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EP3. C’è del buono in Airbnb?

Il terzo episodio della serie inchiesta di Andrea Coccia sull'impatto del fenomeno Airbnb sulla vita delle comunità, delle città e di tutti noi.

Questo episodio è anche ascoltabile:

Georges ha passato i sessant’anni ma ogni mattina si continua a svegliare all’alba, mentre Christine dorme ancora. Fa colazione da solo, in silenzio, si mette in macchina e percorre la cinquantina di chilometri che lo separano dal lavoro. Da più di vent’anni abitano a Beaumont-de-Pertuis, un villaggio di un migliaio di abitanti nel Luberon, a qualche decina di chilometri a nord di Marsiglia, in Provenza, in una villetta tutta loro, di quelle basse, a un piano solo, con un bel pezzo di giardino e persino una piscina, residuo di una ricchezza di cui loro malgrado non godono più.

Georges era andato in pensione un paio di anni fa, ma è dovuto tornare sui suoi passi e bussare di nuovo al suo vecchio datore di lavoro. Christine, che quando i suoi figli e quelli dei dei vicini erano piccoli aveva messo su un nido privato, si è dovuta reinventare come lavoratrice a intermittenza in fabbriche alimentari o imprese di pulizia. Dopo che i figli hanno finito gli studi e sono usciti di casa, i due confidavano di aver abbastanza risorse per mantenere il loro stile di vita: rilassarsi, viaggiare, magari fare i nonni a tempo pieno, ma la crisi con loro non è stata gentile. Georges ha studiato, è ingegnere nucleare, e grazie al suo profilo e alla sua esperienza ha riottenuto una parte dello stipendio. Christine invece, che di specializzazioni non ne ha e che si avvicina anche lei ai sessant’anni, non riesce a superare i 600 o 700 euro al mese e nemmeno a lavorare abbastanza per poter accedere al sostegno di disoccupazione.

Se glielo avessimo detto una decina di anni fa probabilmente lo avrebbero escluso ridendo. Eppure, ora, qualche centinaio di euro in più o in meno in tasca possono significare molto. Per questo si sono iscritti a Airbnb. Nella villetta in cima a una collina, a pochi metri dal cartello che segnala la fine del paese, Christine e Georges fino a pochi anni prima dividevano la loro casa coi tre figli, che si dividevano a loro volta due stanze in tre. Ora, che i figli sono grandi, e due su tre lavorano e sono andati a vivere altrove, di quelle camere non sapevano che fare. Non volevano tenerle identiche a se stesse, a mo’ di museo dell’adolescenza dei figli. Non avevano bisogno di altro spazio per eventuale studio, laboratorio o ripostiglio. Allora hanno deciso di tenerle com’erano. In una ci sta il figlio grande, disoccupato da qualche mese e in crisi esistenziale. L’altra è su Airbnb.

Durante l’estate da quelle parti passano in molti e qualcuno si ferma li da loro qualche giorno, pagando 40 euro a notte pulizie comprese, colazione sana e abbondante e, volendo aggiungere una decina di euro, una cena cucinata da Christine (parecchio buona) condita da del buon vino e delle gran belle chiacchiere. Nelle ultime settimane, racconta Christine, hanno ospitato tre coppie. Sei giorni di affitto in tutto, che si tramutano in 240 euro in più nelle loro tasche. Non è m…

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