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EP2 – Vietato giocare a carte

L’estate di Campotosto ricorda molto quella del 2003: tanto caldo, tantissimi turisti. D’altronde, il mondo nuovo ci suggerisce turismo di prossimità, borghi, viaggi di pochi chilometri e cibi a chilometri zero.

In questo senso l’Abruzzo interno è una terra tutta da scoprire, che nell’estate del 2020 è al centro di un boom. Si parla da più parti di presenze raddoppiate, con un aumento di oltre il 300% in alcuni luoghi della regione, siano essi costieri o montani. A tutto questo concorrono le dinamiche del mondo in pandemia, con più di 9 italiani su 10 a scegliere l’Italia per le ferie estive, la fuga dalle città, la scelta dei posti dall’aria bella, la stessa troppo spesso negata nel lockdown inedito e doloroso delle metropoli.

Per soddisfare questo appetito sensoriale Campotosto sarebbe perfetto. Il condizionale è d’obbligo, perché gli investimenti statali sulle aree interne, lo sviluppo delle infrastrutture e il sostegno a chi vuole crederci e lavorare con il turismo latitano. Ma nonostante questo, c’è chi continua a tentare di costruire tassello dopo tassello il suo sogno.

Giuseppina Angelone si è trasferita per amore a Campotosto da Scoppito, L’Aquila, trent’anni fa. Da quasi venti gestisce uno dei bar del paese, l’unico rimasto nel 2020, in una piazzetta circondata da resti di case danneggiate dal terremoto del 2017 e poi demolite. Una piazzetta i cui confini sono segnati dalle altre tre o quattro attività ospitate in container da anni, dalla farmacia comunale e dall’ufficio postale, aperto pochi giorni a settimana.

In realtà il bar esiste a Campotosto da oltre cento anni. Ma quando, agli inizi dei Duemila, un’anziana parente del marito è andata in pensione, l’ha rilevato lei: «Volevo gestirlo solo per un anno, per non lasciarlo chiuso. Ma invece eccomi qua», dice Giuseppina. Fino al 2005-2006 il paese era più popolato e le cose andavano bene. Ma in pochi anni la popolazione, che prima contava oltre 150 persone, si è ridotta di un terzo. I terremoti del 2009, del 2016 e soprattutto del 2017 hanno accelerato nettamente questo trend.

Chiunque conosca le aree interne italiane sa in queste zone che il bar non è solo luogo del commercio e della convivialità: è un luogo indispensabile al tessuto sociale delle comunità, nella maggior parte dei casi l’unico spazio fisico comune ai cittadini, un posto della compravendita privata che assurge spesso allo status di “spazio pubblico”, rinunciando giocoforza alle convenienze economiche a vantaggio del ruolo sociale. In altre parole, quelle di Giuseppina: «In inverno rimaniamo aperti spesso, tutto il giorno, per 15 euro di incasso giornaliero. Bisogna comunque aprire alle 7 per l’arrivo degli operai che portano, per esempio, i mezzi spazzaneve e poi lasciare aperto per chi prende il bar come riferimento dell’intero paese. Ma non mi lamento, mi piace la mia vita al bar».

Giuseppina Angelone nel suo bar a Campotosto (AQ). Foto di Andrea Mancini

Dopo l’arrivo del Coronavirus una delle attività di intrattenimento più in voga da sempre che non si può fare è giocare a carte. Neanche portandosele da casa, perché sui tavoli del bar la responsabilità resta della titolare. A prima vista sembra un problema minore. Ma è invece grottesco e al tempo stesso drammatico, perché le carte permettono alla popolazione anziana di Campotosto (e non solo) di socializzare e trascorrere il tanto tempo libero pomeridiano, e al bar che li ospita di guadagnare nel corso della giornata una somma sufficiente a sbarcare il lunario.

«Le persone che giocavano a carte passavano anche quattro o cinque ore nel pomeriggio nel bar» racconta Giuseppina, «in inverno per me era anche un modo per arrivare a sera con il bar aperto, di fronte la stufa. Era una condizione quasi familiare che, almeno per il momento, non c’è più«.

Nel bar container entrano ed escono persone. Mentre conversiamo arriva un pastore che vive nel reatino ma d’estate pascola in zona, alcuni operai, qualche paesano, alcuni forestieri avventori ,la postina che lascia la posta perché il destinatario non è a casa, un rappresentante di gelati della Sammontana, che annuncia omaggi estivi che faranno impazzire i bambini.

Il giro d’estate è tutt’altra cosa rispetto al freddo inverno, soprattutto quello lasciato da poco alle spalle, contraddistinto dalla chiusura forzata dalla pandemia. E poi ci sono alcuni giovani originari del posto, come la guida di media montagna Emiliano Cipriani, che a Campotosto organizzano attività – anche fuori stagione – necessarie a far respirare economicamente anche attività come quella di Giuseppina.

Ludovica al tavolo del bar. Foto di Andrea Mancini

A metà mattinata arriva anche Ludovica, ormai in vacanza, felice di una (scontata) promozione a scuola. A 11 anni si cambia così repentinamente, si cresce a vista d’occhio. L’avevamo lasciata a fine lockdown espansiva, l’abbiamo ritrovata più signorina, taciturna, distratta. Sarà perché sta bevendo il suo latte nel bar ritrovato, ma ci racconta giusto di come trascorre la sua estate, tra una partita a biliardino e una notturna a nascondino.

Nella fase acuta della pandemia in Italia, il bar di Campotosto ha visto sfumare il lavoro di metà dell’alta stagione: saltate le vacanze pasquali, saltati i ponti del 25 aprile e del 1 maggio: «La socialità senza bar qui fa male» dice Giuseppina «perché fa male il pensiero di non vedere scendere in piazza le persone che abitano tutto l’anno qui, che già soffrono l’isolamento e durante la quarantena non uscivano di casa».

Oggi si punta tutto sull’estate, per questo è stato aperto anche un ristoro funzionante a pranzo e cena, dove si può mangiare un piatto di pasta, sostando nel piccolo borgo dell’Alto Aterno.

In mezzo a tanti dubbi sul presente e sul futuro, una cosa è certa. La popolazione a Campotosto si sente abbandonata dallo Stato, come racconta la titolare del bar, che durante l’unica visita di un Presidente del Consiglio negli ultimi tre anni (Paolo Gentiloni) fu allontanata dalle guardie del corpo del Premier: «Volevo solo fare una domanda», dice ricordando l’episodio con un sorriso.

Avventori al bancone del bar. Foto di Andrea Mancini

E così accadono i paradossi secondo i quali l’Enel, che sfrutta e vende anche all’estero l’energia elettrica prodotta dal lago di Campotosto, non abbia operato alcuno sconto alle utenze delle attività terremotate. Le bollette sono sospese, ad ora, ma prima o poi arriveranno tutte insieme, con importi da capogiro. È una storia già vista pochi anni prima all’Aquila. Per questo, la comunità chiede sconti alle utenze, considerando che proprio nello sfruttamento del lago si trovano parte dei profitti di una delle grandi compagnie dell’energia italiana.

Quel lago che, insieme alle montagne, a Campotosto è ormai da tempo parte dell’identità e della vita.

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