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EP1 – Libia, la chiamata alle urne è una chiamata alle armi

«Elezioni entro il 2018» diceva Ghassam Salamé, inviato speciale per le Nazioni Unite in Libia, a margine di una conferenza di tre giorni sul Mediterraneo organizzata a Roma dal Ministero degli Esteri i primi di dicembre. All’epoca questa possibilità non era già più una notizia: da almeno 8 mesi circolavano voci, dentro e fuori la stessa Libia, circa l’esigenza di un consenso elettorale per mantenere al potere il governo tripolitano di Fayez al-Serraj, instaurato e sponsorizzato dall’ONU ed alleato di Unione Europea ed Italia.

In un Paese provato da sette anni di guerra civile però l’eventualità di una chiamata alle urne scatena quasi sempre nuova violenza tra le parti in conflitto e ulteriori lotte intestine tra gli attori in scena, alla ricerca di un posto al sole che, probabilmente, non arriverà mai. Più che di «chiamata alle urne» dovremmo parlare di «chiamata alle armi» ed è esattamente ciò che faremo in questo pezzo.

In Libia la politica la fanno le armi, i comizi le bocche da fuoco. I voti potrebbero essere proiettili.

Che la Libia sia ben lontana dalla stabilità politica, o anche solo da una parvenza di democrazia elettorale, ne è dimostrazione la violenza che va in scena a Tripoli proprio in questi giorni: la capitale libica, che sarebbe anche la città più sicura del Paese dopo Misurata, è sempre più territorio di scontri tra le milizie al soldo del governo di Serraj e il resto del panorama militare della Libia, tra milizie islamiste, altre vicine ad Haftar e altre ancora dichiaratesi semplicemente «indipendenti».

Nella Libia del 2018 non esistono partiti politici cui iscriversi. Esistono tuttavia milizie cui arruolarsi, un segno dei tempi che corrono: dalla Jamahiriya del libretto verde del Colonnello Gheddafi, che è morto nel 2011 ma che ha ancora una forte influenza sui destini libici, al caos post regime fino al rischio di una Siria nordafricana, passando per decine di migliaia di morti. La guerra civile libica va avanti senza soluzione di continuità. Nulla, negli ultimi sette anni, ha fatto pensare che la violenza potesse…

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