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Infanzia

Il punto di partenza

Sei stai leggendo queste righe, c’è un’altissima possibilità che tu non sia nella fascia d’età che chiamiamo infanzia. Ma ci sono anche buone probabilità che tu abbia a che fare con bambini. Magari i tuoi vicini di casa hanno dei figli. Magari sei genitore. Magari stai per avere un figlio o ti occupi in qualche modo di bambini, per lavoro, per obblighi di famiglia, per piacere, per tutte queste cose. 

Ora, fermati un attimo e pensa: qual è l’ultima volta che hai ascoltato un bambino? Ascoltato vuol dire rispettando i suoi silenzi, le sue pause, le sue parole che ti sembrano inadeguate a volte, che non sono precise, lasciandogli finire un discorso dall’inizio alla fine senza interruzioni, senza correzioni, senza precisazioni, senza dire nulla?
Non c’è una risposta esatta: c’è solo una risposta sincera.

La mia, da giornalista e padre, è: lo faccio. Ma a volte è difficile. Anzi, spesso è difficile e la sensazione è di non avere il tempo di farlo.

La conversazione con Irene

Irene Caselli è una giornalista che, per oltre un anno, ha partecipato con il proprio lavoro a un progetto giornalistico già chiuso, The Correspondent. Per questo giornale si è occupata di Infanzia. Per la precisione, dei primi 1000 giorni di vita. Era, giornalisticamente parlando, il suo beat.

I primi mille giorni

Nove reti italiane (Alleanza per l’Infanzia, Appello della Società Civile per la ricostruzione di un welfare a misura di tutte le persone e dei territori.
Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile – ASviS, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza – CNCA, Forum Disuguaglianze e Diversità – ForumDD, Forum Education, GiustaItalia Patto per la Ripartenza, Gruppo CRC e Tavolo Saltamuri), durante l’emergenza Covid-19 hanno prodotto un documento dal titolo #educazioni – Cinque passi per contrastare la povertà educativa e promuovere i diritti delle bambine, dei bambini e degli e delle adolescenti.

Nel documento, il primo punto fra le raccomandazioni si intitola proprio «Partire dai primi mille giorni»

«Un’ampia letteratura nazionale e internazionale, fondata su dati di ricerca, indica che per ridurre le diseguaglianze è cruciale investire sull’educazione dei più piccoli, a partire dalle bambine e dai bambini in età 0-2 anni.
L’investimento in educazione precoce – early start – è, secondo l’ONU e tutta la comunità scientifica internazionale, quello più capace di prevenire le ineguaglianze nel corso della vita. In Italia l’investimento educativo
su questa fascia di età è minimale, in alcune regioni del Sud quasi inesistente. Un circolo vizioso collega i bassi
indici di presenza di servizi per la prima infanzia con le basse percentuali di lavoro femminile, soprattutto delle
mamme. Non stupisce dunque che durante l’emergenza i bisogni educativi dei più piccoli siano stati in assoluto i più trascurati. Oggi la prolungata chiusura delle attività mette a repentaglio la stessa tenuta della fragile
rete dei servizi educativi esistenti».

Letture

Il bambino arrabbiato. Favole per capire le rabbie infantili
Il bambino nascosto. Favole per capire la psicologia nostra e dei nostri figli
Il bambino lasciato solo. Favole per momenti difficili