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Resto nella Piana di Sorrento tre giorni.

A casa di Marta mi dedico alla raccolta delle noci e ad altri lavori nei campi. Insieme a me c’è una ragazza danese di vent’anni. Come spesso si usa nel nord Europa, anche lei ha preso un anno sabbatico dopo le superiori e si sta dedicando a girare l’Europa per approfondire le tecniche di coltura alternativa: il suo sogno è diventare agricoltrice.

Io decido di dedicarmi sia alla pulizia della spiaggia che a quella dei sentieri. Cosa c’entrano i sentieri col mio obiettivo?

Secondo uno studio portato avanti da Science Advances, l’80% dei rifiuti che galleggiano in mare è stato trasportato dai fiumi; in prevalenza piccoli fiumi vicino a centri antropici. Agenti geografici come vento, pioggia, pendenza del terreno agevolano il riversamento dei rifiuti nei fiumi, e, da qui, negli Oceani. Questo significa che tutto ciò che è disperso in ambiente, anche sulle montagne, costituisce un pericolo reale per il mare.

Foto IG @ecoprof.travel

Mi avventuro sul Vico Alvano, tramite un sentiero che sale per circa 600 metri e da cui è possibile vedere tutta la Piana di Sorrento, sino al mare. Il panorama è bellissimo ma a terra inizio a trovare di tutto: bottiglie di plastica, mascherine, qualche lattina. Rifiuti che si diradano con l’aumentare della pendenza, probabilmente per una questione statistica: a fine percorso arriva meno gente di quella che c’è al principio. Non mi va altrettanto bene quando decido di andare a fare un giro nella spiaggia di Sorrento, dove nel giro di un paio d’ore mi sembra di raccogliere davvero parecchio tra mozziconi, cannucce, moltissimi palloncini d’acqua e giocattoli per bambini, alcuni ancora in perfetto stato. Decido allora di creare una raccolta apposita per gli oggetti che si possono riutilizzare.

Alla fine di questa mia permanenza nella Piana di Sorrento avrò raccolto quasi tre chili di spazzatura tra indifferenziata e plastica e collezionato due maschere per snorkeling, una paletta da spiaggia, un rastrello da spiaggia, una pistola ad acqua, una macchinina. Lascio il maltolto a Marta e Tommaso e salgo in macchina per la seconda tappa.

Parto molto presto. Prendo la litoranea e non me ne pento: l’alba davanti a Positano è uno spettacolo indimenticabile.

Ad Amalfi decido di fare una pausa e approfittare per una bella passeggiata in riva al mare. Rimango sconvolta. A pochi passi dal Duomo e davanti a delle allegre bancarelle trovo una delle spiagge più sporche che abbia mai visto in Italia: bottiglie, buste, cassette di polistirolo, piatti, bicchieri, lattine, e in breve tempo raccolgo più che nei tre giorni precedenti.

A lasciarmi maggiormente perplessa sono i numerosi passanti che mi camminano accanto e non si interessano in nessun modo a quello che sto facendo. Polly ha potuto fare la sua nuotatina quotidiana, io ho fatto la mia pulizia: risaliamo in macchina. L’idea iniziale era quella di passare ad Eboli per portare omaggio ad una delle opere maestre della nostra letteratura novecentesca, ma la pausa ad Amalfi si è prolungata decisamente più del dovuto ed Eboli salta. Andiamo direttamente a Potenza.

Foto IG @ecoprof.travel

Di Potenza non sapevo molte cose. Anzi, di Potenza non sapevo niente. Meno che meno sapevo fosse il capoluogo di regione più alto d’Italia. Né immaginavo una struttura architettonica così particolare, che sembra stiracchiarsi verso il cielo.

Complice un amico, che ci regala una notte in un Airbnb, io e Polly riposiamo. Al mattino, dopo aver visitato un po’ la città, ci avviamo verso la Diga di San Giuliano, non lontano da Matera, un luogo particolarmente pulito. Per cui proseguiamo fino ad Altamura.

