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Gentrificazione cosentina

La Riviera dei Cedri è una parte del territorio della provincia di Cosenza, in Calabria. Profondo Sud Italia. Corre lungo il mar Tirreno estendendosi per circa 80 chilometri, dal paese di Tortora fino alla cittadina di Paola. Le pendici della catena montuosa del Parco Nazionale del Pollino e dei monti dell’Orsomarso arrivano fino a mare includendo queste bellissime ma poco ospitali catene montuose nella Riviera dei Cedri.

Il nome della Riviera tirrenica cosentina un tempo tradiva, con poca fantasia, le sue caratteristiche orografiche. In questo tratto di Calabria settentrionale la coltivazione del cedro era persino più consistente di quella del peperoncino, che in Calabria è il vero padrone dei suoli. La coltivazione e il culto di questo agrume ha origini antichissime: nell’Antico Testamento è definito “il frutto dell’albero più bello” (פְּרִי עֵץ הָדָר). In ebraico il cedro è chiamato etrog ed è una delle piante usate per celebrare il Sukkoth, la festa religiosa “delle capanne”. Nell’ebraismo è una delle festività più importanti, forse la più importante, perché ricorda al popolo di Israele il viaggio nel deserto verso la Terra Promessa. Addirittura l’Halakhah, la tradizione normativa religiosa dell’ebraismo, descrive con precisione le caratteristiche che i cedri celebrativi devono manifestare: deve essere grande almeno come il palmo di una mano, la punta deve essere ricurva ma non troppo e le nervature devono essere tutte rivolte verso il basso e sentirsi al tatto senza essere troppo evidenti all’occhio.

Santa Maria del Cedro (Cs). Agosto 2018.

Santa Maria del Cedro è un comune di 5000 abitanti in provincia di Cosenza dove il cedro è un prodotto talmente tipico che non caratterizza solo l’orografia del territorio ma anche il suo nome. Si trova tra il fiume Lao e il fiume Abatemarco, in cima ai frutteti di cedri che si perdono all’orizzonte. Lungo la strada che sale al paese, nell’edificio chiamato Carcere delle Imprese (probabilmente un tempo adibito ai lavori forzati dei detenuti per la produzione dell’olio) ha sede il Museo del Cedro. Qui si coltivano i agrumi della varietà cedro liscio. I più belli di tutto il mondo. Sono talmente pregiati che ogni ottobre, da centinaia di anni, rabbini provenienti da ogni angolo del pianeta si recano a Santa Maria del Cedro per selezionarli con cura, scegliendo i più belli direttamente sulle piante. In paese la chiamano “Festa della Raccolta” ed è un’opportunità ghiotta per l’economia del territorio: i rabbini, nello scegliere i cedri per la festa religiosa del Sukkoth, iniziano ad arrivare in agosto e restano in zona fino ai primi di ottobre. La tradizione affonda le proprie radici nel Medioevo, secondo gli storici a partire dal 1200 d.C., e unisce la cultura locale della Calabria settentrionale ai riti fondanti dell’ebraismo. Secondo i rabbini, solo a Santa Maria del Cedro si trovano i frutti più belli e solo qui il terreno e il micro-clima sono talmente adatti a questa coltivazione che si colgono gli agrumi più pregiati. Pochissimi sbalzi termici, scarso vento, temperature costanti e miti: ogni singolo frutto può arrivare a costare anche centinaia di euro, a seconda della qualità estetica dello stesso, e la valutazione è fatta a insindacabile giudizio dei rabbini.

I contadini calabresi dalle mani callose e la pelle dura e arrossata dal sole accompagnano i rabbini nelle coltivazioni, inginocchiandosi per osservare i frutti arancioni e gialli ancora sulle piante, per toccarli con delicatezza, per sceglierli con cura. Ci si aspetterebbe che, usciti dal territorio di Santa Maria del Cedro, questi frutteti non finissero mai. E quale miglior souvenir, se non un albero di cedro, è possibile portare a casa dalla “capitale” della riviera?

Carcere delle Imprese, Santa Maria al Cedro (Cs). Agosto 2018.

La realtà è che il nome Riviera dei Cedri solo un tempo tradiva le caratteristiche del territorio. Oggi è un’etichetta perché di cedri non se ne vedono quasi più se non nei negozi. Già inscatolati e etichettati. Lungo la SS18, nel territorio del Comune di Scalea, un camion-vivaio attrae sempre l’attenzione. Oltre a fiori, cipolle e ortaggi, sul bordo della statale gli autisti scaricano anche alcune piante, alberi a fusto. Quasi tutti limoni: «Mi scusi, avrebbe per caso una pianta di cedro da vendermi?» chiedo al camionista-vivaista. Egli, senza proferire parola, indica con la mano sinistra una pianta curva vicino alla marmitta del suo mezzo. Una volta arrivato a casa e trascorsi alcuni mesi, ai primi frutti ci si rende conto che no, non era un albero di cedro. Era un “banale” limone.

