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Fresca o secca?

Ogni anno ogni italiano consuma 24 kg di pasta. Contrariamente a quanto sta accadendo in altre parti del mondo, la tendenza sembra essere alla diminuzione, complici le motivazioni più varie – come l’errata convinzione che faccia ingrassare “senza se e senza ma”, o che sia meglio mettere al bando il glutine anche se non si è celiaci. A trarne vantaggio sono cereali in chicchi e zuppe, sempre più preferiti dagli abitanti del belpaese, e – fra chi cerca un sostituto alla pasta “tradizionale” in un prodotto che ne abbia quantomeno la stessa forma – proposte gluten free o a base di ingredienti alternativi come quei “grani antichi” cui capita vengano attribuite proprietà salutistiche non sempre aderenti alla realtà.

In altre regioni del mondo il consumo di pasta sta invece aumentando. È quello che sta ad esempio succedendo in Africa, dove la pasta riscuote successo soprattutto per merito della sua facilità di conservazione e per come riesce a mantenere il suo sapore. Accade così che il volume di esportazioni di pasta all’estero superi oggi il 50% della produzione, per un totale di 1,9 milioni di tonnellate all’anno. E accade anche che, nonostante la tendenza al calo dei consumi, l’Italia non sembri minimamente intenzionata a ridurre la fermezza con cui rivendica l’italianità della pasta, che continua a rimanere uno dei cardini del tanto celebrato Made in Italy.
Eppure c’è qualcuno che ha osato mettere in dubbio che la pasta sia nata nello stivale. Qualcuno avrebbe addirittura osato dire che a inventare gli spaghetti sarebbero stati i Cinesi.

© Pixabay

Colpa dei Greci o di Marco Polo?

Si racconta infatti che a…

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