fbpx

Finché ci sono giornali così siamo tutti in pericolo

«Allora teniamo Murder Mission, ok?»
«Sì, va bene, si stamp….»
«Oh oh oh! Aspettate, qua dice che erano di origine musulmana!»
«Cazzo, ferma tutto! Cambia! Cambia!»
«Lo metto nel catenaccio?»
«Ma che cazzo dici! Lo voglio nel titolo!»
«Come nel titolo? E cosa ci scrivo?»
«MUSLIM KILLERS!»
«…»
«E aggiungi da qualche parte anche TERROR!»

Siamo al 1211 di Avenue of the Americas, New York. Quello che sbraita in questa conversazione immaginaria è il direttore del New York Post, nella cui redazione, appena saputo che la coppia di assassini che ha causato 14 morti a San Bernardino, in California, era musulmana, hanno deciso di cambiare il titolo.

Da così a cosi.CVUM_gIW4AE2IYJ (1)

Si sa, il New York Post, uno dei giornali che fa parte del network in mano a Rupert Murdoch, non è esattamente il New York Times o il Guardian in quanto a correttezza e rigore nel fare il proprio mestiere. Dalle sue prime pagine non ci aspettiamo, dunque, una limpida e cauta analisi della realtà. Lo sappiamo che per vendere le circa 200 mila copie che vende deve sparare alto.

Però c’è un limite a tutto. Sopratutto in un periodo come questo, in cui il rischio di una deriva razzista e islamofoba è alle porte — vi ricordate la prima pagina di Libero dopo le stragi di Parigi? — e in cui, soffiando sul fuoco, non si fa altro che fare il gioco di chi ha l’interesse nello spaventarci, nel metterci gli uni contro gli altri.

“Saranno rincuorati da qualsiasi segno di reazione esagerata, di divisione, di paura, di razzismo, di xenofobia” ha scritto sul Guardian (un giornale serio) l’ex ostaggio francese Nicolas Hénin, il cui interessante contributo lo trovate integralmente tradotto su Internazionale (un altro giornale serio).

Il New York Post, come qualsiasi altro giornale che soffia sul fuoco dell’odio interreligioso, interrazziale o di qualsiasi altro genere, sta facendo un favore al terrorismo. E ci mette tutti in pericolo.