La Riviera dei Cedri è in realtà una “fake news”. Gli unici cedri, negli oltre 80km di costa, sono tutti a Santa Maria del Cedro, lungo i terreni che costeggiano i fiumi Lao e Abatemarco. Le altre 22 municipalità sono invece quasi del tutto prive di appezzamenti per la produzione di agrumi: negli anni Settanta ed Ottanta, quando l’industria del turismo ha iniziato a fare gola alla politica e alla criminalità organizzata calabrese, la necessità di realizzare strutture in cemento armato per ospitare i turisti ha mangiato letteralmente piccoli e grandi appezzamenti di piante di cedro. Serviva spazio per le opere di urbanizzazione del territorio. Ma non solo.

San Nicola Arcella (Cs). Agosto 2019.

Terreni agricoli, colline, montagne e persino spiagge sono state aggredite, deturpate e violentate dal cemento, dalla necessità di creare spazi per fare arricreare i turisti. Quando la SS18 lascia il territorio di Maratea, in Basilicata, per addentrarsi in quello di Tortora, in Calabria, il cemento invade lo sguardo e rimane una presenza per oltre 80 km. Cattedrali nel deserto che tuttavia sono parte di un percorso preciso e solo apparentemente caotico.

Secondo ISTAT la provincia di Cosenza ha perso circa 30.000 residenti tra il 2001 e il 2018 e, nel 2018, i decessi sono stati 1981 in più delle nascite. La sola Riviera dei Cedri, interamente appartenente alla provincia di Cosenza, registra circa 125.000 residenti – in calo da anni – che diventano però oltre 1,5 milioni durante il mese di agosto. Una situazione, oramai consolidata, che è un vero e proprio fenomeno sociale: per la maggior parte si tratta infatti di un “turismo di ritorno”, di rivieraschi emigrati in altre città che tornano al paese natìo acquistando la seconda casa, ma la bellezza del territorio attira anche centinaia di migliaia di turisti tradizionali, persone che non hanno alcun legame con quella terra.

Campora S. Giovanni, frazione di Amantea (Cs). Agosto 2019.

Se da un lato questi numeri rappresentano un’evidente occasione di sopravvivenza per i 125.000 residenti rivieraschi dall’altro indicano una bomba demografica che esplode ogni anno, a cadenza regolare, in tutto quel territorio. Percorrere la SS18 in aprile e percorrerla in agosto significa affrontare due esperienze completamente diverse: nel primo caso la strada scorre sotto le ruote velocemente e si attraversano città come Scalea, San Nicola Arcella o Cetraro rapidamente. Nel secondo caso invece si può impiegare anche il triplo del tempo.

Ma il problema da queste parti, caro Johnny, non è certo il traffico.

La cementificazione della Riviera dei Cedri è iniziata nella seconda metà degli anni Settanta e si è ingitantita durante il boom degli anni Ottanta: colline, terreni agricoli, persino le spiagge non sono state risparmiate da questa enorme opera di costruzione. Un’opera che ha regalato a molti, chiavi in mano, il sogno di una seconda casa ma inevitabilmente anche provocato enormi problemi.

Falerna (Cz). Agosto 2019.

«Un imponente ed illecito smaltimento di fanghi con scarichi ripetuti e continuati di acque reflue non depurate hanno determinato dolosamente un disastro ambientale nel Mar Tirreno tra Tortora e Amantea (circa 100 chilometri) dove insistono due parchi marini regionali, Scogli di Isca e Riviera dei Cedri. […] Migliaia di tonnellate di liquami non trattati hanno prodotto per mesi e mesi strisce ripugnanti nei pressi delle spiagge».

Con queste parole il dottor Pierpaolo Bortone, GIP del Tribunale di Paola, rinviava a giudizio il 29 aprile 2014 amministrartori e dirigenti di due società, Giseco e Smeco, arrestati nel 2012 e gestori dei depuratori del Tirreno cosentino. Il processo di primo grado si è concluso nel settembre 2018 con l’assoluzione degli imputati, chi per prescrizione e chi con formula piena, ma gli inquirenti erano riusciti ad accertare lo stato non più eccellente delle acque marine grazie alle analisi dell’Arpacal, l’Agenzia regionale per l’ambiente calabrese. L’inquinamento c’era, i problemi alla depurazione delle acque pure. Pochi chilometri più a nord di Tortora c’è la Valle del Noce. Nel 2013 un pentito di camorra affermò che i Casalesi avevano sversato per anni rifiuti pericolosi nei depuratori della zona, come quello di San Sago tra il torrente Pizzino e il fiume Noce. Le procure di Paola e di Lagonegro calcolarono in 3 milioni di litri il percolato, la sostanza che producono i rifiuti urbani non trattati, sversato illegalmente in quella zona.

Il combinato disposto degli impatti di turismo e criminalità ambientale ha prodotto, lungo la Riviera dei Cedri, danni considerevoli. E poi c’è il cemento.

Tortora Marina (Cs). Agosto 2019.

