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EP5 – I rischi di fare inchiesta

Il rumore dell’acqua che sgorga dalla fontana riempie l’ingresso. Sullo sfondo un enorme orologio fatto di erba e fiori. Il Parque Hundido, il cui nome ufficiale è Parque Luis Gonzaga Urbina in omaggio a uno dei maggiori scrittori messicani, è il polmone verde del municipio Benito Juárez di Città del Messico. 

È qui che incontriamo Ricardo Ravelo, autore di diversi libri sul narcotraffico, da Narcomex a Zetas passando per En manos del narco. Giornalista da trent’anni, da oltre venti si occupa di tutto ciò che riguarda il crimine organizzato in Messico e, più in generale, in America Latina. 

Fare il giornalista in Messico

Negli ultimi 15 anni è diventato veramente difficile fare giornalismo in Messico. Ci sono due fattori che, dal mio punto di vista, hanno influito nel creare questa crescente insicurezza.


Da una parte la politica, intollerante alla critica; dall’altra l’espansione del crimine organizzato. L’unione dei due fenomeni ha dato vita a quella che in molti chiamano narcopolitica, nata non come si potrebbe pensare con l’infiltrazione del narcotraffico nell’attività politica quotidiana ma con il finanziamento diretto delle campagne elettorali da parte della criminalità organizzata dei vari partiti che, una volta al potere, vedono nel giornalismo un pericolo. Da qui le violenze contro i cronisti, iniziate in stati come Tamaulipas, Michoacán, Sinaloa, si sono presto allargate alla Baja California, al Veracruz fino ad arrivare in Quintana Roo.

Da quando il crimine organizzato ha preso il potere a livello istituzionale i rischi per i giornalisti sono aumentati e oggi dobbia…

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