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Non diversamente una parola, gettata nelle mente a caso, produce onde di superficie e profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l’esperienza e la memoria, la fantasia e l’inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente, per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere.

Grammatica della fantasia, Gianni Rodari, 1980, pag. 11.


A dicembre 2018 un episodio piuttosto casuale e fortunatamente finito senza conseguenze è stato il fischio della pentola a pressione che ha dato il via a una serie di ragionamenti sull’essere pendolare. Il ricordo di quella mattinata turbolenta è formato dai passaggi salienti di quanto successo e dai ragionamenti seguenti che successivamente lo hanno arricchito. Oltre a una carrellata di spunti, è stato difficile organizzare i contenuti secondo una qualche logica a supporto e, come spesso succede quando si raccolgono per iscritto i propri pensieri, l’argomento principale diventa la parola gettata nella mente a caso che si trascina dietro altri frammenti di racconto, libri, link e articoli letti e riletti. Ogni rimando diventa così una porta per altre possibilità senza fine, un rabbit hole dove infilarsi e perdersi. Questa attitudine a non voler mettere una fine al racconto è legata a due elementi: il primo è la marcata e crescente influenza della precarietà nella vita delle persone, soprattutto dei pendolari divisi tra due città; il secondo è l’introiezione della sindrome da attesa vissuta onlife: sui social network così come nelle stazioni ferroviarie e in viaggio.

L’esperienza del tempo perso sui social o con i giochi online in attesa di un treno o in viaggio si sovrappone all’aspettativa di leggere qualcosa di interessante, ricevere una risposta a un commento o a un messaggio di lavoro, o al semplice “spolliciare” lo schermo per cercare contenuti interessanti che soddisfino il nostro bisogno di dopamina. Spesso, con il sedere anchilosato dal viaggio, lo sguardo si rivolgeva verso altri pendolari, tutte facce più o meno note, assorbite da qualche schermo. Questa dimensione onirica, silenziosa e, durante i mesi invernali, profondamente buia, si riflette, si mischia e si acuisce con l’inerzia e con la mancanza di prospettive imposta da una vita a scadenza, che crea un’unica pappa omogeneizzata dove il passato diventa un’enorme perdita di tempo al quale non pensare più e il futuro una seccatura da tenere lontana. Insomma, tutto si schiaccia su un presente di rincorsa, con in aggiunta la sofferenza del tempo portato via a relazioni, amicizie, progetti, lotte, studio, vita.

Per mitigare questa sofferenza esistono le storie, come le Favole al telefono di Gianni Rodari che ha scritto molto sul mondo dei treni. Il ragionier Bianchi di Varese «sei giorni su sette girava l’Italia intera, a Est, a Ovest, a Sud, a Nord e in mezzo (…)» e «ogni sera, dovunque si trovasse, alle nove in punto (…) chiamava al telefono Varese e raccontava una storia alla sua bambina» che altrimenti non riusciva a dormire. Il ragionier Bianchi di Varese assomiglia all’avvocata Rossi di Vercelli o all’impiegato Verdi di Novara che, durante il viaggio di andata in treno per Milano, ogni mattina si sentono parlare al cellulare, impegnati ad augurare buona giornata al figlio o alla figlia che stanno andando a scuola, o a convincerli, in modo nettamente meno amorevole, a uscire dalle coperte.

Le esperienze dei genitori al telefono sono una parte delle vite trascorse sui treni. Il pendolarismo è un tema delicato e complicato da raccontare perché riguarda sfere personali di numerosi cittadini e cittadine, ognuno con abitudini ed equilibri magari consolidati da anni. Secondo l’Istat, che nel Censimento generale della popolazione raccoglie informazioni relative agli spostamenti per motivi di lavoro o di studio della popolazione residente in famiglia o in convivenza, sono quasi 29 milioni le persone che nel 2011 si spostavano quotidianamente dall’alloggio di dimora abituale per raggiungere il luogo di studio o di lavoro. Circa il 60% all’interno dello stesso comune di residenza, poco più del 30% verso altri comuni della stessa provincia. Erano invece più del 5% coloro che si spostano verso comuni appartenenti a un’altra provincia della stessa regione. Infine, quasi il 2% quelli che si spostano verso comuni di altre regioni o addirittura verso l’estero.

Per avere dei dati sul pendolarismo su rotaia, uno dei riferimenti principali è il rapporto di Legambiente Pendolaria. Dal 2008, anno della prima pubblicazione, grazie a un questionario inviato alle regioni e alle province autonome, il lavoro di Legambiente offre un quadro sulla situazione nazionale del trasporto su rotaia a tutti i livelli: dai contesti urbani e metropolitani, ai grandi collegamenti nazionali. I dati comparati tra le città e le regioni italiane, insieme a un’intera sezione dedicata al confronto con la condizione degli altri paesi europei, offrono spunti per proporre politiche, uniformare e adeguare la capacità delle linee e gli investimenti. L’edizione 2019 riporta che i viaggiatori sono arrivati a oltre i 5 milioni e mezzo (circa quanto i voti presi dalla Lega alle elezioni politiche del 2018, se qualcuno fosse in cerca di idee per una campagna elettorale), decretando un aumento dell’11,7% in cinque anni.

«Sarebbe piaciuto a Rodari attraversare l’amatissima Italia in treno (…)» scrive Vanessa Roghi nell’introduzione al suo Lezioni di Fantastica. Storia di Gianni Rodari, probabilmente perché, grazie al treno, o forse malgrado il treno, il bisogno di storie, per accorciare le distanze e il tempo, diventa più forte.

Illustrazione di Luca Tagliafico per il libro In treno con Gianni Rodari (2020), gentilmente concessa da Einaudi Ragazzi in occasione del centenario della nascita di Gianni Rodari.

Questo articolo fa parte del progetto Il Mondo Nuovo
ed è stato finanziato dall'European Journalism Covid-19 Support Fund

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