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EP1 – Eritrea, la speranza è nel verbo essere

Il legame tra Italia ed Eritrea, tra lo stivale e il Corno d’Africa, è un legame strettissimo e consolidato nei decenni: va molto oltre il periodo del colonialismo fascista in Africa, si consolida nella cultura italiana e nella capacità inventiva mediterranea, che trova in Eritrea terreno fertile e persone estremamente disponibili e ricettive. In Eritrea la creatività è merce inflazionata e sempre preziosa, come un po’ in tutto il continente, e ancora oggi gli eritrei vedono nell’Italia e nella sua cultura non solo delle opportunità ma anche un esempio da seguire.

Proprio per questo stupisce che di Eritrea, oggi, si parli poco e male. Dopo la guerra di indipendenza con l’Etiopia, tra il 1961 e il 1991, il Fronte di Liberazione del Popolo Eritreo (FLPE) assumere il potere con il comandante Isaias Afewerki trasformandosi nel partito Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia. Nell’aprile 1993, sotto il controllo delle Nazioni Unite, il referendum per l’indipendenza registra un successo strepitoso tra gli eritrei, stanchi di decenni di guerra civile e afflitti dal regime socialista etiopico del DERG, e Afewerki fu dichiarato primo capo di Stato.

Le elezioni presidenziali del 1997 non si sono mai svolte: il governo di Afewerki spiegò che la crisi con l’Etiopia e gli strascichi della guerra civile, che c’erano, impedivano lo svolgimento di libere elezioni democratiche ma nel 2000, alla fine della guerra, estese il servizio militare di leva obbligatorio, a tempo indeterminato, a tutta la popolazione compresa tra i 18 e i 40 anni dando inizio alla vera repressione politica.

Dal 2001 il governo ha sottoposto i media locali ad un rigidissimo controllo, dando il via ad una vasta operazione di massa di repressione del dissenso che dura ancora oggi: migliaia di eritrei sono stati, e sono ancora, arrestati per avere espresso critiche al governo, o anche solo per il sospetto di averlo fatto, dal 2010 l’intera nazione è stata interdetta ai giornalisti esteri e il Paese, piuttosto rapidamente, si è guadagnato il soprannome di «Corea del Nord africana».

Di formazione marxista, Afewerki conduce ancora oggi l’Eritrea con il pugno di ferro verso una fantomatica autosufficienza, arrivando a rifiutare nel 2005 un prestito di 73 milioni di dollari della Banca Mondiale, espellendo tutte le ong straniere che operano nel Paese e ordinando una riduzione della distribuzione degli aiuti alimentari da parte delle agenzie ONU, accentuando così l…

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