferiore a 1.000 euro». Infine, si parla di povertà collegata alla questione ambientale: «ridurre a zero la povertà energetica entro il 2025 e garantire l’accesso equo all’energia verde per tutti», attraverso una Riforma ambientale del fisco.

Il Partito Democratico scrive nel suo programma che«non possiamo accettare 3,6 milioni di bambini e bambine e ragazzi e
ragazze in povertà su un totale di 9,2 milioni di minori. È povertà materiale ed è esclusione da diritti e opportunità che mina anche ogni futura crescita. È urgente un programma e una regia nazionale che ottimizzino i fondi ordinari, quelli UE della programmazione 2021-2027 e il PNRR. Priorità va data ai territori, investendo su alleanze tra Terzo settore, comuni, scuole e dando stabilità alle tante buone pratiche già attive grazie anche al Fondo nazionale di contrasto della povertà educativa minorile».

Associa poi la povertà al salario minimo e all’introduzione, per le nuove generazioni, di «una pensione base legata alla contribuzione per le persone che svolgono attività lavorative povere o discontinue».

Più Europa parla di povertà solo in relazione a una riforma del welfare a partire da questa considerazione: «L’allocazione della gran parte delle risorse del welfare sulle generazioni più avanzate non riflette motivazioni sociali, ma calcoli politici. Le persone di età media non sono sono le più povere, né le più bisognose. Sono le più numerose e quindi le più potenti».

Unione Popolare propone in alcuni punti di «lottare per la sicurezza economica e contro la povertà, in particolare con eliminazione dell’IVA su prodotti di prima necessità, scala mobile, tetto al prezzo del gas, tassazione degli extra-profitti delle energetiche, incremento del reddito di cittadinanza su base individuale, introduzione del reddito domestico, investimenti su alloggi pubblici, aumento delle pensioni minime, sostegno ai lavoratori autonomi e introduzione di politiche orientate a riequilibrare la disparità tra Nord e Sud.

Si parla, saltuariamente, di povertà, anche in altri programmi.

Nel programma esteso della Lega (non quello depositato) si legge la parola in questi passi

  • Prestiti agevolati per l’autonomia di famiglie sotto la soglia di povertà, nuclei monoparentali, coppie giovani con figli e gestanti in difficoltà
  • Il lavoro è la vera arma contro la povertà
  • É necessario agire per il contrasto alla povertà educativa, nell’accompagnamento più attento per incentivare i percorsi di formazione/lavoro

e in funzione della riforma del reddito di cittadinanza.

E il reddito di cittadinanza, allora?

In effetti, c’è ampia trattazione del tema reddito di cittadinanza, che ha agitato animi e ispirato articoli e articolesse negli ultimi anni.

Prima di parlarne, va ricordato che il reddito di cittadinanza italiano e il reddito di base universale e incondizionato non sono affatto sinonimi. Il primo è una misura di incentivo al lavoro. Il secondo è, invece, a tutti gli effetti, una misura di contrasto alla povertà.

Ne abbiamo parlato a suo tempo con Chiara Agostini, di Percorsi di Secondo Welfare. E il tema del contrasto alla povertà – che troppo spesso si trasforma in un contrasto ai poveri – è anche una delle colonne portanti di A Brave New Europe, uno dei nostri progetti di informazione dedicato ai temi della politica di coesione europea.

Eppure, tutti si concentrano sul reddito di cittadinanza. Per tanti motivi: culturali, prima di tutto. E di opportunità, in un secondo momento.

Il miglior lavoro di comparazione fra le varie posizioni sul reddito di cittadinanza lo ha fatto, ancora una volta, Pagella Politica.

Questo ci lascia liberi di trarre le nostre conclusioni rispetto al Reddito di base

Abbiamo paura di cambiare

Quanta paura che abbiamo, in Italia, a parlare di reddito di base universale e incondizionato.

Quanta paura che fanno, in generale, le idee che sembrano radicali (non solo in Italia: vedi la fine che ha fatto la Costituzione cilena: qui c’era il testo integrale, credo sia ancora un documento da leggere e studiare, anche se è stato bocciato).

La sensazione è che si stia vivendo, in generale, un periodo di grande fortuna per le posizioni conservatrici, in alcuni casi addirittura reazionarie rispetto a cambiamenti che sono già in atto. 

I concetti legati a una visione della vita puritana, dove si può ottenere qualcosa solo in funzione di sacrifici, dove la povertà è uno stigma, dove l’unica cosa che definisce l’essere umano è il lavoro, permeano abbondantemente la visione globale che emerge da questa analisi dei programmi elettorali.

Ancora una volta non si può non notare alcune cose.

Primo: scegliere di confrontare i programmi sui concetti di povertà e reddito di base connota in maniera evidente le mie posizioni e quelle di Slow News. Non è un caso se non abbiamo scelto di confrontare le dichiarazioni scritte a proposito del reddito di cittadinanza.

Qui trovi un giornalismo dalla parte di chi ha meno.

Secondo: come per le questioni di genere, i programmi elettorali tendono a sorvolare sulla complessità degli argomenti. In questo caso, è il programma di Verdi/Sinistra Italiana quello che appare più strutturato. Che, come dicevo in apertura, colloca chiaramente il reddito di base come un obiettivo strategico (cosa che non riesce a Possibile, invece, che si concentra sulla riforma del reddito di cittadinanza pur partendo dalla medesima fonte: le analisi di Chiara Saraceno; cosa che non riesce nemmeno a Italexit, dove si trova un concentrato di idee che per me sono francamente molto difficili da valutare serenamente).