fbpx

1 – In viaggio nel tempo

Questo è il primo numero della newsletter del Mondo Nuovo. Fa così.

***

Ciao *|FNAME|*,

sono proprio felice di scriverti di nuovo, perché se lo faccio significa che abbiamo davvero iniziato a lavorare insieme al Mondo Nuovo. Ti ricordo che c’è sempre un sondaggio aperto, a tua disposizione, per dirci cosa ti interessa e cosa vorresti che trattassimo.

Con questa newsletter parleremo di quel che stiamo facendo per te, raccoglieremo le tue considerazioni e le tue proposte e ci confronteremo sul percorso di questo progetto.



Qualche giorno fa mi sono posto un interrogativo, grazie a una delle mail che mi sono arrivate dai member di Slow News: come deve essere fatto il giornale per il mondo nuovo?

Ma soprattutto, che caratteristiche deve avere qualcuno che faccia il reporter del mondo nuovo?

Viaggiatori del tempo – In parte ho trovato delle risposte in una considerazione di Jon Allsop, che si occupa di cambiamento climatico per la rivista della Columbia Journalism Review. Jon scrive (la traduzione è mia) che per occuparsi di cambiamento climatico bisogna saper guardare al futuro, «per immaginarsi come le prossime generazioni si adatteranno alle azioni climatiche che intraprendiamo e che non intraprendiamo, e che cosa possiamo fare adesso per influenzare il giudizio che ci darà la storia». E poi aggiunge che bisogna saper «guardare indietro nel tempo: capire le radici del modo in cui oggi parliamo del cambiamento climatico e come questo retaggio continua a influenzarci».

Ecco: i reporter dal Mondo Nuovo sono, prima di tutto, delle viaggiatrici e dei viaggiatori del tempo.
E anche tu che ci leggi viaggi nel tempo insieme a noi. Anzi: ci aiuti a farlo.

Insieme, non neghiamo le radici della storia, non pensiamo che il futuro sia un oggetto per forza di cose indeterminato, con un fatalismo che spingerebbe semplicemente all’inazione,ma al tempo stesso viviamo il presente e cerchiamo di dare una mano a renderlo migliore.

Ma cosa vuol dire “migliore”? – Anche su questo mi sono interrogato a lungo e ho una mia risposta che spero ti convinca. L’ultima cosa che vogliamo, con il nostro giornalismo, è salire in cattedra a pontificare per dirti cosa è meglio per te.

Lorenzo, uno dei nostri sostenitori, mi ha scritto una mail interessantissima che, ad un certo punto, fa così: «Quello che mi spaventa, in quel modo di informarsi, è che per quanto superficiale e fast possa essere, per quanto non aggiunga nulla alla reale conoscenza del mondo, a molti dà l’illusione di essere perfettamente informati su un determinato argomento, e naturalmente come sai questo coincide con la conferma delle proprie opinioni.

Non ho la più pallida idea di che cosa sia il 5G, eppure sono prontissimo a prendere in giro chiunque lo contesti. E, pur sospettando in questo caso di essere in una posizione migliore di chi pensa che si interfacci con i microchip che ci inietteranno con il vaccino, so comunque che anche la mia è una posizione basata su un pre-giudizio, e confermata da news che non mi hanno spiegato nulla».


Ora, non fraintendiamoci: non siamo qui per sostenere teorie del complotto sul 5G. Ma pensiamo che il giornalismo del Mondo Nuovo non possa essere fatto per prendere in giro qualcuno, per blastare la gente: deve essere fatto per offrire a quante più persone possibile strumenti di crescita. Ecco perché il giornalismo del futuro è nonviolento anche nel modo di comunicare. In questo cerca di essere migliore.

E cerca di essere migliore sapendo che il miglioramento non è uno stato che si raggiunge ma un percorso che si prende il tempo che ci vuole.

Considerare il miglioramento come un percorso significa ammettere che non sappiamo tutto e che quel che sappiamo è destinato a cambiare.

Quando andavo alle elementari (che oggi non si chiamano più così), i dinosauri non avevano le piume e Plutone era un pianeta del sistema solare.
Negli anni ’60 e ’70 ci furono massicce campagne che sostenevano la superiorità del latte artificiale rispetto all’allattamento al seno. Oggi sappiamo che quelle campagne erano semplicemente sbagliate e spesso indotte da ragioni economiche, peraltro da multinazionali che oggi invece scrivono sui loro siti che da sempre sostengono l’allattamento al seno
La teoria del multiregionalismo africano (cioè: diverse specie umane da cui discendiamo per miscelamento) si fa strada in questi anni rispetto alla teoria della discendenza monolitica da un unico ceppo umano.

Questo per dire che le conoscenze che abbiamo non sono statiche, si evolvono, cambiano nel tempo: non sappiamo tutto, non abbiamo verità assolute.

Spero di non sbagliarmi troppo – Per anni i giornalisti hanno preteso di sapere tutto e si sono atteggiati a narratori onniscienti. Nel Mondo Nuovo quel che dobbiamo aver l’umiltà di fare è ammettere che tutte le volte che faccio un’affermazione, mi auguro che fra qualche anno possa ancora avere una sua validità. Per questo Il Mondo Nuovo verrà manutenuto nel tempo, su Slow News. Perché la nostra ambizione è quella di creare contenuti che crescano e si evolvano. Non sono mai tavole della legge, sono materiale che cambia nel tempo, come noi.

Questo è l’approccio che dedicheremo al Mondo Nuovo.

Complessità e soluzioni – Questo è l’unico approccio che riusciamo a immaginare per rendere conto della complessità delle cose e anche per non limitarci a dire il classico «è più complesso di così». Ed è anche l’unico approccio che riusciamo a immaginarci per non far finta che gli argomenti che tratteremo non siano fortemente interconnessi. Sì: la diversity e il modo in cui uno stato amministra la sicurezza delle cittadine e dei cittadini sono interconnessi. E a loro volta hanno a che fare con la povertà educativa, con il modo in cui affrontiamo l’emergenza climatica, con il modo in cui concepiamo la mobilità. È la complessità del Mondo Nuovo. Ed è una complessità alla quale vogliamo provare a offrire soluzioni.

E tu puoi darci una mano in molti modi:

conversando con noi (in particolare, scrivendomi, per ora)
– inoltrando questa newsletter a chi vuoi (eh sì! Questa è una di quelle newsletter che non solo puoi ma addirittura dovresti proprio inoltrare, se anche tu hai interesse che questo approccio si diffonda)
– ricondividendo il mondo nuovo suoi tuoi profili social
– parlando di questo progetto ai tuoi amici, alla tua famiglia, ai tuoi colleghi
– ovviamente, se non lo fai ancora, sostenendoci anche economicamente o parlando di noi e convincendo altre persone a sostenerci (*)

Grazie, ci leggiamo sul prossimo numero della newsletter “Il Mondo Nuovo”

Alberto

Foto di copertina di John Paul Summers da Unsplash

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su telegram
Condividi su whatsapp