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EP1. L’assedio di Edimburgo

Il primo episodio della serie inchiesta di Andrea Coccia sull'impatto del fenomeno Airbnb sulla vita delle comunità, delle città e di tutti noi.

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C’è un reportage di Jack London che si intitola The People of the Abyss, Il popolo dell’Abisso, scritto dall’americano dopo aver vissuto tre mesi nell’East End di Londra. Era il 1902. I quartieri popolari di Londra erano una giungla. Secondo il censimento del 1901, all’epoca nella Inner London vivevano 4 milioni 536mila 267 persone. Di queste, registra London, 1 milione e 800mila persone viveva nella miseria o sull’orlo della povertà, mentre circa un altro milione, scrive espressamente «distavano soltanto una settimana di stipendio dalla miseria». Tra questa gente vige una guerra intestina continua e a bassa intensità: una competizione sul dormire, sul mangiare, sull’abitare, sul lavarsi, sul curarsi, persino sul morire. Una guerra a tutto campo tra poveri e strapoveri, che, nel settore abitativo, ci mostra una dinamica che somiglia in modo inquietante a quella innescata dal fenomeno Airbnb.

Cosa c’entra Airbnb con le guerre tra poveracci dell’East End di inizio Novecento? C’entra che nel 1903, l’affittuaria di London, potremmo chiamarla la signora Upright, gliela racconta così: «Gli altri, i forestieri e la gente di classe inferiore alla nostra riescono a starci in cinque o sei famiglie in questa casa, mentre noi ci viviamo da soli. Per questo possono pagare un affitto più alto di quello che ci possiamo permettere noi. È scioccante, sir».

L’innesco del problema è semplice: sei hai a disposizione una serie di case da affittare e del quartiere non ti frega granché, visto che magari non ci abiti più e con quelle rendite ti paghi una vita tranquilla in qualche dominio di campagna, allora ti conviene certamente affittare le tua proprietà a più gente e per periodi brevi che affittarle tutta intere a lungo termine a famiglie di residenti. Rapporti più fluidi, veloci, spesso fuori dalla portata del fisco. Nessun problema con inquilini morosi che, perso il lavoro, non riescono a stare dietro alle spese di casa. Ma, soprattutto, introiti molto più importanti.

Esattamente come ora. A distanza di più di un secolo, infatti, in moltissimi dei quartieri residenziali delle maggiori città europee e americano, in un contesto in cui mancano leggi e regolamentazioni delle comunità a tutela del territorio e dell’abitare, tra affittare una casa per diversi anni a una famiglia di residenti e affittare la stessa a chiunque passi per caso in città per due o tre giorni alla volta attraverso una delle tante piattaforme di affitti a breve termine, non c’è alcuna possibilità di concorrenza: in media con le piattaforme e gli affitti brevi si incassa circa 3 volte di più.

Le chiamano “locazioni immobiliate a breve termine”, e che siano gestite da Airbnb o da altre piattaforme online, stanno innescando dinamiche pericolose, avendo un impatto molto forte sul tessuto sociale ed economico delle maggiori città occidentali. Da Parigi a New York, da Barcellona a San Francisco, da Madrid a Londra. Quasi tutte le principali città che rappresentano un’attrazione per il turismo di massa sono coinvolte.

Un caso interessante da cui partire  è quello di Edimburgo. La capitale della Scozia sta vivendo un periodo di esplosione del turismo, tanto che quasi il 10 per cento delle attività economiche della città sono ormai consacrate ad esso. Un boom che sta cavalcando anche Airbnb che, secondo uno studio pubblicato nel 2018, avrebbe registrato nella sola Edimburgo un aumento del giro d’affari del 70 per cento, con oltre 1 milione di utenti all’anno. Uno su cinque dell’intera popolazione turistica della città.

Il 14 marzo del 2018, a un incontro sull’impatto di Airbnb organizzato dalla Cockburn Association nella chiesa metodista di Edimburgo, una anziana residente del centro storico della città, Rosemary Mann, ha raccontato una dinamica simile a quella esposta dalla signora Upright a Jack London 116 anni prima. «Per molto tempo la mia scala è stata abitata solo da residenti», disse la signora Mann, «con solo un appartamento su otto che era affittato a quello che allora chiamavamo affitti a breve termine, e duravano 6 mesi. Erano gestiti localmente e professionalmente. Non avevamo problemi».

Negli stessi mesi del 2018, Edimburgo registrava sul suo territorio il 41 per cento degli alloggi presenti sulla piattaforma di Airbnb nell’intera Scozia. Il 55 per cento di questi alloggi erano appartamenti interi. Senza contare tutti gli alloggi non censiti, potenzialmente potrebbero essere altrettanti, nel centro di Edimbu…

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