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Elezioni 2022

Elezioni 2022 - La politica estera

Se confrontati con quelli di quattro anni fa, i programmi elettorali dei partiti partecipanti alle prossime elezioni politiche mostrano un generale cambio di rotta da quello che nel 2018 era il grande dibattito pubblico (non dal punto di vista qualitativo ma sicuramente da quello quantitativo) di politica estera: uscire o no dall’euro?

Visti oggi i programmi elettorali del 2018 sembrano provenire da un’epoca lontana, in cui una parte della politica italiana si definiva “europeista e atlantista” mentre l’altra, il centrodestra piuttosto compatto e l’allora principale outsider, il Movimento 5 Stelle, proponeva di superare la divisione dei due blocchi, di avvicinarsi alle istanze dei governi dell’est-Europa e della Russia e di uscire dall’euro. Alcuni partiti, come Fratelli d’Italia, portavano avanti questa battaglia da anni, già dalla sua nascita nel 2012: il tema dell’uscita dall’euro è tra i dieci temi fondamentali della linea politica di FdI ratificati con le primarie del 2014 che portarono Giorgia Meloni alla leadership del partito.

Sono passati solo cinque anni e sembra un mondo completamente diverso, vuoi per il fallimento della Brexit, vuoi a causa della crisi pandemia che ha cambiato tanto della percezione dell’Europa tra gli italiani e vuoi per la crisi in Ucraina, che ha spaccato il centrodestra – e non solo – sulla storica posizione unitaria pro-russa, improntata dall’amicizia personale Berlusconi-Putin dai primi anni Duemila.

I programmi elettorali del 2022 che abbiamo raccolto nella collezione su Pinpoint – uno strumento della Google News Initiative –sembrano un po’ allergici a declinare una visione di politica estera, un po’ per ragioni culturali e un po’ anche perché sembra che sia più semplice continuare a guardarsi l’ombelico piuttosto che l’intera pancia.

Oggi quasi tutti i programmi elettorali, ad eccezione di Italexit che su questo tema la proposta politica ce l’ha nel nome, si dichiarano europeisti ed atlantisti, ognuno declinando questi concetti con le dovute differenze ma tutti nel solco dell’Europa unita. Una novità non scontata, se pensiamo che nemmeno una legislatura fa si sprecavano fiumi d’inchiostro sul rischio che l’Italia uscisse dall’Euro con una vittoria delle destre e dei populisti: alla fine hanno vinto e governato quasi tutti e l’Italia è sempre lì, ben salda tra i padri fondatori dell’Unione Europea. Benissimo, chissà se anche noi elettori (per noi giornalisti la vedo più difficile) sapremo non farci più intortare dal spauracchio tirato fuori nel momento più delicato di ogni esercizio democratico, il voto.

Il tema dell’uscita dell’Italia dall’Euro è presente anche nel programma di Italia sovrana e popolare e del Partito comunista italiano che, proprio come Italexit, propongono l’uscita da più o meno qualsiasi ente internazionale di peso: “Fuori l’Italia da NATO, UE, Euro, Oms”.

L’Italia in Europa

In generale il rapporto Italia-Europa, e la visione di Europa generale, si declina in tre diversi modi, a seconda di programmi e coalizioni: l’Europa dei popoli (il centrodestra), l’Europa delle nazioni (l’ultradestra sovranista) o l’Europa delle persone (il centrosinistra, con qualche distinguo).

Tutti i programmi elettorali depositati al Ministero dell’Interno contengono una parte relativa al rapporto tra l’Italia e l’Unione Europea, un fatto che rappresenta la principale novità delle proposte in politica estera dei partiti. Quasi nessuno invece si spinge a un’analisi, e a un’offerta, di respiro più ampio. La coalizione di centrodestra (composta da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati) propone una posizione filo-europea e filo-atlantista, declinandola con una proposta di maggiore centralità del contesto mediterraneo, con l’Italia protagonista. Nei programmi dei conservatori, l’Italia dovrebbe partecipare insieme agli altri Paesi europei a un processo che porti alla “piena integrazione europea”, con un allargamento verso est ma non verso sud (insomma, Ucraina sì ma Turchia, con una strizzatina d’occhio a Visegrad) e dovrebbe farsi promotrice di un “Piano Marshall” per lo sviluppo del continente africano, con il pieno coinvolgimento di tutti i paesi europei guidati proprio da Roma.

