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EP3 – Luce nascosta

Alice ha il fisico longilineo e asciutto, a cui abbina un tiro potente che riesce a esprimere meglio in corsa, dopo aver saltato un avversario in velocità. Preferisce giocare a centrocampo o in attacco, muovendosi molto per trovarsi il meno possibile spalle alla porta.

La resistenza e l’allungo sono le caratteristiche che la contraddistinguono meglio. Ha giocato in una società fino a 13 anni, poi sua mamma l’ha spinta verso l’atletica, per allontanarla dall’ambiente volgare e maleducato del calcio: «L’atletica è stata fondamentale nella mia formazione. Mi ha insegnato l’importanza del sacrificio e di essere corretta».



Di quel mondo le sono rimaste la dedizione al lavoro e una certa riservatezza. Dopo un’ora di chiacchierata, ammette che non è abituata a parlare così tanto di sé. In effetti, Alice sembra conservare un segreto. Sembra che debba giocare, correre, segnare, per risolvere qualcosa che nemmeno lei sa spiegare: «Quest’anno mi è capitato di farmi autogol tornando in difesa, ma sono passata subito oltre. Mi sentivo che avrei spaccato. Sapevo che magari non avrei segnato, ma avrei giocato bene». Quella partita il Deportivo l’ha vinta 6-5, dopo essere stato in svantaggio 0-3 e 2-4. Alice ha segnato 4 gol, di cui un paio in transizione, con il campo che sembrava in discesa.

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