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Elezioni 2022

Elezioni politiche 2022: i programmi e come analizzarli

Con le elezioni politiche del 2022 in avvicinamento, anche Slow News apre una sua sezione dedicata. L’obiettivo, però, è quello di avere un contenuto che domani potremo riutilizzare, se non altro per il metodo. Partiamo da una considerazione e da un lavoro condiviso.

Si può analizzare “oggettivamente” un programma elettorale?

Diciamolo subito, per evitare equivoci: è impossibile fare un’analisi oggettiva dei programmi elettorali. Quando si parla di programmi, per forza di cose entrano in gioco le idee personali.

Però ci sono alcune cose che il giornalismo può fare per ovviare un po’ a questo problema.

Per esempio, Slow News ha creato una collezione di documenti su Pinpoint – uno strumento della Google News Initiative – per permettere a chiunque lo desideri di “navigare” tutti i programmi che sono reperibili nella sezione dedicata alle Elezioni in Trasparenza del sito del Ministero dell’Interno.

Per avere accesso alla collezione, devi solamente avere una Gmail (Pinpoint funziona così) e scriverci per avere l’accesso.

Come vedi, lo strumento ti consente di cercare per nomi di persone, organizzazioni, location, ma anche per parole (a corrispondenza esatta, cioè contenute esattamente come le scrivi, oppure per termini che compaiono nella pagina, esattamente come quando cerchi su un qualsiasi motore di ricerca.

Inoltre, consente di fare questa operazione anche su file scansionati, non necessariamente facili da leggere per le macchine (come nel caso che vedi qui sotto).


Puoi combinare e raffinare le ricerche come meglio credi.

Abbiamo creato anche un documento condiviso e collaborativo, con un po’ di istruzioni per l’uso e idee per analizzare collaborativamente.

Capire quali parole vengono usate o vengono deliberatamente escluse o non trattate nei programmi elettorali può essere molto utile.

Attenzione però: la presenza di un certo termine o di una dicitura in un documento, non significa che quel tema sia necessariamente trattato o sviscerato. Sicuramente non significa che sia trattato proprio come vorresti tu o secondo le tue idee.

Ti faccio un esempio pratico con un tema: i lavoratori dello spettacolo.

Se lo cerchi, scopri che è contenuto in svariati programmi.

Allora poi li devi aprire uno a uno, per poi trovare frasi molto generiche, come ad esempio, nel programma di Noi Moderati / Lupi – Toti. Brugnaro – UDC: «Sostegno al settore dello spettacolo e incentivi per l’organizzazione di eventi a livello nazionale».

Come questo sostegno verrà dato, con quali fondi, quali misure e quali idee, non è dato saperlo.
Già, i programmi elettorali, purtroppo, funzionano così.

Ma non bisogna rassegnarsi: passarli in rassegna consente comunque di farsi un’idea su come hanno lavorato – e su come intendono – lavorare i partiti.

Perché è importante condividere queste risorse con le redazioni e con le persone che fanno altri lavori?

Tutte le redazioni italiane che si occupano delle elezioni producono, perché “si è sempre fatto così”, una serie di contenuti sostanzialmente identici. Giornaliste e giornalisti sono spesso al lavoro come se fossero dentro a “fabbriche di contenuti”.

A cosa mi riferisco?

– cosa dice il programma di X sul tema A
– confronto dei programmi di X, Y, Z sul tema A
– in quanti programmi c’è il tema X?
– liste dei candidati
– come funziona la legge elettorale
– come si vota

Ci sono molte ragioni per cui si producono contenuti identici. La maggior parte di queste ragioni sono culturali. In altri casi si fa per “la SEO” (cioè per attirare persone, clic, “traffico” sul proprio sito anziché su quelli dei concorrenti, sapendo che le persone cercano quel tipo di contenuti sui motori di ricerca).

È vero: è impossibile parlare di elezioni senza tirare in ballo le convinzioni personali e le linee editoriali. Ma qui non parliamo di contenuti che possono davvero variare. Nello spiegare “come si vota”, per esempio, non c’è linea editoriale che tenga (a meno che tu non voglia ingannevolmente indurre a votare per il partito che dici tu, ma questo è un altro discorso).

Aggiungiamo a questo il fatto che la maggior parte delle redazioni sostiene che il loro problema principale, quello per cui non si dedicano spesso a un giornalismo più “slow”, è la mancanza di tempo e di risorse!

Se condividessimo un po’ di lavoro (anche fra competitor, sì!), avremmo una serie di vantaggi. Alcuni vantaggi sarebbero squisitamente professionali:

⌛ risparmieremmo tempo e risorse
✨ potremmo dedicare quel tempo e quelle risorse a produrre contenuti originali, a fare analisi approfondite (magari anche a criticare i programmi con cui non ci troviamo d’accordo, a partire da basi solide di dati)

Ci sarebbero anche altri vantaggi per tutto l’ecosistema:

🌱 ecologia digitale. Produciamo meno, lo facciamo meglio, non inquiniamo l’ecosistema con contenuti tutti uguali
⚠️ evitiamo gli errori: a furia di riprodurre e propagare il medesimo contenuto, a qualcuno può scappare qualcosa. Lavorare insieme su risorse condivise minimizza questo rischio
🌿 abilitiamo le persone a verificare il nostro lavoro (sì, perché non siamo infallibili, possiamo sbagliare)