In generale questa “vocazione mediterranea dell’Italia” è declinata in vario modo anche nei programmi del Partito Democratico – Italia Democratica e Progressista, in cui si ribadisce che “la piena adesione dell’Italia a Onu, Nato e Ue”. Queste precisazioni sembrano un po’, su tutti i programmi, una ripetizione dell’ovvio e, a un’occhio critico e vista la scarna declinazione delle proposte in politica estera, sembrano più formule buone a riempire gli spazi. Per un quadro più chiaro di ciò che una coalizione di centrosinistra vorrebbe fare al governo occorre incrociare i flussi, cosa che i Ghostbusters suggerivano di non fare mai: nel programma di +Europa, quello con la parte di politica estera più sviluppata tra tutti i partiti, la proposta (che sposano anche i democratici) è di rafforzare l’integrazione europea e di promuovere un progetto che conduca alla realizzazione degli Stati uniti d’Europa e, insieme ai dem, vorrebbero farsi promotori della piena integrazione delle politiche di difesa e sicurezza dei paesi europei. Cosa che, tradotta in soldoni, significa esercito comune europeo e condivisione di intelligence. Se invece osserviamo il programma dell’Alleanza Verdi-Sinistra Italiana (AVS), anch’essi alleati del PD, troviamo la proposta di una maggior democratizzazione dei processi decisionali dell’Unione Europea e una forte spinta alla diplomazia internazionale al posto del sostegno militare internazionale. Su quest’ultimo punto il richiamo al conflitto in Ucraina è evidente.

Nel programma di +Europa c’è una parte, anch’essa taciuta in quello del PD ma sostenuta in quanto coalizione, che sottolinea il valore della cooperazione internazionale su processi comuni, come la politica energetica e il riconoscimento delle competenze dei migranti. In generale l’aumento della cooperazione internazionale è un punto inserito anche nei programmi di AVS e del terzo polo, nella lista Azione-Italia Viva, che propone l’adozione di una politica estera comune europea e misure che facilitino il riconoscimento dei titoli di studio in Europa. Sul funzionamento delle istituzioni europee, il terzo polo propone l’abolizione dell’unanimità nei processi decisionali.

Contrariamente alle storiche posizioni su Europa e politica estera, anche il Movimento 5 stelle si è scoperto atlantista e europeista nel 2022, con una proposta sulla falsariga di quella di AVS: contrastare il riarmo, difendere la pace, gestione dei flussi migratori. In più il M5s propone l’introduzione di un debito pubblico comune europeo.

Sulle armi all’Ucraina l’offerta è piuttosto complessa da analizzare a livello di coalizione: nel centrodestra sono quasi tutti d’accordo, solo la Lega inizia ad esprimere (ma solo a parole) qualche perplessità, mentre a sinistra oltre ad AVS e M5s, anche l’Unione Popolare propone lo stop all’invio di armi e la promozione di un uso più solido della diplomazia. In politica estera, oggi, a dividere il centrosinistra è soprattutto il legame Italia-NATO, una spaccatura profonda ma strategica e che poi andrà declinata, nel caso, quando e se ci sarà da formare un governo.

Fuori dall’Europa c’è il mondo. O forse no.

Uscire dall’Europa è invece, nell’offerta politica dei partiti, una cosa praticamente impossibile: Italexit propone accordi commerciali con la Cina e una distensione con la Russia al fine di avere accesso agevolato ai mercati dell’Asia e del Pacifico, “l’area a più alta crescita” al mondo, mentre guardando all’Africa la proposta è di bloccare gli imbarchi direttamente in nordafrica.

Sulla questione migratoria infatti sembra esserci un grande consenso bipartisan, con qualche eccezione che i sondaggi danno sotto al 3%, proprio su questo: non farli partire mai più. Nel PD la dottrina Minniti non è mai stata messa in discussione mentre altrove è stata criticata ma per chiederne l’inasprimento delle politiche di blocco e di respingimento. Il Partito comunista italiano propone, con l’uscita dell’Italia da ogni organismo internazionale in cui attualmente risiede, una sostanziale revisione della politica estera italiana, avvicinandosi alla Cina e ai cosiddetti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica). Nel programma del PCI si è scelto di offrire un’analisi della situazione attuale senza tuttavia finalizzarla ad un’offerta politica concreta.

Fuori dai confini europei, andando oltre le proposte di “un piano Marshall per l’Africa” della coalizione di centrodestra (la proposta è solo questo, non si spiega nulla di più), è solo +Europa ad offrire una visione un po’ più articolata: l’Africa come “priorità” usando gli strumenti del “multilateralismo” per aiutare il continente africano ad affrontare i grandi temi come la lotta al terrorismo, la demografia.

Nel programma di Destre Unite si cita invece, oltre alla solita centralità italiana nel Mediterraneo, un forte impegno diplomatico, una reale azione politica e imprenditoriale o, “laddove necessario”, una presenza militare internazionale anche in Africa orientale (si citano Somalia ed Eritrea).