È il momento del mio primo Couchsurfing. Bellisario, il ragazzo che mi ospita, è un musicista di strada. Ci porta nella sua casa in campagna, dove Polly fa amicizia col suo enorme maremmano. Per la notte mi accomodo sul suo divano e la mattina dopo, di buona lena, mi accompagna a Matera. Tra Covid e bassa stagione i turisti in giro sono pochi, e la città dei Sassi mi emoziona. Ci muoviamo verso la Gravina per una raccolta parecchio fruttuosa: aiutandomi con la mia pinza, comprata in un negozio di cinesi alla modica cifra di 2 euro, riesco a raccogliere lattine, bottiglie, salviette, buttate probabilmente da turisti che andavano a fare un picnic a valle.

Una famiglia si ferma e la mamma mi chiede di spiegare ai due bambini, in età da scuole elementari, cosa sto facendo e perché. La cosa mi fa molto piacere. Rifletto: in genere si educano le giovani generazioni perché si spera che siano loro il cambiamento necessario. Ma adesso abbiamo il tempo di confidare nelle nuove generazioni? Possiamo permetterci di delegare a loro il salvataggio in extremis del Pianeta? Probabilmente no.

Se, come afferma il Climate Change 2021: The Physcal Science Basis pubblicato dall’IPCC lo scorso anno, l’obiettivo di non superare un aumento della temperatura di più di 1.5 gradi Celsius sembra irraggiungibile, le generazioni future raccoglieranno ciò che noi stiamo seminando. E, forse, non rimarrà niente da raccogliere.

La mattina dopo è già il momento di lasciare la Basilicata e la sua zona di confine con la Puglia. Una cosa davvero interessante che ho notato è che in entrambe queste regioni sono presenti numerose fontanelle in cui è possibile riempire la propria borraccia, senza dover fare uso delle bottiglie di plastica. In particolare, per trovarle, io utilizzo un’app, che si chiama, appunto, “Fontanelle”, e permette di visualizzare in una mappa dell’Italia tutti i punti d’acqua presenti.

La prossima destinazione è una città di mare, Bari, per tornare all’obiettivo della mia missione.

Nel capoluogo pugliese alloggio all’interno della città vecchia, molto vicina al lungomare che sarà infatti la prima tappa delle mie pulizie. Mi concentro sulla zona tra i frangiflutti e la passeggiata e rimango subito sconvolta dalla quantità di sigarette che ho sotto gli occhi. Riempio una intera busta, di quelle per fare la spesa, esclusivamente con i mozziconi. E alla fine il peso della raccolta è di 2kg, di cui la grandissima parte costituita, per l’appunto, dalle cicche. 

A Bari faccio un’interessante chiacchierata col presidente dell’associazione di Slow Travels, che mi diviene subito simpatico quando mette al primo posto delle cose che odia proprio le sigarette buttate per strada. È lui che mi presenta Michele, il sacrestano della Cattedrale di San Sabino. Anche Michele organizza spesso pulizie della città e della spiaggia, con un nutrito seguito.

Mi piacerebbe restare a chiacchierare. Mi piacerebbe organizzare una grossa pulizia con lui e i suoi collaboratori, ma ho già prenotato il traghetto per la Grecia: ottobre sta finendo, la stagione delle olive si dirada, e, se voglio sperare di poter accedere a qualche Workaway, è il momento di andare in terra ellenica senza indugi.

Questo mio primo passaggio in Italia, della sola durata di dieci giorni, vuole essere un assaggio.

Intanto il bottino di questa prima parte del viaggio:

Indifferenziata: 7,51 kg.

Plastica: 4,892 kg.

Materiale riutilizzabile: 0,340 kg.

Il totale, 12,743 kg, mi sembra moltissimo.

Non ho idea di ciò che mi aspetta una volta scesa dal traghetto.