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Il giornalismo e gli errori

Come facciamo quando si sbaglia? 

Sì, perché anche se ci piacerebbe essere infallibili, non possiamo che ammetterlo: anche su Slow News sbagliamo. 

È un problema che il giornalismo si deve porre a tutti i costi, soprattutto nel mondo in cui viviamo, quello della fiducia non implicita. È un problema storico, che non si può risolvere semplicemente con il dovere della rettifica o con il diritto di replica. È un problema che spesso non si risolve nemmeno con gli errata corrige – anche se aiutano parecchio – e che in qualche modo, per noi, fa parte del rapporto che abbiamo instaurato con le nostre lettrici e i nostri lettori.

Anche parlarne in questo modo è un pezzetto del nostro progetto di trasparenza nei confronti di chi ci segue e sostiene, o di chi si avvicina a noi per conoscerci. 

 

Far pace col refuso

Il primo tipo di errore che si può commettere quando si fa questo mestiere è il più banale ma anche il più fastidioso: il refuso propriamente detto. Cioè l’errore di battitura, l’errore, diciamo così, tipografico. Dà fastidio perché tutte le volte che ne incontri uno hai sempre la sensazione che il lavoro sia sciatto. Il refuso più clamoroso nel quale ci siamo imbattuti – e credici: non c’è stato più modo di correggerlo perché non dipendeva più da noi – è stato nella traduzione in italiano del Verification Handbook. Il refuso è finito in copertina e non l’abbiamo mai più potuto correggere. Eccolo qui, bello come il sole in tutto il suo splendore.

Alla fine abbiamo deciso di far pace coi refusi.

Ci sono, ci saranno, scappano sempre, anche alla terza, alla quarta lettura. Facciamo di tutto per evitarli ma scappano, i refusi, come se fossero dotati di vita propria. Una volta è un correttore automatico, una volta son gli occhi che ti si incrociano. Com’è, come non è, i refusi son lì, si materializzano anche se ci metti tutta la cura del mondo. Non è una scusa, ovviamente: cerchiamo di evitarli nei limiti del possibile, cioè del nostro tempo.

Sappiamo, però, che ci sarà sempre chi ce li segnalerà: sei tu, che ti allei con noi per sconfiggere i refusi. E ti siam grati fin d’ora se lo farai.

Ma nel caso, per favore, fallo dicendoci anche esattamente dove hai trovato il refuso e qual è. Non c’è niente di peggio che un generico «ci sono un po’ di refusi»: è una frase che ti fa impazzire alla ricerca del problema. Naturalmente, a segnalazione puntuale facciamo seguire correzione puntuale.

 

Altri errori

Ci sono, poi, altri tipi di errori che possono capitare, che non sono solamente di forma ma anche di sostanza. In quel caso, ci siamo dotati di una procedura di correzione e evidenza dell’errore stesso. Funziona così: se ci segnali un errore, lo verifichiamo, lo correggiamo, aggiungiamo una nota al pezzo dove c’è l’errore, spiegandolo e segnalando che abbiamo corretto, aggiungendo anche il nome di chi ha segnalato.

Se possibile, ne approfittiamo per creare un po’ di contesto e aggiungere informazioni utili al pezzo. Come nel caso che vedi qui sotto.

Naturalmente, faremmo questo tipo di correzione anche se ci dovessimo accorgere da soli dell’errore.

Non siamo legati all’attualità, quindi è meno facile commettere errori per fretta: quando ci sfugge qualcosa, vuol dire che abbiamo proprio sbagliato.

Ecco, questo è il modo in cui gestiamo gli errori e il modo in cui ce ne prendiamo la responsabilità.

Anche questo contenuto, come tutti gli altri che danno struttura a Slow News, è da considerarsi in perenne evoluzione. Non sai mai quale errore potrai fare domani: abbiamo delle procedure, si adatteranno alle situazioni che ci si presenteranno davanti.


L’immagine di copertina è di NeONBRAND su Unsplash