Nascosti agli occhi degli automobilisti e dei passanti, i casermoni popolari in cemento stile sovietico a tre piani e fronte-mare di Tortora Marina sono perfettamente visibili solo dal mare. Viaggiare verso sud lungo la SS18, una volta superato il fiume Noce, è come affrontare un viaggio nell’abusivismo edilizio delle cattedrali nel deserto. Mentre la statale corre sopra la costa, con l’Isola di Dino di Praia a Mare che sorge dall’acqua a pochi metri dalla spiaggia, si osserva il mastodontico albergo costruito in località Fiuzzi. Realizzato in un’Area Sic (Sito di interesse comunitario) è da decenni il protagonista di lunghe battaglie legali tra la Regione Calabria, la società proprietaria e il Comune di Praia a Mare. Una storia conosciuta e antica: il 24 giugno 1992 Vito Napoli (DC) presentava alla Camera dei Deputati un’interrogazione parlamentare proprio su questa vicenda, seguita il 1 luglio dello stesso anno da un’altra interrogazione sui progetti d’investimento nella zona dell’Alto Tirreno: «28 miliardi per la ristrutturazione del “Palazzo del Principe” di cui il Parlamento è stato già investito con una interrogazione parlamentare; 44 miliardi richiesti per un porto-canale a Tortora; 24 miliardi per il Golf a praia a Mare, che interessa un sito su cui quella amministrazione comunale sembra stia già costruendo una discarica consortile e, conseguentemente, la normativa vigente esclude possibilità di altri interventi; 2 miliardi per l’arredo “Fiuzzi” sempre a Praia a Mare; 39 miliardi per il disinquinamento del tratto Tortora-Diamante; dietro questa danza delle cifre, ricorrono sempre i nomi degli stessi progettisti, delle medesime ditte di appalto e subappalto (qualcuna delle quali anche nell’occhio del ciclone per le indagini della magistratura) e, soprattutto, di due potenti uomini politici del partito di maggioranza che spadroneggiano in quella zona; l’operazione fa pensare ad una grande operazione speculativa».

Tortora Marina (Cs). Agosto 2019.

Sempre l’onorevole Napoli, 20 giorni dopo, sottolineava che «da mesi l’amministrazione comunale di Praia a Mare è sottoposta ad un chiaro attacco di terrorismo politico da parte di forti interessi economici ed immobiliari che tentano di mettere le mani sulla città; tale attacco è divenuto più duro nel momento in cui quella amministrazione ha incamerato nel patrimonio comunale beni immobiliari frutto di gravi violazioni edilizie».

Praia a Mare (Cs), località FIuzzi. La casa del Presidente. Agosto 2019.

Erano anni, quelli, davvero molto strani. Mentre a Milano la procura stava per scatenare Tangentopoli, rivoluzionando per sempre la percezione della politica e della giustizia nella Repubblica Italiana, alcuni magistrati a Paola e a Catanzaro svolgevano, contestualmente, anche l’attività di imprenditore nel settore turistico, qualcuno addirittura in affari con il clan che faceva capo a Francesco Muto. Altri con l’imprenditore Pietro Maisto, nipote di Alfredo, noto all’epoca come il boss del porto di Napoli. Maisto ottenne il terreno in area Fiuzzi di Praia a Mare dove sorge l’albergo con una variante al progetto che concedeva l’edificabilità di 4.000 metri quadrati in più rispetto ai progetti presentati. Sulla montagna acquistata da Maisto, conquistata da migliaia di villette e appartamenti, vi fu costruita anche la casa estiva acquistata dal presidente del Tribunale di Paola. A quelle interpellanze parlamentari, e alle successive presentate da Marco Pannella, nessun governo ha mai risposto.

Strutture ricettive abbandonate, Isola di Dino, Praia a Mare (Cs). Agosto 2019.

Le opere di questo tipo nella Riviera, anche incompiute, non si contano. Ci sono i casermoni popolari e le strutture ricettive di Scalea, ettari ed ettari di aree marine demaniali date in concessione a decine e decine di campeggi, l’aviosuperficie lungo il fiume Lao, il villaggio-bar Summer Day di Santa Maria del Cedro, realizzato interamente su area demaniale e usucapito per quasi 40 anni dai gestori, sequestrato nel novembre 2018 con altre strutture simili tutte attorno, il “palestrone” di Cirella Marina trasformato in mini-appartamenti per turisti, colline intere a Diamante e Belvedere sbancate per fare spazio agli ipermercati e a condomini che fanno invidia a quelli del Quadraro, zona Roma Est.

Falerna (Cz). Agosto 2019.

A San Nicola Arcella, dove di notte si riversano decine di migliaia di automobili all’assalto delle discoteche sul lungomare, la grotta del Prete della spiaggia dell’Arcomagno è da anni un bar per i bagnanti: il 27 aprile 2019 il Tribunale civile di Catanzaro riconosceva il diritto della società I Gabbiani Srl di esercitare la propria attività nella grotta, nonostante questa sia di proprietà del demanio.

A sud di Falerna chilometri e chilometri di spiagge libere e acque cristalline contrastano con la proliferazione di ombrelloni, lettini e strutture ricettive caratteristiche del territorio a nord. E i cedri? Restano nel nome della Riviera.

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