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C'era una volta...

C’era una volta un mondo in cui le notizie sui giornali urlavano sempre di cose incredibili, sconvolgenti, assurde, pazzesche. Era un mondo in cui ogni giorno una nuova polemica infiammava i luoghi della socialità collettiva, dai bar ai social network, un mondo polarizzato, diviso in tifoserie, dominato dal sarcasmo, dalle reazioni istantanee, dalla polemica, dalla furia, dalla morbosità.

 

In quel mondo, i sentimenti primari e gli istinti più bestiali come la paura, la rabbia, l’indignazione o il terrore venivano creati dai principali giornali per attirare l’attenzione delle persone con titoli ingannevoli, urlati e shoccanti.

 

L’attenzione della gente, in quel mondo, era una merce di scambio. Veniva accumulata dai giornali e venduta agli inserzionisti della pubblicità, che versavano loro in cambio i soldi che servivano per tenerli a galla e farli sopravvivere.

 

Poi, un giorno, alcune donne e alcuni uomini che lavoravano per quei giornali, stanchi di ingannare chi li leggeva e stufi di parlare soltanto delle cose che venivano loro dettate dall’agenda di chi metteva i soldi, ovvero della pubblicità, decisero che le cose si potevano fare in modo diverso e che era il momento di provarci.

 

Fu così che, in tanti luoghi diversi del mondo, senza nemmeno sapere dell’esistenza gli uni degli altri, quelle donne e quegli uomini crearono dei giornali nuovi, liberi, senza pubblicità e senza padroni che decidessero al posto loro di cosa parlare, giornali che avevano al centro i propri lettori e che non urlavano più.

 

Attorno a loro, piano piano, si crearono delle comunità di persone che divennero sempre più grandi. Le prime lettrici e i primi lettori, finalmente coinvolti nel giornalismo che leggevano, ne parlarono ai loro amici, ai loro parenti, ai loro conoscenti e sempre più persone iniziarono a frequentare quei luoghi virtuali e fisici che si creavano intorno a quei nuovi giornali. E alla fine…

 

Alla fine cosa successe? Ancora non sappiamo come andrà a finire. Sappiamo solo che una di quelle lettrici o uno di quei lettori sei tu. E Slow News, dal 2014, è uno di quei giornali.

 

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